Il Centro storico prima si distrugge e poi si corre ai ripari

Qualche giorno prima di dimettersi il sindaco Mascaro è corso ai ripari in favore di quei cittadini del Centro Storico, “che hanno difficoltà a raggiungere le strutture sportive dello Scalo”. Il Comune ha preso ufficialmente atto dell’assoluta mancanza di prospettive politiche e di esiti positivi per il suo futuro in alcune scelte dissennate operate nel recente passato per il Centro Storico:

 l’improvvida e inutile demolizione del campo sportivo Maria De Rosis, nonché la pleonastica realizzazione dell’ascensore, vera cattedrale nel deserto . 

La cecità della scelta di demolire il campo sportivo è da addebitare interamente alle passate amministrazioni a cominciare da Longo (leggasi Caputo), per passare a Filareto e finire ad Antoniotti, che hanno contribuito, ciascuno per il proprio periodo di gestione del potere, alla programmazione, progettazione e realizzazione dell’anfiteatro, nonostante la ferma opposizione delle forze politiche e culturali apertamente contrarie a privare il Centro Storico di una struttura sportiva di grande rilevanza storica e affettiva per Rossano, che ha scritto con onore e orgoglio la storia del calcio rossanese almeno fino ai primi anni ’80 del novecento.
Il Maria De Rosis è stato demolito per continuare a favorire lo spopolamento di Rossano Centro Storico e sprecare, così, ingenti risorse finanziarie (1.400.000 € tondi tondi), ma ottenendo il risultato concreto di eliminare dal Centro Storico la pratica del calcio dilettantistico per fare 1 o al massimo 2 spettacoli all’anno nella struttura sostitutiva, portando alla logica, inevitabile e fin troppo palese conseguenza che i giovani del Centro Storico, materialmente privati del campo sportivo, ma non del desiderio di praticare il calcio, per effettuare una partita anche solo amatoriale, (ma il Maria De Rosis veniva utilizzato per gli allenamenti infrasettimanali e anche per disputare partite dei campionati delle serie minori) sono stati letteralmente costretti a scendere allo Scalo per utilizzare le strutture calcistiche ivi disponibili.
Da qui a pensare di fittare o al limite, facendo uno sforzo, comprare la casa allo Scalo, il passo è breve. E così parecchie famiglie del Centro Storico, per accontentare i figli calciatori e far loro risparmiare il fastidio di scendere e salire, hanno cominciato a farci un pensiero.
La realizzazione dell’anfiteatro, in sostituzione del campo sportivo, si è rivelata un evidente impoverimento del tessuto connettivo del Centro Storico, anziché una sua valorizzazione e rivitalizzazione, che contribuisse a bloccare lo spopolamento, che, al contrario, è stato favorito.
Non sarebbe stato meglio e più produttivo spendere la stessa somma (tra le due opere in cifra tonda 2.700.000 €) per il recupero e la ristrutturazione di un quartiere cittadino, uno qualunque anche solo a scelta dei soliti incompetenti tuttofare, pur di salvare il campo di calcio?
Almeno si sarebbe potuto dare, dopo più di 30 anni, un secondo esempio, dopo quello del quartiere San Martino, di risanamento del patrimonio edilizio esistente, dando un ulteriore modello di riorganizzazione della viabilità interna e degli spazi di sosta e di parcheggio, e l’allargamento di qualche strada di penetrazione ai rioni con la demolizione di qualche fabbricato inopportuno.
Rossano, 08/05/2018. per il Partito Comunista Italiano di Rossano
il Segretario Cittadino ing. Giuseppe Marincolo
 

 

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