Carissimi Sindaci di Rossano e Corigliano,
vengo a voi, alla vigilia del meritato periodo di riposo, spinto dall’imminente festa diocesana dell’Achiropita, realtà che ci invita a guardare con amore al bene della nostra terra. Il patrocinio della Vergine Santa è per noi motivo di onore ma anche occasione per riflettere, con responsabilità, sulle sorti della nostra gente, dei nostri territori. So bene come, in un mondo sempre più assetato di profitto e di potere, vivere la logica del servizio politico, nel ruolo a voi affidato, non è cosa semplice da realizzare.

 Pertanto, sento urgente il bisogno di consegnare, soprattutto a entrambi e alle vostre amministrazioni, qualche sollecitazione, per invitarvi a riflettere, ancora una volta, riguardo al tema della “conurbazione”: tema delicato che merita di essere considerato e analizzato dalla nostra gente con attenzione e pieno coinvolgimento.

Anche se l’argomento è sul tavolo da tempo, esso permane ancora appannaggio di pochi specialisti, spesso interessati e non attenti ai bisogni di una popolazione sempre più costretta a fare i conti con una crisi economica, i cui effetti devastanti sono fortemente presenti nel nostro territorio.
Ho sempre sostenuto l’idea che le due città più grandi della nostra realtà territoriale, di Rossano e Corigliano potessero imparare a camminare insieme per meglio valorizzare le numerose risorse di questo spazio di Calabria, e realizzare percorsi di speranza per la nostra gente.
Credo, però, che prima di provare a camminare insieme bisogna cercare spazi di condivisione, di solidarietà, sapendo costruire opportunità di confronto perché tale progetto non rimanga nelle mani di alcuni ma diventi occasione di protagonismo per la nostra gente.
So bene quanto sia difficile mettersi insieme, ma è questa l’unica strada per uscire dalle nostre ferite e dai drammi che sin da troppo tempo affliggono questo meraviglioso giardino che è la nostra terra. È per tale ragione che mi rivolgo a voi, in un tempo in cui la storia vi chiama a mettere insieme le forze per stringervi con decisione intorno alla scelta di condividere un percorso.
Non possiamo, dinanzi a un progressivo depauperamento di risorse, investimenti e progettualità, rinchiuderci in visioni campanilistiche, teoriche, strumentali. Siamo dinanzi ad un impoverimento generale che, giorno dopo giorno, fiacca gli animi e annichilisce le coscienze, con il rischio di perdere il grande dono della speranza e del coraggio.

Ritengo che difronte ad una realtà, dove non ci può essere improvvisazione e superficialità, ci sia l’obbligo morale oltre che il dovere civico, di adoperarsi, ciascuno con le proprie competenze, a che si realizzino opportunità di vita capaci di alleggerire il peso insostenibile di un “disastro sociale” sempre più alle porte.
Guardando alla “bellezza” che trasuda dalla nostra gente, credo fermamente che gli strumenti per ben operare in tal senso esistano ed è necessario che ci sia una seria volontà ad utilizzarli, scegliendo come metodo la fondamentale e imprescindibile via del dialogo e del confronto, rifuggendo da logiche personalistiche, faziose e divisorie. Alzare muri, come la storia ci insegna, porta inesorabilmente a non compiere azioni per il bene comune. Questo, invece, dovrebbe essere l’obiettivo condiviso e il fine a cui tendere quando si occupano posizioni di responsabilità. Negli ultimi tempi il nostro territorio e voi istituzioni avete offerto un mirabile esempio di dialogo e di lungimiranza, avviando un percorso che credo debba continuare. Questo ritrovarsi, dialogare e progettare può minacciare gli interessi di chi non guarda con simpatia ad una realtà che tende a far uscire la testa dal sacco e vuole segnare un nuovo capitolo nella storia della Calabria.

Il mio invito è a non dismettere le armi della fiducia e del confronto, che intendo serio e non demagogico. In questo processo si può e si deve stabilire una misura alta, che è quella della partecipazione educata e attiva di una cittadinanza, che non deve rimanere alla finestra a guardare ma che, a iniziare dalle fasce più giovani, dev’essere coinvolta nei percorsi di elaborazione creativa del futuro.

Non lasciamoci tentare dall’autoreferenzialità del potere o dalla voglia di imbonire le coscienze con facili, inutili e dannose promesse. La nostra gente ha bisogno di cuore, ha bisogno di persone che ci credano e ci mettano il cuore, rischiando in prima persona. La nostra gente ha bisogno di credere in un futuro migliore. La nostra gente ha uno struggente bisogno di sentirsi protagonista nel costruire un domani possibile e non più fatalmente vittima di giochi di potere.
Scusatemi se ho osato disturbarvi ma spero che il vostro cuore, come il mio, rimanga inquieto, in questo meritato tempo di riposo.

Con trepidazione e affetto civico.


+ Giuseppe Satriano
Arcivescovo 

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