Pasquale Levote se ne è andato in una sera d’estate in sella alla sua moto. Piangere un amico è sempre doloroso e triste, ma piangere un compagnero come Pasquale è particolarmente straziante e penoso, specie quando ad interpretare il senso delle cose ci si sente piccoli ed insignificanti e le ragioni si dissolvono tutte inconsistentemente perdendosi lungo quel tratto di strada, in quel miglio infinito di ricordi lucidi e vividissimi.

Pasquale collega docente, è ancora là seduto alla sua scrivania, e là resterà nella memoria dolorante di un eterno presente, quello di chi ha lavorato con lui. Dietro l’ordine perfetto del suo studiolo della scuola “Da Vinci” nel cuore di Rossano, avvolto in una Cortina di fumo e di allegria, in modo diligente e preziosissimo trasformava il suo lavoro e quello degli altri, in pragmatica visione del reale, alleviando la fatica con la passione ed il coraggio. Amava il mondo Pasquale e soprattutto la vita e le emozioni. Era uomo di passioni Pasquale era un appassionato animale politico, amava vivere e stare insieme agli altri non gregariamente, ma costruendo nella sua comunità un sistema di relazioni di rapporti con gli altri e col mondo che lo circondava. Sincero, diretto intellettualmente onesto, irrefrenabile e singolare, Pasquale era prima di tutto un Docente, uno in trincea che credeva profondamente nel valore della conoscenza specie quella critica, indispensabile per conoscere il mondo e magari anche utile a trasformarlo, per migliorarlo secondo i principi dell’equità e della giustizia. Pasquale era un uomo che credeva profondamente nella giustizia quella incontrovertibile che comincia da ognuno di noi, dai nostri gesti piccoli, dalle più cortesi azioni che qualificano e migliorano la vita, nelle nostre più semplici azioni quotidiane. Considero l’aver conosciuto Pasquale, nel lungo controverso peregrinare d’insegnante precaria, un privilegio magnifico e speciale, un autentico beneficio che la vita mi ha offerto e del quale continuerò ad essere grata principalmente a lui, che ha voluto concedermi con generosità la sua amicizia e considerazione. Pasquale era un uomo capace di straordianaria amicizia poichè sapeva essere generoso e intraprendente per questa ragione vorrò continuare a considerarlo ancora di questo mondo, perchè quello stesso mondo avrebbe voluto continuare ad alimentarsi della sua intelligenza e audacia, non sapendo di dovervi rinunciare così presto. Ma il suo destino è stato beffardo, gli ha cancellato il sorriso e le idée. Pasquale sapeva insegnare come colorare il mondo attraverso la fiducia e l’immaginazione, sapeva abbellirlo questo mondo meschino ed ingiusto, con le parole le idée, con la ricchezza curiosa di chi è capace di riconoscere ed apprezzare le diversità e tutte le differenze che riconducono all’eguaglianza. Lui questo mondo ha creduto davvero di cambiarlo attraverso la politica, che considerava virtù nobile e migliore qualità del lavorare insieme come compagni, nella condivisione di valori idée e soprattutto speranze. Ci credeva profondamente nell’alto valore della cultura quella che riesce a renderti migliore e ti fa figlio di una realtà storica, fisica e geografica, nella quale abitare un sistema di relazioni e l’organizzazione della vita che è forma degli individui che vivono quello specifico territorio e la propria condizione esistenziale. Aveva come pochi il beneficio del lògos che è lotta per la razionalità, beneficio della parola che crea comunità, quella che è reticolo collettivo di intelligenza. Era uomo di scuola Pasquale essenza e funzione, di quella “polimorfa” istituzione a cui orgogliosamente sapeva di appartenere e per la quale sapeva spendersi. Nella Scuola la semplicità delle povere cose, fa riconoscere la floridezza e l’intensità delle cose preziose: quei rapporti umani, professionali dell’insegnamento e della vita, che danno senso alla esistenza. Amava il tango Pasquale era un appassionato dell’Alma de Tango e da magnifico chitarrista eccentrico, era il cuore pulsante della LumenArtis Ensemble un trio appassionato che ha entusiasmato i teatri in ogni ordine di posto, con il quale Pasquale aveva in animo di ricreare le particolari atmosfere evocative del tango argentino.
Aveva un animo poetico e talvolta incantato, sospeso tra passione politica e travolgimenti emotivi, che viveva nella grande intensità lirica e culturale della vita. Il Tango che sapeva far vivere era intimo e profondo come lui stesso, chiave di innumerevoli stati d’animo che urlavano la voglia di trasformare il reale giustapposta per renderlo migliore. Pasquale adesso è solo musica e luce – mi piace ricordarlo così- come una milonga triste carica di malinconia di Hugo Diaz o la milonga del angel di Astor Piazzolla, una poesia di Jorge Luis Borges o Pablo Neruda, perchè lui adesso è diventato un pensiero terribilmente e drammaticamente malinconico. Forse Pasquale amava il Tango perchè gli somigliava, era carico di immaginazione e di sogni, che aveva in animo di realizzare tutti. Amava l’improvvisazione, non sapeva mentire e perseguiva l’armonia dell’amicizia e dell’amore di ogni sentimento più nobile con sincerità e la franchezza di chi è capace di emozionarsi.
Apprenderne della drammatica perdita ha gettato tutti, anche quelli che lo conoscevano poco, in un’ infinita tristezza; soprattutto gli amici i compagni, prostrati in un disperato incolmabile turbinio di ricordi, un incommensurabile dolore che lui non avrebbe voluto fosse tale specie alla sua famiglia.
Il nostro ultimo saluto in un fraterno abbraccio, per un arrivederci che non ha avuto ulteriori altre occasioni d’incontro, ma che si rafforzzava in sempre piacevoli conversazioni epistolari o vivide telefonate. Voglio perciò salutarlo ricordandolo come un insegnante “organico” un uomo di gusto, partecipe di una concezione del mondo, che aveva una consapevole linea di condotta morale che ha contribuito a sostenere e talvolta modificare quella stessa concezione del mondo, suscitando nuovi modi di pensare. Riusciva sempre a infonderti sicurezza, calma, conoscendo quello che si deve e non si deve fare, magari improvvisando e ricorrendo alla creatività; era uno di quelli che sanno tenere celate le angosce non i propri dubbi e le paure, non le umane debolezze. Era netto, spedito e l’espressività dei suoi giudizi secca e levigata. Lungimirante, progressista capace di immaginazioni visionarie, politico appassionato e fine intellettuale, bussola del suo prezioso discrimine morale. Non sapeva essere aspro nè pessimista, nè vinto nè vile, anche quando da politico avvertiva le ideologie disfare tutte le certezze. E’ stato verace Pasquale, ed anche per questo ci mancherà. E’questo uno dei momenti dalla radicale vicinanza al legame amicale, che ci lega ai suoi familiari, agli altri colleghi che con lui hanno lavorato e vissuto, agli studenti che lo hanno conosciuto e apprezzato, e a tutti quelli che hanno Saputo volergli bene. Il vuoto nel quale ci lascia è grande perchè se ne andato senza scegliere la direzione. La sua assenza suggerisce che il sentire è costitutivo dell’appartenenza ed è casa comune delle nostre più sane relazioni, in questo nostro strano mondo, dove tutto sfugge ed è destinato ugualmente a svanire nell’ultimo miglio senza alcuna possibilità di congedarsi senza rimpianti.

Hasta la Victoria siempre compagnero

Angela Maria Spina