Futuro Nazionale Corigliano-Rossano: solidarietà a agricoltori, pescatori e autotrasportatori

I Comitati di Futuro Nazionale esprimono piena solidarietà ai presidi dalla Sicilia alla Calabria e lanciano 7 proposte concrete per salvare il Made in Italy. I referenti Giovanni Dima, Daniele Spataro, Giuseppe Falbo, Maria Lores Laera e Giovanni Antoniotti: «Non è una protesta di categoria, è l’Italia che vuole tornare a produrre».

La terra, il mare e la strada non si fermano: la protesta di agricoltori, pescatori e autotrasportatori è una sola battaglia per la dignità del lavoro italiano.

Dalla Sicilia alla Calabria, da Rosarno a Crotone, da Sibari a Cariati, l’Italia reale è scesa in strada. Non è più solo la protesta dei trattori. È la rivolta di chi produce, di chi pesca, di chi trasporta. Agricoltori, allevatori, pescatori e autotrasportatori sono uniti dallo stesso grido: così non si può più andare avanti.

Come Comitati di Futuro Nazionale di Corigliano-Rossano esprimiamo piena e incondizionata solidarietà a chi sta presidiando le strade con i trattori e a chi sta tenendo le barche ferme nei porti. La vostra battaglia è la nostra battaglia.

Il caro gasolio è solo la miccia. Come denunciato in questi giorni anche in Sicilia e in Calabria, con il gasolio agricolo e da autotrazione che ha raddoppiato il costo, mettere in moto un trattore, un peschereccio o un camion significa lavorare in perdita. Le mobilitazioni che hanno coinvolto agricoltori, allevatori e pescatori in tutta la Calabria hanno messo al centro proprio il carburante, ma anche l’aumento delle materie prime e le condizioni insostenibili del mercato.

Ma dietro il prezzo alla pompa c’è un sistema che sta stritolando il Made in Italy.

1. Le rivendicazioni del mondo agricolo: svenduti sulla nostra terra

L’agricoltore calabrese e italiano oggi è schiacciato da una morsa a tre punte:

  • Concorrenza sleale e import selvaggio: arrivano ad esempio sui nostri mercati zucchine dal Marocco, grano dal Canada, carciofi da Egitto e Tunisia a costi di manodopera e con standard fitosanitari incomparabili con i nostri. La GDO compra dall’estero anche quando c’è prodotto italiano disponibile, abbassando qualità e prezzo.
  • La dittatura della Grande Distribuzione: la GDO copre il 60% della distribuzione e impone il sottocosto. Chiede prezzi che non coprono nemmeno i costi di produzione. Le battaglie degli agricoltori per un prezzo minimo garantito sono sacrosante.
  • Burocrazia europea e costi insostenibili: PAC punitiva, Green Deal ideologico che impone vincoli senza dare alternative, cinghiali che devastano i raccolti nell’indifferenza delle istituzioni, manodopera introvabile, assicurazioni e contributi alle stelle.

Il rischio concreto, come denunciano molti colleghi, è lasciare i terreni incolti perché coltivare costa più che non coltivare.

2. Le rivendicazioni dei pescatori: il mare negato

I nostri pescatori di Corigliano-Rossano e di tutta la costa ionica sono eroi dimenticati. Chiedono un tetto al prezzo del gasolio professionale per la pesca, tra 0,40 e 0,60 euro al litro, come unica misura per sopravvivere all’emergenza. Ma chiedono anche: basta con le chiusure indiscriminate e senza base scientifica, stop alla concorrenza del pescato d’importazione spacciato per italiano.

3. Le rivendicazioni degli autotrasportatori: l’Italia che si ferma

Senza autotrasporto l’Italia si ferma. Loro chiedono da tempo il riconoscimento pieno del carburante professionale, già previsto ma insufficiente, e un adeguamento automatico delle tariffe ai costi del carburante. Oggi un calabrese che deve portare le nostre clementine a Milano spende più di gasolio che di guadagno. È inaccettabile.

È una sola filiera, un solo destino

Il contadino della Piana di Sibari produce, il pescatore di Schiavonea porta a terra il pescato, l’autotrasportatore di Corigliano-Rossano lo porta nei mercati d’Italia. Se crolla uno, crolla tutto. È il sistema agroalimentare e logistico nazionale che è sotto attacco.

Le nostre proposte concrete – il manifesto di Futuro Nazionale Corigliano-Rossano

Non basta la solidarietà. Servono soluzioni. Come Futuro Nazionale proponiamo 7 punti immediati:

1. Gasolio professionale vero e stabile: estendere e stabilizzare a 0,50 €/litro il gasolio agricolo, per la pesca e per l’autotrasporto conto terzi, sganciandolo dalle accise ordinarie. Credito d’imposta immediato del 40% per chi ha già subito i rincari del 2025-2026.

2. Prezzo minimo e legge contro il sottocosto: approvare una legge nazionale che vieti alla GDO di acquistare sotto i costi di produzione certificati da ISMEA. Obbligo di indicare in etichetta l’origine e la percentuale di ricarico applicata.

3. Reciprocità e stop agli accordi capestro: no al Mercosur senza clausole di reciprocità. Chi vuole vendere in Italia deve rispettare le nostre stesse regole sanitarie, ambientali e sul lavoro. Lotta senza quartiere all’Italian Sounding.

4. Etichetta chiara e controlli immediati: obbligo di indicare in modo visibile l’origine italiana in etichetta e nei banchi di vendita. Controlli settimanali congiunti Comune-ASL-Finanza nei mercati contro il falso Made in Italy.

5. Sburocratizzazione e tutela attiva: moratoria di 2 anni sui nuovi vincoli Green Deal per le piccole aziende. Piano straordinario di abbattimento selettivo dei cinghiali e risarcimenti immediati e al 100% per danni da fauna selvatica e da siccità.

6. Porto, Distretto Ittico e Dignità dei Pescatori: da porto del silenzio a porto del lavoro. Il Porto di Corigliano-Rossano non ha bisogno di un altro convegno, ha bisogno di funzionare per chi lo tiene vivo ogni giorno: i pescatori di Schiavonea. La loro marineria, una delle più importanti della Calabria, è ferma perché il gasolio è raddoppiato rendendo ogni uscita in mare una perdita.