Il dibattito, che da mesi persevera in gran parte su Facebook ed altri mezzi di comunicazione sulla fusione Corigliano Rossano e che vede esclusa la quasi totalità della polazione chiamata a decidere, rischia di diventare un grande paradosso, che non rispecchia la serietà del momento, propedeutico ad un serio e democratico confronto, finalizzato ad avviare un percorso su le occasioni o meno che si possono aprire in virtù della fusione con una ricaduta reale di benessere diffuso per le due comunità. Premesso che io non sono apriori e per un fatto ideologico contro l'ipotesi di una città unica nella Piana di Sibari.

 Detto questo, però, mi preme puntualizzare alcuni aspetti che ritengo fondamentali, cosciente che un comunicato stampa non puo essere esaustivo per una analisi accurata e conseguenti proposte sul pro e contro.
La scelta di due comunità autonome, con una loro caratteristica di tradizioni di cultura di economia e metodi di amministrazione, che decidono democraticamente di fondersi in una unica città, non può e non deve diventare una battaglia politica di ultima istanza.
Invece è ciò che si è venuto a creare nell'attuale dibattito, che definisco un paradosso.
Dividere coscienti e con secondi fini le due comunità in buoni e cattivi, in una atmosfera di guerra santa è tutto il contrario di quello che le due popolazioni hanno bisogno.
E' pur vero che se si guarda prettamente alla morfologia dei due territori le case si toccano e le due economie da tempo hanno un interscambio di interessi e di valore aggiunto; tuttavia fondersi in una unica città presuppone che le due comunità intraprendano un percorso di unificazione inclusiva e non la distinzione tra brutti e cattivi.
L'avvenuta fusione delle due città cambia radicalmente il panorama socio politico della Piana di Sibari. Questa nuova nascente realtà per l'acquisito peso politico, economico e culturale avrà l'obbligo di aprirsi ad un confronto inclusivo di altre realtà della stessa piana. Dunque, obbligatoriamente dovrà aprirsi ad un area più vasta per poter fino in fondo accingere a ruolo guida e motore di iniziative programmatiche, tese all'armonizzazione e valorizzazione dell'intera economia di quella che è la più grande piana della Calabria. Non è pensabile, come mostra l'attuale dibattito, che venga intesa la fusione come una mera sommatoria di piccoli e grandi interessi esclusivamente delle due realtà.
E' una visione riduttiva e pericolosa, perchè il fallimento e di conseguenza la delusione delle aspettative che oggi si danno per certo di finanziamenti, di grandi infrastrutture, del ritorno di sedi istituzionali dismesse o in via di dismissione, di un rilancio automatico in virtù della fusione dell'economia con ricadute occupazionali, che vengono sbandierate a mani piene, solo per citarne alcune, senza un idea di programma di studi di fattibilità di accorpamenti di servizi generali ed alla persona con l'intento poi si vedrà, diventa un salto nel buio irreversibile a fusione avvenuta.
Noto, purtroppo, che gli sbagli e le mancate opportunità del passato, da quello che si evince nel dibattito, appare non abbia insegnato molto. Un esempio lampante è la zona industriale di Corigliano e pur se più piccola quella di Rossano che, un'avventata euforia di industrializzazione della piana, avulsa dal contesto, dalle vocazioni e dalle produzioni del territorio, hanno portato alla distruzione di un economia preesistente senza creare sviluppo e benessere. Anche qui è venuto a mancare la capacità degli amministratori di programmare lo sviluppo del proprio territorio, tenendo insieme una visione strategica di medio e lungo periodo.
Non a caso è di pochi giorni fa il comunicato ufficiale a firma del segretario regionale e del segretario comprensoriale della CGIL che mettendo in evidenza una serie di problematiche chiede un tavolo di confronto con le due amministrazioni comunali. Ed è proprio questo che voglio fortemente denunciare, il mancato confronto tra le istituzioni deputate a perseguire il progetto ed i corpi intermedi sia produttivi sia sociali, nonché i cittadini, finalizzato ad elaborare e raggiungere il più largo consenso possibile per il progetto di fusione. Questo sarebbe dovuto avvenire prima delle delibere consiliari di impulso e comunque prina dell’indizione del referendum, per mettere tutti i cittadini nelle condizioni di esprimere un voto cosciente responsabile.
In virtù di questa mia prima e breve riflessione, ritengo che non sia possibile con due attuali amministrazioni che presentano: quella di Corigliano una situazione incerta sul prosieguo amministrativo, nonché uno sfilacciamento ormai consolidato tra il palazzo ed i cittadini; quella di Rossano presenta un sfilacciamento della stessa tenuta della maggioranza di governo, consumatosi all'interno del proprio consiglio comunale
A Geraci va dato atto che, se pur con ritardo si è reso conto che la delibera d'impulso del Consiglio Comunale è stata un atto avventato, promovendo un nuovo dibattito in Consiglio ed un confronto preliminare con l'amministrazione comunale di Rossano, nonchè chiarimenti alla Regione sulla normativa applicabile, stante che quest'ultima ha subito una modificazione dopo l'atto di impulso. Può esser questo il presupposto generale per una forzatura tesa ad imporre la fusione con un metodo adottato da alcuni, al limite dell'arroganza, facendo di due debolezze una virtù?
A fronte di questa incerta situazione, nonché il mancato necessario iter profusione delle due amministrazioni a garantire necessario vasto coinvolgimento dei soggetti da me elencati.
A fronte di della mancata reciproca fiducia delle due amministrazioni, evidenziata nel primo ed ultimo confronto tra le delegazioni, sfociata con accuse e contro accuse a mezzo stampa, e delle lacerazioni che si stanno consumando con un incancrimento del dibattito, mi rivolgo sommessamente al consigliere regionale proponente la legge per la fusione, on.le Graziani, ed al presidente, on.le Mario Oliverio, in qualità della massima istanza deputata a garantire i diritti dei cittadini delle due comunità, di volere rivedere la determinazione regionale sulla fusione.

Liberi per Cambiare
Il portavoce
Aldo Algieri

Crediti

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