Nel marzo 2011 in occasione del terremoto del Giappone il vice presidente del CNR Roberto de Mattei ai microfoni di Radio Maria aveva spiegato questo evento catastrofico alla luce della filosofia e della teologia cristiana. Per meglio spiegare questi concetti l’illustre accademico aveva fatto ricorso ad un piccolo libricino pubblicato all’indomani del terremoto di Messina del 1908 dall’allora vescovo di Rossano mons. Orazio Mazzella, poi promosso ad arcivescovo metropolita di Taranto.

In questo scritto mons. Mazzella aveva argomentato sulle varie ragioni per cui Dio poteva permettere le catastrofi come i terremoti o le guerre, ordinandoli in un certo senso secondo i fini della propria Provvidenza, cercando di avere anche dalle cose cattive dei risultati positivi. Le parole di de Mattei e le teorie di Mazzella furono subito messe sotto accusa dai giornali nazionali e da molti ricercatori richiedendo anche l’intervento dell’allora arcivescovo di Rossano-Cariati, attualmente ordinario militare per l’Italia, mons. Santo Marcianò. Dopo quelle polemiche un recente saggio dello storico Giuseppe Ferraro (lo studioso, dell’Università di San Marino, non è nuovo ad occuparsi di questi temi soprattutto in riferimento alla guerra solo nel 2015 ha pubblicato con Mondadori un saggio sulla neutralità e poi un lavoro dal titolo Dalle trincee alle retrovie) ripropone di nuovo la questione, spiegando attraverso una dettagliata ricerca la posizione e il pensiero di mons. Orazio Mazzella nei confronti ad esempio della Prima guerra mondiale. Il saggio sarà pubblicato in una raccolta di studi in memoria di Pietro Borzomati, professore ordinario di Storia contemporanea, con il titolo di Patria celeste e patrie terrene: l’arcivescovo Orazio Mazzella e il suo catechismo per la Grande guerra. La raccolta di ha come titolo La Calabria dell’Unità al secondo dopoguerra. Liber amicorum in ricordo di Pietro Borzomati, curato dal Professore Sergi (già professore di storia del giornalismo presso l’Università della Calabria e ora presidente dell’ICSAIC) e accompagnato dalla prefazione di Giuseppe Caridi (professore ordinario di storia moderna press l’Università di Messina) pubblicato sotto il patrocinio della Deputazione di Storia patria per la Calabria. Nel saggio Giuseppe Ferraro sottolinea come «Nei dieci mesi di neutralità generalmente nel mondo cattolico era prevalsa una linea di attesa e di speranza che l’Italia rimanesse neutrale». A proposito delle posizioni di Mazzella Ferraro specifica che per quanto riguardava il discorso sulla guerra dei vescovi la posizione teoretica di mons. Orazio Mazzella sembrava essere nel panorama regionale un caso rilevante. Infatti con la sua opera Mazzella cercava sì di spiegare la guerra in una chiave cristiana, ma tentava anche di mobilitare il fronte interno che mostrava segni di cedimento, non solo a livello politico-militare». In occasione del centenario della Grande guerra saggi del genere sono destinati a costruire un dibattito sulle posizioni assunte dalla Chiesa negli anni 1914-1918 e soprattutto spiegare come conclude Ferraro “future intese” con Stato italiano.

Annalisa Alvisio