Nuovo Anno Scolastico:  una passione, un’impresa d’amore e di civiltà che si rinnova! L’inizio del nuovo Anno Scolastico non è una scadenza di calendario, che chiama docenti ed alunni a un impegno di routine. È sempre un evento che interpella tutti, oggi specialmente, perché il pianeta scuola, da sempre emblema di sapere e di ordine, si presenta inquieto, sofferto ed alle prese con problematiche vecchie e nuove.

    “Il suono della campanella ha segnato il nuovo inizio. Nove mesi separano dall’ultima campanella. Giusto il tempo di una gravidanza. Cosa genererà quest’anno? Studenti annoiati o entusiasti? Delusi o pieni di progetti? Più colti, innamorati del bene e della bellezza, o semplicemente addestrati a subire e superare compiti e interrogazioni?”

    L’Arcivescovo Giuseppe Satriano, la Diocesi tutta, salutano Dirigenti, Docenti, Alunni, Famiglie e Personale, beneaugurando e auspicando una coraggiosa sinergia di corresponsabilità e di impegno di tutti nella conduzione del ruolo scolastico nel territorio.
Il saluto è in continuità con l’attenzione primaria del Concilio e dei Vescovi italiani per la scuola… e fa eco al discorso di Papa Francesco, 10 maggio 2014, in Piazza San Pietro.  
    “Non lasciamoci rubare
      l’amore per la scuola”   (Papa Francesco)
    La Chiesa, maestra inviata dal divino “Maestro”, condivide le finalità e le urgenze del mondo scolastico.
Ne apprezza il lavoro e ne incoraggia l’audacia e la perseveranza nel trasmettere, insieme al sapere, nella rispettosa laicità, i valori socio-religiosi.
    Solo così, fanciulli, ragazzi, giovani potranno mettere l’istruzione al servizio della vita. Qualsiasi attività scolastica, infatti, senza contenuti e senza valori, non ha valore.
    La battaglia educativo-scolastica non la possiamo perdere. La scuola, targata 2000, deve essere palestra per una retta visione dell’uomo e della società che poi formerà la vita dei futuri cittadini. Nella scuola si apprendono non soltanto contenuti, ma anche abitudini e valori.
La docenza di ispirazione cristiana dà una marcia in più all’impegno per la “rivincita” della scuola.  
    Amare, vivere la scuola, oggi, dell’oggi, del nostro oggi calabrese, da quella materna alle scuole superiori, significa perseguire piste precise per immettere nella società persone bene attrezzate:
Fare studiare e apprendere la cultura nella triplice dimensione:
sapere classico, sapere tecnico-scientifico, fedeltà alle radici cristiane, al fine di far coniugare il nostro ricco patrimonio culturale con le attese del vissuto.   L’ignoranza produce solo baldanza. La scuola deve insegnare le tre lingue che una persona matura deve saper parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore… e la lingua delle mani, dell’operosità.
Rendere la scuola un vivaio di persone protagoniste, mature e non robotizzate,   non fotocopie, non alienate dall’uso incontrollato del virtuale, non dipendenti da sostanze, ma, soggetti preparati a saper gestire e padroneggiare i nuovi fattori tecnologici, a riparo dall’influsso negativo dei mass media.
Educare alla rete, essere addestrati a vivere con la “seconda pelle” (i mass media), nel VI Continente (Internet), per una retta informazione e comunicazione, senza atrofizzare le facoltà cognitive, è una emergenza aggiunta.

Favorire la nascita, la crescita e la pratica della cultura dell’accoglienza, della convivenza rispettosa e dialogante con le altre etnie, senza svendere la propria identità: una realtà sociale, la nostra, sempre più multireligiosa e multiculturale.
Valorizzare l’IRC, anima e fondamento di tutti i valori.
Mentre abilita alla comprensione del nostro “latifondo” culturale e artistico, mette al riparo dal diffuso e devastante relativismo, cioè dal lasciarsi portare “qua e là, da qualsiasi vento di dottrine e che appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni” (Benedetto XVI).
Scuola, attenta alle fasi di crescita e di sviluppo, vivaio di legalità, di onestà intellettuale, di verità storica, di dialogo.
Le persone, colpevoli delle gravi devianze di oggi, sono le stesse che, anni fa, popolavano le nostre aule scolastiche: qualcosa non ha funzionato

    “Ho sempre pensato che il vero libro di testo dell’allievo è il maestro” (Ghandi). Oggi, il compito di docente-educatore non è facile. La popolazione scolastica che approda ogni giorno nelle aule, viene dalla “società liquida”, riflette il deserto antropologico ed il conflitto di antropologie diverse e contrastanti.
    Davanti a tanta “rottamazione dell’io” nei fanciulli, adolescenti e giovani, si è tentati di dare una educazione che si limita ad equipaggiare l’alunno dei soli strumenti per soddisfare i bisogni del vivere.
L’apprendimento dei saperi, invece, deve convergere alla trasmissione di senso, di progettualità e di gioia del vivere. Istruire non basta. In tempi di emergenza educativa, la vera sfida è la formazione: ignoranza non rimossa e scienza senza coscienza, genera mostri.
L’ora di cambiare è ora! E la segna la campanella della scuola: o si cambia o l’umanità chiude.
Senza istruzione-educazione non c’è futuro. La popolazione scolastica non può essere orfana di futuro.

    Scolari, studenti, siate OK! Amate, vivete la scuola. La scienza non si inghiotte: si mastica. Per sapere bisogna studiare, cioè, sudare.
Non essere studenti-soldato, che vanno a scuola come alla guerra (battere il nemico: la disciplina, l’insegnante, distruggere l’ambiente, l’arredo);
né studenti-olocausto, che vanno a scuola come condannati al patibolo. Adoperate, con grinta, quel tesoro nascosto e piantato nel cuore: “Io posso studiare” “Io voglio studiare”.
    A che serve avere una testa e non usarla?  
    Perché mandare in fumo i molteplici costi e lavori dell’insegnamento?
    L’ignoranza è la mamma delle schiavitù, delle dipendenze.
    Lo studio, invece, ha la radice amara ma il frutto dolce.
    La fatica ha un termine, i frutti non finiscono mai.

La Diocesi, solidale col pianeta scuola, augura buon lavoro, animato e fondato sui valori  del Vangelo  e della Costituzione.
Il Signore benedica e sostenga il coraggio di insegnare educando e di studiare formandosi ad essere protagonisti gioiosi della propria vita.
Rossano, 26 settembre 2014, Solennità di San Nilo Abate, Patrono dell’Archidiocesi di Rossano-Cariati, Compatrono della Calabria.
ARCHIDIOCESI DI ROSSANO-CARIATI
                        L’Amministratore Diocesano
                           Sac. Antonio  De Simone