FONTE: alfonsobombini.wordpress.com
Voleva unirsi ai miliziani dell’Isis, ma adesso è rinchiuso nella sezione “Alta sicurezza 2” del carcere di Rossano Calabro. Nel destino dell’aspirante jihadista, Noussair LOUATI, convivono le due capitali bizantine d’Italia. Il 28enne tunisino è stato arrestato il 22 aprile scorso dalla Digos a Ravenna, città nella quale si è infranto il sogno fondamentalista di raggiungere quella parte di Siria in mano agli uomini del califfo Al Baghdadi.

Nella sezione speciale della struttura penitenziaria di Rossano sono già reclusi alcuni detenuti legati ad Al Qaeda accusati di terrorismo internazionale. Il nuovo “foreign fighter” è il primo “inquilino” a voler combattere sotto le bandiera nera. Sono stati Facebook e Skype a tradire il giovane tunisino. Gli uomini delle forze dell’ordine avrebbero scoperto il suo piano per raggiungere il fronte mediorientale. In alcune conversazioni on line il 28enne avrebbe avuto dei contatti con Abou Jihad Asab, militante palestinese attivo a Yarmouk, campo profughi molto vicino a Damasco. Noussari parlava di «Jihad per Allah» nelle sue lunghe telefonate. In altre circostanze non faceva mistero di «volere alzare la bandiera del Profeta sulla torre di Pisa e conquistare Roma».

Tutto era pronto per il grande salto. LOUATI aveva già acquistato il biglietto di sola andata per la Turchia. Da lì avrebbe cercato di raggiungere la frontiera con la Siria, nota al grande pubblico grazie a Kobane, città simbolo della resistenza curda alle armate del califfo. Le autorità tunisine non hanno rilasciato il passaporto al giovane affascinato dalla lotta armata, costretto poi a cambiare i suoi piani: avrebbe tentato di lasciare il Belpaese per organizzare dalla Germania la sua fuga tra i guerriglieri dello Stato islamico della Siria e del Levante. La storia del piccolo spacciatore partito da El Fahs ha fatto tappa a Lampedusa. Il viaggio in Italia è iniziato insieme ai migranti in fuga da guerre e povertà. Però LOUATI ha messo in crisi la vulgata collettiva secondo la quale i barconi della speranza non trasportano terroristi o presunti tali. Eppure le autorità italiane hanno sempre avuto una posizione molto sfumata sull’argomento. La Calabria, luogo di sbarchi continui, invece potrebbe confermarsi terra a rischio. Dopo l’assalto sanguinario alla redazione di Charlie Hebdo sono stati gli stessi servizi segreti italiani a evidenziare in rosso la punta dello stivale. Nel rapporto stilato dagli 007 proprio la moschea di Sellia Marina in provincia di Catanzaro era indicata come un luogo particolarmente vocato alle infiltrazioni terroristiche.