Con la “nuova” legge elettorale, se sarà approvata così com’è, il territorio della Sibaritide, subirà l’ennesima beffa. Sull’argomento interviene l’avvocato Amerigo Minnicelli, presidente del Comitato 100 associazioni per la fusione di Corigliano e Rossano, il quale rimarca quanto sia necessaria l’adozione della delibera da parte del consiglio comunale di Corigliano, per evitare ulteriori scippi al nordest calabrese.

“Il governo – dice Minnicelli – nell’attuare la Delega per i collegi, ha imboccato la scorciatoia riadattando il “Mattarellum” per accantonare il sistema uninominale dove ciascun collegio eleggeva il suo deputato. Dopo il “Porcellum”, che aveva reintrodotto il “proporzionale”, il nuovo “Mattarellum” così pensato penalizzerà i collegi più grandi come Rossano, Corigliano e Castrovillari. Infatti, se si osserva la cartina, Cosenza e Rende, sono sì spartite in due ma con collegi piccoli e fortemente identitari. In pratica i candidati cosentini andranno a svolgere la propria campagna elettorale al massimo a Lappano e quelli rendesi a San Fili, mentre i rossanesi si bilanceranno tra San Giovanni in Fiore ed Acri e i coriglianesi tra Rocca Imperiale e Plataci. Territori vastissimi per niente identitari dove anche altri candidati “attingeranno” a preferenze che finiranno nel collegio unico per essere assegnati in proporzione alla percentuale della Lista d’appartenenza e secondo il premio di maggioranza. Del resto sappiamo bene quanti deputati ed a chi, abbia assegnato il “Porcellum”. Il decreto legislativo è stato già emanato in silenzio lo scorso 7 agosto e già questo mal cela le intenzioni”.

A detta di Minnicelli, tra i referenti del Comitato 100 associazioni che per primo ha sollevato la questione però, questo processo potrebbe mutare segno se ci fosse anche “il solo avvio del procedimento del progetto di fusione tra Rossano e Corigliano con l’approvazione delle due delibere consiliari (e non di una sola) perché, in base alle disposizioni contenute nella Legge Delega parlamentare, se Corigliano deliberasse l’atto d’impulso, si indurrebbe il Governo a rivedere la ”mappatura” attuale dei collegi che riporta non poche contraddizioni per evitare ricorsi alla Corte Costituzionale”.

Mappatura che non considera i criteri stabiliti dalla legge “ovvero l’omogeneità economico-sociale e storico culturale, la continuità territoriale, la difesa delle minoranze linguistiche come, ad esempio, quelle albanesi”.

“Considerato che la popolazione media per seggio è di circa 97 mila elettori, il collegio jonico sarebbe dovuto essere il risultato dalla somma della popolazione dei due comuni Corigliano e Rossano in corso di possibile fusione, ma comunque inquadrabili nella legge, con l’aggiunta di altri comuni verso l’Alto o il Basso Jonio. Ciò comporterebbe – sottolinea ancora il presidente del comitato – una quasi certa rappresentanza in Parlamento per la città unica ed una redistribuzione dei carichi demografici negli altri collegi”.  

“I giochi definitivi non sono ancora fatti – spiega Minnicelli – fin tanto che la Legge elettorale non sarà definitivamente approvata e il processo di fusione proseguirà con l’adozione della seconda Delibera. Il Governo sarebbe , in sostanza, costretto ad una revisione dei Collegi almeno in Calabria proprio per evitare l’intervento della Corte Costituzionale. Ciò potrebbe portare, perché no, ad un collegio jonico – silano – pollinico da una parte, uno tirrenico dall’altra, con al centro della provincia un terzo e un quarto collegio”.

Amerigo Minnicelli conclude con un quesito, rivolto prevalentemente all’Amministrazione ausonica: “Se Corigliano avesse deliberato, avrebbe potuto il Governo, ai sensi della Delega lasciare le cose per come furono composte “a tavolino” nel lontano 1993?”.

 

In attesa che l’amministrazione coriglianese convochi – se mai lo farà – il consiglio comunale per discutere la delibera di fusione, che per come aveva annunciato si sarebbe dovuto tenere entro metà settembre, il comitato sta per intraprendere l’iniziativa della raccolta delle firme.

Luca Latella