Nei momenti di crisi,nel popolo diventa spasmodica la ricerca di un salvatore,di qualcuno cioè che ponga immediatamente rimedio alla situazione di degrado e al dilagare delo male. Di questa circostanza ne approfittano i falsi Cristi,i salvatori della patria,che ingannano il popolo con la promessa di un definitivo cambio delle strutture che reggono la società,con un’azione moralizzatrice che porti a radicali purificazioni per sradicare il male,cancellando tutto quello che è stato fatto prima del loro avvento,per inaugurare una stagione duratura di sicura trasparenza,onestà,giustizia con il cittadino,unico sovrano e padrone della sue scelte.

La storia insegna che quando a questi salvatori viene dato credito la situazione dei popoli, anzichè migliorare è sempre peggiorata e spesso il liberatore,si rivela un falso Profeta,cioè un despota.
Sarebbe da insensato negare il male dilagante che genera miseria e povertà,la corruzione che paralizza la crescita umana e sociale,la voracità dei potenti,il cinismo di istituzioni che,nate per il bene del popolo,si trasformano in organizzazione onnivore, per la quale conta solo il proprio interesse e diventa buono quel che conviene e vero solo quello che è utile. La tentazione,antica come il mondo, è di estirpare subito,implacabilmente,questo male ma già Gesù andava controcorrente,ostacolando lo zelo giustizialista dei suoi discepoli,pronti a invocare di far scendere “un fuoco dal Cielo (Lc.9,54)” per distruggere chi impediva la realizzazione dei loro piani. Gesù chiede loro di essere pazienti e li scoraggia dall’erigersi a giudici,invitando a sostituire l’impazienza di chi vuol vedere tutto e subito con l’impegno di collaborazione a far fiorire situazioni di bene che frenino e ostacolino il dilagare del male. Se l’albero non porta i frutti desiderati, Gesù non lo taglia ma fa di tutto perchè la linfa vitale continui a scorrere per poi portare frutti (Lc.13,6-9). Avere la pazienza richiesta per rispettare il ritmo di crescita della persone e della società non significa certa abdicare alle proprie responsabilità e neanche cadere nel fatalismo pessimista di chi sentenzia che il mondo è stato sempre così e mai cambierà,bensì collaborare all’azione creatrice di Dio, per trasformare il creato secondo il suo progetto d’amore.
Noi cristiani siamo”luce del mondo” e non siamo chiamati a sprecare energia per lottare contro le tenebre, ma dobbiamo solo limitarci a splendere. Quando più amplieremo il nostro raggio di azione tanto più le tenebre si restringeranno,perchè,come Gesù dichiara: <<La Luce splende nelle tenebre (Gv.1,15)>>. E ancora: << Chiunque fa il male,odia la luce e solo chi opera la verità viene alla luce (Gv.3,20-21)>>.
Coriglianorossano 13.07.2018. Franco Palmisano