Ogni anno, subito dopo la ferie estive, si assiste nelle Nostrane Comunità Parrocchiali ad un avvicendarsi morboso di trasferimenti di presbiteri da una Parrocchia all’altra, anche se sullo stesso nostro Territorio Diocesano.
Una volta, il Parroco era il “curato d’anime” nel quartiere, oggi invece il Parroco è considerato solo un semplice presbitero a servizio, per cui una volta si parlava, si rispettava e si contestava il Parroco come il “padre spirituale”, oggi, invece, lo si accoglie, lo si ignora e ci si serve di lui solo come un “funzionario spirituale”, inviato dal Vescovo a tempo determinato.
Certamente nel cuore silenzioso di un nuovo parroco affiora la domanda inquieta: “Posso amare la mia Comunità come Cristo ama la sua Chiesa, se so che dopo alcuni anni verrò certamente invitato a cambiare il volto della sposa?”
Questa prassi tuttavia genera trauma nella stessa Comunità perché mette in discussione la credibilità dello stesso Magistero: il legame tra il parroco e la sua comunità non è più sacramentale, ma diventa soprattutto funzionale o burocratico!
Il Parroco diventa solo un dipendente itinerante della Diocesi e non più un Pastore d’anime, chiamato e inviato prima a conoscere e poi a pascere il “gregge” soprattutto con la Parola e con i Sacramenti.
L’abitudine del trasferimento presbiterale, comunicato per decreto e a volte senza motivazione o consultazione trasparente, ma solo in nome di una presunta dovuta obbedienza, è purtroppo esercizio burocratico di potere.
Come può la Chiesa considerare se stessa di essere “esperta di umanità” se poi, in nome della sinodalità, non gestisce con rispetto, ma solo con il diritto le Relazioni interne allo stesso corpo ecclesiale?
Questa continua prassi di mobilità, in tempi democratici, rispecchia solo la concezione che il Servizio nella stessa Chiesa fa ancora fatica a *convertirsi* al Vangelo.
L’autoritarismo, senza il discernimento comunitario, porta purtroppo alla clericalizzazione della stessa pastorale parrocchiale, e l’avvicendamento di parroci, esecutori solo di direttive non aiuta affatto lo stesso parroco a corresponsabilizzare gli stessi fedeli laici nella missione evangelizzatrice della Chiesa sui vari territori.
Corigliano Rossano, 13.09.2026 (Franco Palmisano)