Sanità sempre più assurda. 

Per responsabilità civile e morale – scrive Ernesto Rapani in una lettera aperta indirizzata al Commissario regionale alla Sanità, Massimo Scura e per conoscenza ai sindaci di Corigliano, Giuseppe Geraci e di Rossano, Giuseppe Antoniotti – ci corre l’obbligo denunciare e portare a conoscenza della comunità un ennesimo caso medico penalizzato dal servizio sanitario erogato da una Piana di Sibari che conta 200 mila abitanti, due ospedali “a metà” e mezzo posto letto disponibile ogni cento abitanti quando la legge ne obbliga quattro ogni cento.

Non spetta a noi certamente catalogare la vicenda nella casistica “malasanità”. Di certo fa riflettere e dovrebbe far riflettere chi oggi gestisce la sanità locale e regionale, nella speranza che anche loro non si debbano mai trovare a dover “combattere” ogni giorno per un diritto sacrosantamente sancito e garantito (?) dalla Costituzione.
Questi i fatti.
Un paziente al quale è stato trapiantato il fegato oltre tre mesi fa, ha bisogno di fare delle analisi urgenti per capire meglio se la pillola “antirigetto” “Tracolimus” stia assolvendo al suo compito o meno.
Si rivolge, quindi prima all’ospedale di Rossano e poi a quello di Corigliano, dai quali riceve risposte evasive, per quanto soprattutto sgarbate. E nelle quali si sottolinea che non spetta ai due nosocomi la competenza di un’analisi clinica di questo genere e che ci si deve rivolgere a centri analisi privati.
Il paziente trapiantato, pur incassando, nel frattempo, la disponibilità delle autorità che si dicono pronte a sostenerne i bisogni come a tutti i cittadini, ad oggi non riesce ad ottenere risposte sulle analisi che deve effettuare.
L’ultima tappa dell’Odissea la registriamo nella giornata di ieri: il paziente chiede udienza alla direzione sanitaria del “Giannettasio”, risultante assente. Invitato a rivolgersi al “Compagna” di Corigliano, da qualche dirigente, riceve la promessa di ottenere quanto gli spetta. Ovvero che qualcuno effettuerà le analisi che poi saranno trasportate, con un mezzo dell’Asp, presso l’ospedale di Castrovillari, l’unico in “zona” predisposto per questo genere di analisi cliniche.
A ben vedere si tratta di un caso, l’ennesimo in una miriade, che mette in crisi la Sanità nostrana solo per un “banalissimo” ma essenziale esame del sangue. 
Al commissario alla Sanità regionale chiediamo: “E’ mai possibile che una società che si definisce civile possa subire questo trattamento? Le sembra giusto che un paziente trapiantato sia rimpallato in questo modo?” 
Tanto dovevamo per coscienza, con la speranza che chi ci governa – senza interessi privati – apra gli occhi.

Ernesto Rapani
Dirigente nazionale di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale