Spiragli di mobilitazione giungono dal comitato in difesa dell’ex tribunale di Rossano in via di definitiva smobilitazione. DOMANI alle 19.30, sotto il portico del presidio giudiziario di viale Santo Stefano si terrà un incontro tra i rappresentanti del comitato e chiunque intenda dare un contributo a una partita ritenuta ormai persa, grazie al disimpegno di organi dello Stato. L’unica arma democratica che rimane è la protesta civile. Non ci sono altri mezzi e/o strumenti.

I fatti al momento dicono questo. Occorre farsi sentire, l’eccesso di delega non ha prodotto risultati. Su Rossano è stata posta la parola “fine”, senza una ragione, senza un motivo. Le gravi ripercussioni post chiusura stanno determinando effetti nefasti: aumento dei costi di giustizia, precarizzazione di avvocati, isolamento sociale ed economico del centro storico, declassamento di servizi e prestazioni. In bilico nei prossimi mesi la presenza delle sedi della polizia stradale e della guardia di finanza. E non è da escludere negli anni prossimi un graduale depotenziamento della compagnia dei carabinieri e del commissariato di pubblica sicurezza, le cui presenze sono organiche al tribunale di Rossano.Vanno via i sistemi di sicurezza, i presidi di giustizia. Lasciano però in piedi il carcere, chissà perché, quello rimane, non si tocca! Occorre riscoprire il sentimento dell’indignazione, non ci sono altre soluzioni. Ai sindaci il compito di essere i timonieri della nuova protesta, basta demandare ai parlamentari che hanno dimostrato scarso potere contrattuale. Anzi nullo! Un giovane avvocato mediamente, e deve ritenersi fortunato, riesce a racimolare un reddito pari a circa 10mila euro annui. Aumentano i costi nella tenuta di uno studio professionale, di aggiornamento, di partecipazione ai corsi necessari per l’inclusione in albi specialistici o per divenire cassazionisti. C’è chi pensa di appendere le toga. E all’età di 40/45 anni se non oltre, è davvero dura. A tutto questo lo Stato ha risposto: chiudiamo il tribunale di Rossano e diciamo ai giovani e meno giovani di farsi 150 chilometri per raggiungere Castrovillari. Ed è inutile soffermarsi sulla mobilità inadeguata dal punto di vista strutturale, nonché sull’inesistente servizio pubblico. Oggi più che mai è richiesta la partecipazione di tutti. Chi resterà a casa sarà connivente con il sistema e con chi ha voluto la chiusura. Occorre mettere a nudo i protagonisti di questa scellerata scelta! Capire cosa si cela dietro una supposta “cabina di regia”. I silenzi maturati in questi ultimi anni fanno il gioco di chi ha avallato la chiusura. Ora basta! E, nei prossimi giorni, si farà in modo di mettere in luce i tanti misteri che ruotano attorno a questa triste e squallida vicenda. Al coordinamento della pagina facebook “IO NON CHIUDO” il plauso di tenere accesa la speranza della protesta, così come ai componenti il comitato in difesa del presidio giudiziario. Lasciarli soli è un atto di viltà!