Carcere di Rossano, nota di “Rossano in Movimento” Amici di Beppe Grillo

Con riferimento alle vicende relative al Carcere di Rossano portate recentemente alla ribalta dall’on. del Pd Enza Bruno Bossio, il meetup Rossano in MoVimento Amici di Beppe Grillo, ha ritenuto di procedere a doverosi approfondimenti della questione giungendo a rilevare diverse inesattezze in ordine a quanto di fatto riportato sui media. Fermo restando che non è nelle intenzioni del meetup difendere irregolarità eventualmente perpetrate ai danni dei detenuti, appaiono comunque doverose una serie di puntualizzazioni al fine di far emergere la verità dei fatti.

L’on. Bossio, per come emerso, su segnalazione di un detenuto che lamentava trattamenti disumani, si recava nel pomeriggio del 9 agosto c.a. presso il carcere di Rossano per una visita ispettiva. Nel corso della stessa chiedeva di visitare il settore nel quale era internato il suddetto detenuto attestando uno stato degradante delle celle in cui, secondo le sue dichiarazioni, i reclusi soggiornavano “sostanzialmente nudi, soltanto con gli slip, in delle celle in cui non c’era neanche il letto, quindi seduti per terra, in mezzo ai loro escrementi, al vomito ed ai piatti sporchi”. Le constatazioni effettuate dall’on. Bossio, della cui veridicità non si intende dubitare, non tengono però conto che in quella particolare ala del carcere di Rossano vengono rinchiuse determinate tipologie di soggetti che danno segni di elevata irrequietezza ovvero che vengono monitorati costantemente dallo psichiatra della casa di detenzione in attesa di un eventuale trasferimento nelle apposite strutture. Per tali ragioni le singole celle dispongono del mobilio essenziale e sono spoglie di tutto ciò che potrebbe essere utilizzato per offendere. All’interno delle celle tutti i suppellettili sono fissati saldamente al pavimento e alle pareti e l’unica cosa che può essere divelta è il solo materasso (che infatti l’onorevole ha dichiarato di aver trovato in terra). Poiché, come poc’anzi detto, il soggiorno in questa particolare ala del carcere viene adottata solo nei confronti di soggetti che manifestano segni di eccessiva esuberanza ovvero che risultano sotto stretta osservazione medica, si comprende bene come possa essere possibile rinvenire celle non propriamente ordinate o messe a soqquadro dai detenuti stessi i quali, da regolamento carcerario, sono i primi responsabili dei locali in cui vengono internati e devono provvedere personalmente alla pulizia degli stessi. Appare ragionevole pertanto ritenere che una persona detenuta non sia affatto contenta di trovarsi privata della propria libertà e faccia di tutto per dimostrare di aver subito trattamenti degradanti o di vivere in condizioni disumane. D’altro canto è fuor di dubbio che la scarsità dei fondi messi a disposizione dal Ministero competente impedisca di fatto ai direttori delle carceri di rendere la detenzione meno traumatica attraverso una manutenzione adeguata delle strutture. Infatti la ristrettezza di tali fondi costringe gli agenti in servizio a Rossano ad improvvisarsi addirittura giardinieri e provvedere finanche alla potatura del verde prospiciente la struttura. Tuttavia, la visita dell’on. Bossio dimostra però finalmente la presenza dello Stato al fianco dei cittadini. Ciò che purtroppo ci rammarica è come detta presenza venga garantita, con una sollecitudine addirittura sbalorditiva, solo nei confronti di una parte dei cittadini di questo Paese mentre si soprassiede e ci si mostra sordi dinanzi alle sofferenze e agli appelli quotidianamente lanciati dal resto dei cittadini e, nel caso di specie, da tutti i servitori dello Stato che adempiono, con spirito di abnegazione e di sacrificio, ai doveri dei propri uffici. Sono infatti ormai note le ataviche carenze di personale lamentate da anni dalle forze dell’ordine e non ultima dalla Polizia Penitenziaria in forza a Rossano i cui agenti sono costretti a turni massacranti al fine di garantire il funzionamento della imponente struttura carceraria che, ciononostante, non consente lo svolgimento di tutte le attività che invece dovrebbero essere garantite. Il tutto a causa dei continui tagli ai fondi che impediscono l’adeguata manutenzione e l’attivazione delle strutture produttive e ricreative presenti nel carcere stesso. Si menziona, a titolo esemplificativo, la realizzazione, anni addietro, di una falegnameria all’interno del carcere di Rossano per un costo di € 2 milioni che di fatto non è mai potuta entrare in funzione a causa dei costanti tagli operati anche dal partito che l’on. Bossio rappresenta. Ci si riferisce al blocco delle assunzioni e quello degli stipendi del comparto sicurezza deciso in questi giorni dal Governo Renzi che umilia ulteriormente una classe di lavoratori fondamentale per la sopravvivenza di uno Stato di diritto. L’on. Bossio infatti avrebbe fatto meglio a rappresentare la situazione e a sollecitare il Ministero competente ad adottare un piano carceri razionale e degno di tal nome, come quello proposto dal M5S alla Camera oltre un anno fa, volto alla ristrutturazione degli istituti già esistenti e a garantire un maggior numero di posti riducendo altresì il solito spreco di denaro pubblico sempre finalizzato a favorire i soliti palazzinari tramite dismissioni a loro favore a prezzi di saldo o garantendo a parenti o amici degli amici fior di consulenze pagate poi dai cittadini a peso d’oro. L’on Bossio, nella sua qualità di rappresentante della maggioranza che sostiene questo Governo, avrebbe potuto fare mea culpa avendo constatato il precario stato degli istituti carcerari e avrebbe dovuto scusarsi con tutto il popolo italiano per l’inerzia del suo partito nella risoluzione di questa annosa problematica mai realmente affrontata se non con indulti che sono soltanto mere toppe che, piuttosto che risolvere la questione, fomentano ulteriormente la delinquenza e quindi il ripopolamento delle carceri. E anziché rivolgere un’interrogazione parlamentare condita di mezze verità bene avrebbe fatto ad adoperarsi affinchè fossero aumentati gli stanziamenti invece di favorire l’allontanamento del Vice Commissario Elisabetta Ciambrello la quale è conosciuta nell’ambiente carcerario per la sua determinazione nel far rispettare con fermezza il regolamento. Proprio per tale motivo non era ben vista dalla gran parte dei detenuti che transitavano nel carcere “Ciminata Greco” ai quali era ovviamente impedito di tenere nelle proprie celle oggetti non previsti o non detenibili (che forse in altri istituti sono tollerati). L’on. Bossio, con questa decisione fine a se stessa e che non risolve alcunchè, non è riuscita a comprendere che con un budget risicato fino all’osso qualsiasi direttore di carcere si sarebbe trovato in grosse difficoltà a garantire condizioni decorose ai detenuti. A meno che, con questa presa di posizione, che riteniamo serva solo a screditare la città di Rossano, le sue strutture e i suoi lavoratori, non voglia far intendere che la Polizia Penitenziaria oltre al dovere di vigilanza, abbia anche quello di factotum in modo da sopperire alle mancanze di uno Stato abulico.