Fonte CalabriaOra
 Pronto soccorso da incubo: una giornata di ordinaria follia all’interno della struttura rossanese. Abbiamo provato a trascorrere un’intera giornata all’interno del Pronto soccorso di Rossano così da toccare con mano la reale situazione della sanità sullo Jonio cosentino. Dopo le continue lamentele dei cittadini giunte in redazione, si è deciso di far sottoporre ad alcuni accertamenti diagnostici un nostro collaboratore, pronto a seguire rispettosamente la solita trafila a cui ogni “paziente”  deve attenersi.

In attesa che il futuro Ospedale della Sibaritide veda la luce, gli utenti della fascia jonica cosentina devono fare i conti con una sanità da “codice rosso”, allo sbando, senza personale a sufficienza e spesso  in carenza di mezzi e attrezzature. Può capitare anche che il ricoverato debba portarsi i medicinali da casa. Non bastano la disponibilità e i sacrifici della stragrande parte del personale, ciò che manca davvero è la tanto decantata “umanizzazione della sanità”. Ritorniamo al nostro collaboratore che si presenta al Pronto soccorso del “Giannettasio” di Rossano intorno alle ore 9.30 di mercoledì scorso. Si ritrova in un vero e proprio girone dantesco: una sala di poco più di 20 mq che ospita decine e decine di persone (sala d’attesa non avente alcun requisito di legge dal punto vista della ex-legge 626 sui luoghi lavoro e tantomeno di reception) soggetta a lavori edili di ristrutturazione. La calca è composta dai parenti che accompagnano i pazienti, da chi deve ritirare un referto, da coloro che aspettano il risultato degli accertamenti, da quanti sono in attesa di vedersi assegnato il famoso “codice: rosso, giallo, verde o bianco”. La stessa sala serve da androne per il pubblico e per le barelle giunte con le ambulanze. Pertanto, si mischiamo malati e persone sane. C’è chi si lamenta per la momentanea assenza dell’infermiere addetto alla triage. Dopo aver visto arrivare tre codici “rossi”, è il turno del nostro “eroe”. L’infermiere chiede lumi sui sintomi, controlla la pressione, compila al computer la scheda e gli assegna il codice “verde”. Il tempo passa, gli astanti nella sala aumentano; ci si mette pure il freddo pungente, che causa ulteriori malesseri ai pazienti. La tensione sale, le persone si lamentano per i ritardi accumulai, la vigilanza calma gli animi, qualcuno si arrende e va via tra paventate denunce e maledizioni varie. I medici, allo stremo e in stretto numero di presenze, si danno da fare. Le barelle e i letti sono esauriti; sono sparite pure le sedie a rotelle. A tutto ciò si sommano la porta scorrevole che fa un gran fracasso (sia apre e si chiude in continuazione), manca l’aria per alcuni, altri “muoiono” di freddo, qualcuno accenna malesseri vari. Si poteva ricorrere ad una stufa o termosifone da pochi euro per riscaldare l’ambiente. Ambiente? Ma, quale,  se per l’intera giornata non si è visto nessuno effettuare le pulizie (sarà forse da mesi che nessuno vi provvede). Passano le ore, gli utenti non accennano a diminuire. Alle 14 avviene il cambio del personale, e la situazione peggiora. Il nostro valoroso collaboratore, a digiuno, segue da vicino quanto accade. Prova a sollecitare la sua visita: nulla da fare. Intanto, il pubblico socializza: c’è chi racconta le proprie disavventure sanitarie; chi confida che conosce un luminare; chi si sfoga per  i disservizi registrati in questi giorni, chi giocherella col cellulare. Si diffonde la notizia che la tac non funziona. Soluzione: tutti da trasportare a Corigliano, con le ambulanze. Nel tardo pomeriggio, arriva finalmente il turno del nostro collaboratore Il medico lo visita e referta il caso. E’ necessario una consulenza presso l’ospedale di Corigliano. Nel frattempo si procede ad effettuare un accertamento; ma qualcosa manca, e l’inventiva costringe il personale ad arrangiarsi. Superato il primo scoglio, ecco l’inarrendevole recarsi con mezzo privato a Corigliano. Apriti cielo! Il documento non va bene: manca un timbro. La colpa: del paziente, naturalmente, e non già della burocrazia scarsamente informatizzata (che fine ha fatto la cartella sanitaria tecnologica?). Da Corigliano ritorna a Rossano, dove gli dicono che deve ripassare l’indomani dal “Guido Compagna”. Passata la nottata, l’indomani mattina, si reca nella città ausonica, e dopo aver rivolto una preghiera a San Francesco, accede nei corridoi vuoti dell’ospedale. Nessuno che lo accolga; eppure le normi vigente prevedono l’accoglienza dell’utenza (un vero optional). Finalmente, il primario lo visita, mettendolo a proprio agio. Si riparte, nuovamente nella città di san Nilo. La situazione è sempre la stessa. Via vai di medici, infermieri e barellieri. Pazienti parcheggiati sulle barelle e i nei letti. L’aria che si respira non è delle migliori; nessuna finestra da cui possa giungere la luce del giorno. La dottoressa si rende disponibile e gentile: gli da  il risultato finale. La confusione sembra regnare sovrana, ma forse così non è. Gli operatori sanitari ormai ci sono abituati, tra stress e ritmi serrati. Ben altra cosa è il televisivo “ER – Medici in prima linea”. Quindi, il nostro collaboratore “uscì a riveder le stelle”.
Anna Maria Coviello
 

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