Un fine settimana ed un inizio strano, quello appena trascorso, ripartito in due momenti distinti che solo apparentemente si sono intrecciati, ma che bene hanno espresso lo stato d’animo e l’atmosfera che si respira in Rossano Paese a 3 giorni dal 25 dicembre. A quello che si prospetta come un Natale difficile, fra le scadenze di Imu, Tari e Tasi e un bilancio familiare sempre più inadeguato, si è intrecciato il Natale delle iniziative messe in campo dall’assessore  al ramo  e dalla Abvision’s Service.

A difettare, però, è proprio lo spirito della festa.
«La città è proprio triste, piatta – Oggi pomeriggio pareva un deserto e in serata, poco o nulla è cambiato».
«La crisi si percepisce ovunque, qui lo scorso anno abbiamo visitato i mercatini di Natale  ed è stata un’esperienza meravigliosa, pregna di tutto lo spirito natalizio declinato a 360°: forse quest’ anno è cambiato qualcosa, ma l’impressione è che si sia persa la gioia anche delle piccole cose semplici che animavano il Natale »
Ho visto una città triste: pochissima gente e tanti commercianti che si lamentano per i tempi difficili. Dispiace perché il Natale dovrebbe essere un motivo di festa e di gioia. «Nei negozi – si trovano proposte per tutte le tasche, manca però la disponibilità economica e la gente è giustamente cauta. In piazza Steri, già abitualmente disertata dalle iniziative e dallo shopping, alle nove di sera le casette hanno chiuso i battenti “meglio al focolare che prendersi un raffreddore aspettando che la gente si accorgesse di noi”.
Un trend che fa riflettere, ma noi confidiamo in un mondo migliore – un lavoro per tutti – ma questo non passa nella mente dei nostri supremi – loro siii che stanno meglio di noi… e non badano a spese, anzi si lamentano se non trovano le pregiatissime marche, loro si che hanno le case più costose – i vestiti più costosi – i regali più vistosi – case con piscine costruite su misura ».
«mentre noi povera gente di un ceto certamente più basso cerchiamo di limitare al massimo le spese, giusto un pensiero per i più piccoli».
Perché per loro il Natale è sempre Natale, ma per noi poveri disoccupati, questo è davvero un po’ poco.

Alessandro Romeo