…..quando partirai ,diretto ad Itaca, che il tuo viaggio sia lungo…( Kavafis)
Il viaggio alla fine del viaggio è un confondersi di colori e suoni ed ancora di parole ed immagini….ed un crescente senso di gratitudine verso Chi ha reso possibile un’esperienza di rara bellezza interiore. Grazie di cuore dunque a SE Santo Marcianò, per avermi accolto con affetto nel Suo “Paese nel Paese”. E soprattutto per la comprensione dei “limiti laici”che attraversano il mio animo di “cristiano senza fede” per parafrasare un grande giornalista…

Il mio viaggio prosegue ben oltre la fine il viaggio…

E segue una mappa di luoghi esplorati in anni lontani, sin dai giorni irripetibili della colonia estiva, con la Renault 4 di colore amaranto, che Don Giovanni Capparelli metteva a disposizione delle nostre famiglie nei difficili anni in cui ci affacciavamo al mondo .Erano gli anni in cui i migranti erano i nostri padri rapiti da silenziosi treni notturni che li allontanavano dai nostri affetti , portandoli verso terre cosi lontane persino da immaginare per quell’età. Spesso le nostre mamme li seguivano col cuore spezzato a metà, e si rimaneva con i nonni a sognare i giorni in cui sarebbero tornati con qualche regalo e soprattutto alche anno in piu’… Anni ormai dimenticati o peggio nascosti tra album di famiglie ricomposte attorno ai templi di fragili idee di benessere materiale,dove l’umanità sembra essersi smarrita nel vuoto di paure verso quanti ,giunti da altre terre lontane chiedono oggi la stessa comprensione invocata ieri per le nostre persone care in fuga verso altre terre.Fu in una circostanza simile, segnata dalla tragedia di uomini e donne di nazionalità rumena,vittime della disumanità della mai dichiarata guerra che i lavoratori subiscono nel loro quotidiano esistere,che ebbi modo di ascoltare le parole di esortazione e sdegno di S.E, Marcianò.Il Suo intervento,come in altre circostanze,puntuale nel richiamare ai doveri dell’accoglienza verso chi oggi riflette nelle sofferenze i disagi di ieri… “Perché, io ho avuto fame e voi mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato nella vostra casa,ero nudo e mi avete dato i vestiti; ero malato e siete venuti a curarmi; ero in prigione e siete venuti a trovarmi,cosi è scritto nel Vangelo di Matteo…e continua l’Apostolo, in un monito di struggente efficacia..” In verità, vi dico: tutte le volte che avete fatto ciò a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo avete fatto a me!”Forse non dovremmo dimenticarci ,di seguire in tutti i giorni della settimana gli insegnamenti della domenica..”anche chi –come me-nutre ancora dubbi nel suo animo” come ebbe a definirmi in maniera garbata S.E.nella gremita sala di Gerusalemme ,in occasione dell’incontro con Fra Pierbattista Pizzaballa custode dei luoghi piu’ sacri della cristianità e straordinario testimone di Pace e solidaietà.Ero ancora stupito dalla indescrivibile prova di testimonianza dei centoquaranta pellegrini,miei “paralleli “compagni di viaggio,con i quali, avevamo ricalcato la via Dolorosa della Passione, tra negozi e bancarelle, lo straripante profumo di spezie orientali che invadevano come ogni giorno il quartiere arabo e poco piu’ in là quello armeno,tra il formicare in perenne movimento di genti anonime nella celebrazione del Ramadan , quasi plasticamente palpabile era il dolore della Croce,i in un clima greve,surreale e persino di conclamata ostilità che evocava in una trasposizione di tempi e modi l’eco di scherno e provocazioni di quelle quattordici stazioni che cambiarono per sempre la storia dell’umanità.In quel drammatico cammino di circa un chilometro che giunge sul Calvario (in quel tempo fuori dalle mura della Città )partendo dai pressi della spianata delle Moschee dove sorgeva il Tempio degli israeliti,a pochi passi dai confusi recinti di quel “cortile dei gentili”,dove insistono le esistenze di quanti come me”vivono i popoli per i quali Dio è sconosciuto”per richiamare le parole di Benedetto XVI )L’anima vacilla rapita In quel luogo dove sembrò che gli uomini avessero scelto le tenebre anziché la luce-Giovanni- inizo’ la storia del riscatto.Che si intenda in senso laico o teologico….in quel luogo rinasce la speranza:il senso della vita che sempre e comunque vincerà sulla cultura della morte.

Il punto conclusivo del cammino, iniziato con la massima emozione provata nel viaggio:…Nazareth….con la dolcezza dell’evocazione di quella fanciulla che attinge ad una fonte d’acqua …che la poetica di Fabrizio De Andrè descrive in maniera inarrivabile…”Lo chiameranno figlio di Dio – Parole confuse nella mia mente, svanite in un sogno, ma impresse nel ventre”…E qualche giorno dopo sulle alture che offrono una magica visione delle acque del “mare” di Galilea, dove in massima parte si condensò la predicazione che giunse all’acme con la totale rivoluzione dei valori dominanti –di allora come adesso,racchiusa nelle Beatitudini,che a me piace ricordare alla maniera di Pasolini con le Parole di Luca :

« Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.

Beati voi che ora piangete, perché riderete.

Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. » (Luca 6,20-23) « Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.

Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.

Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.

Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. »

in quella che ancora appare una vera e propria magna carta dell’umanità, il silenzioso e costretto dolore degli ultimi, è stato elevato al cospetto delle cime piu’ alte della giustizia del Cielo e degli uomini. In queste minuscole riflessioni ho riportato pensieri sparsi che condensano l’insegnamento ricevuto in quelle giornate il cui lascito è “quella sete del giusto” come l’orizzonte necessario cui tendere.

Sento il desiderio di estendere il ringraziamento ai tutti i miei compagni di viaggio,dai sacerdoti ai fedeli ,allo straordinari Prof Bartolomeo(guida coltissima ed autentico signore d’altri tempi)che hanno capito ed accettato la mia presenza..

A S.E Sante Marcianò chiamato a portare la Sua testimonianza in altre sedi, giungano gli auguri piu’ sinceri ed affettuosi. Convinto che saprà aprire vie nuove grazie alla Sua levatura morale ed intellettuale,che come tanti altri ho avuto il privilegio di riscontrare . A noi tutti dedico le parole di Papa Francesco,la piu’ alta autorità morale del nostro tempo, che nell’insegnamento e nel segno dell’esempio di vita del Povero di Assisi,(che giova ricordarlo svesti i panni della nascente classe dominante del tempo,per consegnarci la predicazione piu’ alta del mondo occidentale,dove ad ogni essere vivente e persino il non vivente assurge al ruolo di rispetto da parte dell’uomo..)auspicando che le Sue parole possano riaccendere i cuori e le menti verso un mondo che attraverso la pace e l’amore e la giustizia sociale sappia ritrovare il senso compiuto del proprio avvenire..”Vi chiedo di essere rivoluzionari, vi chiedo di andare contro corrente; sì, in questo vi chiedo di ribellarvi a questa cultura del provvisorio, che, in fondo, crede che voi non siate in grado di assumervi responsabilità, crede che voi non siate capaci di amare veramente».

Angelo Broccolo