Ormai che un passo importante si è compiuto, chiedo a me stesso ed a chi legge:
La proposta di fusione delle due città sia come municipio sia come aspetto socio- economico, è stato un passaggio arduo, che ha visto ed ancora vede mettere in gioco tutti gli aspetti del nostro vivere questa terra, con tutti i suoi pregi e difetti, carenze e potenzialità promesse ed illusioni.


Tutto è stato messo in campo giustamente o meno, quindi una domanda nasce spontanea, direbbe qualcuno:

ma in questa diatriba senza mezze misure, senza via di scampo per addivenire ad una scelta, senza possibilità di mediazioni, può la "cultura di un popolo" tacere, dormire il sonno dell'indifferente? sventolare il vessillo dell'ignavia?

Può la "Cultura" non prendere parte al dibattito, esimersi dall'essere presente, proprio quando il suo humus d'origine chiede di conoscere quale sia la giusta via e chiede di spendere ogni briciolo di forza per agevolare le comunità a compiere una scelta il più possibile partecipata ed assistita oltre che dal cuore o dai lumi della ragione anche e sopratutto dal sostegno "delle sensibilità" anche artistiche che questi territori sono stati capaci di esprimere?


Non voglio citare Gramsci con il suo "odio gli indifferenti" ma addirittura vorrei andare oltre:

in questo passaggio esiziale della storia delle due comunità un tassello non si è incastrato, un pilastro non è stato eretto a sostegno della scelta finale, che poi si è,comunque e nonostante, dovuta fare! Il tassello che dovevano costruire quei soggetti che hanno raccolto e rappresentano in questi nostri paesi del profondo Sud il collegamento con le espressioni più alte e sofisticate della speculazione intellettiva ad artistica.


Io non so se l'espressione di quel ramo della collettività Coriglianese e Rossanese avrebbe conferito il suo peso da una parte o dall'altra, ma da qualsiasi parte fosse andato avrebbe sicuramente aiutato tutti noi che ci siamo non solo verbalmente "scannati" per difendere una posizione, ad elevare il livello dello scontro, magari adducendo aspetti, considerazioni, riferimenti che sicuramente sono sfuggiti al dibattito che siamo stati capaci di intessere.


Una cosa però mi sento sicuramente di poterla affermare, è stata un'occasione mancata per utilizzare un momento drammatico ed importante per tutti noi, seppure di scontro, per crescere, ma soprattutto per gettare le basi di una "riappacificazione" che senza solide basi culturali, sento più lontana e difficile.


Mario Gallina

 

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