Più di tredici anni fa, in due o tre, avemmo una visione, quella di ritornare a fondare, dopo circa ventiquattro secoli, una Città sul nostro Jonio, capace di misurarsi con le poche rilevanti della Regione. Visione magica la nostra che conteneva l’ineludibile desiderio di liberarci da chi ci vuole tra lacciuoli e ricatti. Un progetto quello della fusione in un solo comune che, se compreso, sarebbe stato capace di rimescolare il sangue dei nostri cittadini e generare una propulsione tale da originare nelle coscienze “l’idea forza” di un altro sviluppo per ogni cosa.

Aspirazione che, se condivisa, sarebbe stata in grado di rompere quella membrana ideologica che pretende, sul nostro “Quadrato Geografico”, l’esistenza di “città tane”.
Il tempo trascorso, quanto si va determinando in campo nazionale, l’adesione fattiva delle 100 Associazioni, gli incontri che avvengono sul territorio con categorie e cittadini, a riprova, ci stanno dando ragione.
Sembra, nonostante le dichiarazioni delle due amministrazioni per la fusione, verbalizzate in atti, che una velata impasse sia venuta a crearsi in Corigliano. Impasse che riguarderebbe certe preoccupazioni che corrono tra una parte dei cittadini di Corigliano che giudica, alcuni comportamenti tenuti nel tempo dalle Amministrazioni di Rossano rispetto alla localizzazione dei servizi d’area, prevaricanti. Se questa ipotesi è la questione, sarà proprio la fusione a risolverla. Se si vogliono certezze sui tempi della ricollocazione dei servizi puntuali, da porre su un asse in zona baricentrica, ora ospitati in ogni dove, con eguale uso da parte di tutti, questa è una questione da risolvere nel miglior modo per liberare l’iter detto, perché non è rimasto altro tempo a Cittadini, Imprese, opportunità di lavoro e per dare un rifiuto forte alle trivellazioni destinate a distruggere pesca, mare e a innescare potenziali terremoti di superficie.
I delegati nei due Consigli Comunali hanno il dovere storico e normativo di formalizzare il deliberato richiesto dalle 100 Associazioni che vogliono la fondazione della Città Jonica per conseguire “principi più elevati”.
Della città, parafrasando Man Ray, “non dirò il come, dirò il perché”.
L’obiettivo è quello di tendere questo territorio alla vitalità del tempo degli achei e all’importanza che Pericle gli riconosceva se, per la fondazione di Thurioi, inviava Erodoto, Empedocle e il primo architetto conosciuto del mondo classico, Ippodamo da Mileto.
Dobbiamo denunciare forte il fatto che l’esistente tracciato della nostra arteria marina, con Thurium, era rappresentato nella tavola geografica dell’Impero a dimostrazione della rilevanza del luogo.
Semplice citazione storica questa di cui dobbiamo fare tesoro, iniziando a pretendere da subito cose semplici a riprova della nostra ambizione, come quella di obbligarli a chiamare la nostra 106 marina, la “Traianea” e imponendo per il vecchio tratto, Villapiana-Thurium-Corigliano-Rossano, il nome di “Ippodamea” in memoria del grande urbanista che qui operò.
A chi condivide questo “corso”, chiediamo di rendere evidente la sua partecipazione e attivarsi per riprendere quello interrotto dei nostri avi.
Ai concittadini che siedono nei Consigli, chiediamo di rimuovere con intelligenza ogni ostacolo e di favorire coraggiosamente soluzioni politiche per la “Città”, che se sostenuta diverrà capace di attivare sul nostro territorio l’eguale forza ideologica che vi si espresse con la riforma agraria nel secondo dopoguerra.
Si prenda atto che le uniche funzioni, che da noi resistevano, come asl, tribunali, sedi varie di area, vanno altrove, non esistono più nei fatti, perché non salvaguardate proprio dalla politica di rapina che le ha cancellate, benché i promotori di quelle Istituzioni decantassero un verboso interesse per il nostro territorio.
Essere sopravvissuti ai problemi e aver creato produzione, attività commerciali e turistiche, come fatto, ora bloccate, non è più sufficiente.
Abbiamo bisogno di nuovi equilibri e nuove forme spaziali dell’accumulazione del capitale fisso urbano, di nuova mobilità e di più alta appartenenza, altrimenti ci si avvita verso il basso e si resta tutti servi del nulla.
Come mai da noi, in mancanza di sufficienti indicatori economici, l’elemento umano, a giustificazione dell’investimento per la crescita economica, praticato per altri luoghi, è escluso dai parametri economici decisionali? Si pensi a quante risorse si pretendono per l’irreale area metropolitana di Reggio Calabria e a quante ne sono state spese dall’Ente Provincia su Cosenza – Rende!
Ora la nostra area Corigliano-Rossano, si contraddistingue per i numerosi deficit accumulati, che non vedono le politiche regionali attivarsi in un costante processo di ristrutturazione della maglia delle comunicazioni per contrastarli.
Perdendo così, anno dopo anno, livelli di competitività ed efficienza infrastrutturale. Allontanandoci costantemente dai diversi problemi che dovrebbero risolvere proprio le politiche provinciali e regionali, anche a riguardo delle reti finanziate e in costruzione che non ci vedono tra gli obiettivi ma solo come luogo “passante”, assorbente inquinamento, solo prestatori di superficie per lo sviluppo improbabile, di altri territori, ove si disegna la delocalizzazione dei nostri servizi, risorse acquisite che a noi appartengono.
La nascosta pretesa di non aver accentrato gli ultimi servizi depredati nel “luogo che può decidere”, è peregrina e non è credibile perché serve solo a sviare e giustificare tale disegno come neutro, come destinato a un luogo altro, a noi non competitivo, ma creando nei fatti solo un duplice freddo concepito fallimento e spreco di risorse.
Quel luogo su cui s’intende investire a nostro scapito è privo delle costruite risorse imprenditoriali, produttive e commerciali, formatisi nel tempo; è anche privo di quella ricchezza naturale primaria che qui ha esistenza e che ha dato il via all’imprenditoria stessa e che parimenti ha accresciuto quel quantum di popolazione che determinandolo vi si è stanziata.
Quel programma in verità serve solo a disegnare il fallimento del luogo “favorito”e il ritardo del rapinato, il nostro, sul quale non saranno più letti gli indicatori che ne hanno determinano la forza e la quantificazione del diritto agli investimenti. Conseguentemente ci destina a vivere situazioni ambientali e sociali sempre più distorsive, verso il basso, promuovendone l’abbandono e lo spopolamento, anche verso migrazioni brevi, oltre a quelle che stanno scaturendo dalle politiche economiche imposte dall’esterno al nostro Stato e che già vedono l’intera Regione in una riduzione effettiva di popolazione.
Se inermi, possiamo considerare certa la sconfitta delle comunità, messe in lizza.
Infatti, considerando le esperienze e i processi urbani messi in moto dal tempo della delocalizzazione dell’energia dalle fonti idrauliche, si può affermare che nei processi di ristrutturazione territoriali di questo tipo mai si è assistito al contrario.
A quale territorio “detto vasto” gioveranno le nostre plurisconfitte? E’ inutile affermare che i reali beneficiari saranno gli uomini e il territorio da cui tutto è stato programmato. Stessa rotta si teme, varrà per i “locali patrioti” della politica in campo regionale.
Il gioco messo in campo può essere piegato se lavoriamo per l’urgente necessità della costruzione della nostra Città, coinvolgendo le Comunità immediatamente corona che sono il polmone collettivo del “Quadrato Geografico”, solo così facendo saremo in grado di poter disegnare e insistere con tutte le nostre forze e risorse, per il ripensamento dei disegni infrastrutturali e di sviluppo generale in chiave interregionale, per poterci relazionare su scala nazionale.
Le esperienze di questo tipo, ben pensate su innovazioni tecnologiche, trasporti, ambiente e paesaggio, nel giro di un decennio hanno incrementato esponenzialmente ogni dato statistico della città; tra le più importanti esperienze annovero Parigi, il Ring a Vienna e il suo Piano, Brasilia, le Ramblas catalane. Lezioni ed esperienze urbane riferibili alle immediate problematiche che la nostra questione solleverà, e che parimenti darà risposta a ogni malumore considerato.
Ciò detto si evidenzia l’importanza dei primi passi per un buon risultato domani e perciò è necessario riesaminare tutta la politica dei trasporti e dei vettori, anche su rotaia, che ci riguarda.
A maggior ragione tenuto conto dell’appalto in essere del nuovo ospedale, sebbene di tipologia tarda esterofila, perciò di scarso interesse urbano rispetto a quelli dati, per efficienza e qualità, dalla tradizione italiana, è necessario non incorrere in gravi conseguenze se non ben pensato l’assetto e le relazioni extra urbane in ogni direzione del traverso Insiti.
E’ necessario ampliare il traverso di Insiti e ben pensare i nodi tra questo e la 106 bis (Traianea), che tra Insiti con la vecchia 106 (Ippodamea). Per tale ragione, oltre l’enunciazione di principio dell’ANAS e dell’ex Provincia, vanno rivisti i loro progetti infrastrutturali, per piegarli all’interesse non considerato delle cose che diverranno necessarie a tutta l’aria (scambi, traffici, comunicazioni).
Il nostro reale obiettivo è “rompere l’isolamento” in cui hanno inteso immergerci.
Nessun muro con le Comunità oltre il Crati. Massimo contributo per la riuscita dell’aeroporto a Sibari. Massima apertura per il governo del nostro porto. Massimo interesse per la metropolitana destinata a mutare le morfologie urbane di tutti gli insediamenti. Tutto ciò sopra indicato per rompere la nostra fragilità intrinseca al sistema infrastrutturale fin qui realizzato.
La sede della visione giace nel luogo profondo della nostra umanità che vede tutto ciò in funzione primaria di una più alta qualità di vita nostra e dei nostri figli e con essa l’orgoglio di consentire a ognuno di loro ogni possibile aspirazione. Certo non è la panacea ma ritraccerà il cammino della nostra dignità.

Cosimo Montera arch.