La decisione del Tar Lazio emessa nei giorni scorsi  risolve la madre di tutte le questioni poste presso i diversi Ordini forensi d’Italia, perché dichiara illegittime alcune disposizioni del DM sul sistema di voto per le elezioni dei Consigli, sull’accertato contrasto con la legge fondamentale e con principi costituzionali. In parole semplici col sistema annullato non veniva garantita la partecipazione delle minoranze negli organi elettivi.

Ed in effetti è quanto accaduto a Castrovillari, dove una sola lista ha conquistato la totalità dei posti in Consiglio. Uno dei motivi di ricorso al Consiglio Nazionale Forense proposto da alcuni avvocati riguarda proprio questo profilo.
Sul piano logico e del buon senso, prima ancora che giuridico,  c’è quindi uno stretto collegamento tra la sentenza del Tar ed il procedimento innanzi al Consiglio Nazionale Forense ed è su questo piano che occorrerebbe ragionare, svestendosi dei panni di avvocato ed evitando di discutere di cavilli giuridici.
Bisogna prendere atto che non esiste una coscienza unitaria per la rappresentanza del nuovo Foro. Una gran parte della componente dell’Avvocatura di provenienza rossanese, si passi la semplificazione lessicale, non ha ancora accettato la soppressione del Tribunale bizantino. L’unificazione non si attua con decreto, ma necessita di un processo lungo, ancor più se l’origine di quella unificazione è vissuta da una parte come un sopruso ed un’ingiustizia.
Perciò crediamo che la preparazione, la marcia di avvicinamento a quelle elezioni sia stata completamente sbagliata, e l’ultima cosa che può tornare utile oggi è la ricerca delle responsabilità individuali, anche perché in vicende del genere è l’obiettività delle situazioni a parlare ed a denunciare i limiti.
Sta di fatto che i due ex Fori si sono sostanzialmente presentati l’un contro l’altro schierati, formando liste con una visione tattica e non strategica sul ruolo da svolgere a risultato conseguito, e con l’ex Foro di Rossano ancora una volta diviso : probabilmente per la non esatta percezione degli  effetti del sistema elettorale, per come testimoniato  dalla circostanza dell’assoluta prevalenza dei voti di preferenza su quelli di lista. Con molti candidati delle liste avversarie a quella vincente  che hanno preso più voti individuali di chi poi è divenuto Presidente dell’Ordine. Una vera anomalia nell’anomalia.
 Insomma l’esperienza di Castrovillari ha dimostrato nei fatti, più di qualunque sentenza del Tar, l’abnormità di un sistema di voto che consente, al di là delle buone intenzioni degli eletti,   l’instaurazione di una dittatura non importa se della maggioranza o della minoranza. Con seri problemi sulla riconoscibilità di una legittimazione a rappresentare.
Il risultato elettorale è stato indubbiamente un trauma e sarà stato anche una delusione per chi ha partecipato direttamente alla competizione. Ma tutti non potevano non percepire che la situazione creatasi avrebbe paralizzato di fatto l’azione dell’Avvocatura per i prossimi anni, priva di una strategia comune che di solito si stabilisce al di là dei ruoli di maggioranza e minoranza.
 I primi mesi ne sono stati la prova provata.
La proposizione del ricorso va  dunque  visto oltre che come  il momento catalizzatore delle delusioni e delle rivincite, anche e soprattutto come strumento per lasciare aperto uno spazio di dialogo e di ripensamento di alcune posizioni assunte dalle varie parti.
Ma ci vogliono atti di disponibilità, che invero sono fin qui mancati. Non si può  non ricordare che nella preparazione della consultazione sono state rigettate talune  richieste legate ai tempi ( maggiori) ed alle modalità ( la costituzione di un secondo seggio decentrato) per l’espressione del voto; ma soprattutto – contrariamente a quanto avvenuto in moltissimi altri fori italiani – si è negato il rinvio dopo che il Consiglio di Stato aveva sospeso l’efficacia di quelle norme poi annullate dal Tar del Lazio nel merito e definitivamente, con espresso richiamo alla posizione del Consiglio di Stato.
Cioè – profilo abbastanza grave – a Castrovillari si è votato applicando norme che erano già state sospese dal massimo organo di Giustizia amministrativa : circostanza che pone problemi sulla stessa validità degli atti che l’Organo così eletto va emanando.
Ed allora non da avvocati, ma da cittadini democratici non può non prendersi atto che a Castrovillari vi è un Consiglio dell’Ordine eletto sulla base di norme illegittime, prima sospese e poi annullate, e soprattutto che tanto non ha consentito e non consente la partecipazione delle minoranze.
Non  c’è bisogno che altri lo sanciscano o lo neghino.
Ed allora, nelle more  che il Ministero adegui le norme alla sentenza emessa e prima che il Consiglio Nazionale forense esamini la controversia, è opportuno che il Consiglio dell’Ordine di Castrovillari compia dei gesti di distensione e di apertura,  riconosca la situazione di difficoltà venutasi a creare e manifesti la volontà di porvi rimedio in un clima di concordia, favorendo una profonda discussione nell’Avvocatura con un respiro strategico sul ruolo e sulla funzione da svolgere,  e preannunciando il percorso da seguire e gli atti da compiere per giungere nei tempi giusti a   nuove e legittime elezioni.