A seguito delle indagini condotte dalla Polizia, da venerdì il 41enne Luigi Graziano è rinchiuso nel carcere a Castrovillari su disposizione del Gip Letizia Benigno
«Non fui io a sparare: mi trovavo in un altro luogo e con delle persone che possono testimoniarlo».
Il 41enne rossanese Luigi Graziano risponde alle domande del Giudice per le indagini preliminari, Margherita Letizia Benigno.
Si difende a spada tratta. E si protesta innocente.

L’uomo è stato interrogato nella mattinata di ieri nella casa circondariale di Castrovillari assistito dal proprio difensore, l’avvocato Leonardo Trento.
E’ accusato di tentato duplice omicidio pluriaggravato da condotte recidive.
Secondo quanto scrive il Gip del Tribunale di Castrovillari nell’ordinanza di custodia cautelare, il primo settembre 2013 si sarebbe appostato in un angolo di strada con un fucile da caccia, e, al momento topico, avrebbe alzato l’arma puntandola e facendo fuoco contro l’auto d’una coppia che viaggiava coi finestrini aperti.
Teatro della scena criminale la contrada rossanese “Toscano”.
L’uomo e la donna rimasero lievemente feriti dai “pallini” esplosi dal “fuciliere”.
Che, compiuta la sua “missione”, fulmineamente fuggì a piedi.
Le indagini erano state condotte dai poliziotti del locale Commissariato: i detective del Vicequestore aggiunto Raffaele De Marco partirono proprio dal nome di Graziano, fino a giungere a farlo incriminare.
Le vittime dell’agguato palesarono infatti i loro sospetti su chi avrebbe potuto rendersi protagonista d’una azione di quel genere: il 49enne Giampietro Certosino, l’uomo della coppia, aveva avuto dissidi proprio con Graziano subendo altri atti di violenza prima di quello, subito insieme alla sua compagna di nazionalità rumena, la 34enne Elena Loredana Mutian.
A Graziano fu perquisita la casa e fu sottoposto all’esame dello “Stub” cui risultò positivo: aveva sparato.
L’uomo venne subito arrestato per detenzione illegale di armi e munizionamento comune da sparo.
In casa, oltre a quel fucile da caccia con la matricola abrasa, aveva un piccolo arsenale comprensivo persino d’un lanciagranate in uso ad alcuni eserciti nei conflitti.
Venerdì scorso all’uomo era stata notificata l’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere emessa dal Gip castrovillarese su richiesta del sostituto procuratore Simona Rizzo.
Ora vedremo cosa diranno i testimoni di cui ieri l’accusato ha fatto i nomi al magistrato.