“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. A cosa serve l’articolo 32 della Costituzione nella piana di Sibari? A quanto pare a nulla.

Fra i corridoi del “Giannettasio” raccogliamo dati preoccupanti, allarmanti, paurosi. Presto, ci dicono, una delle quattro Utic (unità di terapia intensiva cardiologiaca) presenti in provincia di Cosenza, dovrà chiudere battenti per quella strana filosofia dell’abbattimento dei costi, e non degli sprechi. Cosenza, Rossano, Paola-Cetraro e Castrovillari: una di queste Utic serrerà le porte. Qualcuno scommetterebbe, bandendo le facili ironie, su quale di queste sarà “soppressa”. Nel frattempo, giusto per gradire, a Rossano si chiudono la metà dei posti letto in Ortopedia.

Sanità sempre più allo sbando, dunque. Ascoltare le testimonianze degli “addetti ai lavori”, dei medici e degli infermieri professionali, fa accapponare la pelle. “Locali sudici”, e quello si vede a “occhio nudo” e poi una serie infinite di carenze materiali: dai farmaci salvavita alle lenzuola, passando per il cotone idrofilo. Per non parlare delle “apparecchiature” perennemente guaste. 

“Ogni giorno qui rischiamo la vita – racconta un medico –  perché a parte i turni massacranti per carenza di personale, non esiste privacy. Al pronto soccorso tutti si infilano da tutte le parti, non abbiamo farmaci e siamo costretti a dover lottare come dannati per individuare un posto letto in caso di ricovero. Per dei casi di rottura del femore ad anziani abbiamo dovuto mandarli a Catanzaro e magari è gente sola o con la famiglia impossibilitata a fare assistenza. Proprio di recente, per esempio, i posti letto di Ortopedia sono passati da 18 a 9. Perché? Manca il personale e, udite udite, il lettino ortopedico è rotto”.

La denuncia di questo medico è drammatica. “Siamo senza lenzuola, con macchinari fuori uso e senza laboratorio analisi da quattro giorni”. In sostanza un paziente che giunge all’ospedale di Rossano, pur dotato di Utic, per delle analisi del sangue utili ad individuare enzimi cardiaci che evidenziano l’infarto, deve attendere che, comodamente, un’ambulanza accompagni le provette a Corigliano, per poi far ritorno a Rossano dopo essere state analizzate. Tempo necessario? “E chi lo sa”, è la risposta.

Ma ciò che più preoccupa il personale di Rossano è la qualità generale del servizio erogato. “Mentre qui tutto si livella verso il basso, Castrovillari viene potenziato. Dalla cardiologia sono costretti ad inviare i pazienti a Cosenza: è normale, dunque, che Cosenza sia potenziato e noi no. Si pensava che con la chiusura di Cariati e Trebisacce avrebbero rafforzato gli ospedali di Rossano e Corigliano ma non è così. Purtroppo le decisioni le prendono i politici e non chi si occupa sul campo della materia. Sballottano reparti di qua e di la senza sapere, ad esempio, che l’unità neonatale deve avere la rianimazione. Che ci sia un disegno – si chiede – ben definito per affossare la Sibaritide?”.

Il medico ne fa una questione politica, anche quando si tratta l’argomento Ospedale della Sibaritide. Al quale non crede. “Ipotizzando che, prima o poi, lo si farà, perché l’ospedale di Rossano, nel frattempo, deve rimanere in queste condizioni? Non credo sia questione di spazi nuovi. Qui abbiamo camere e piani inutilizzati. Il problema, dunque, non è strutturale ma legato all’ottimizzazione delle risorse umane. Tra poco si partirà con le promesse da campagna elettorale ma i cittadini meritano risposte certe, adesso, non domani o chissà quando”.

Dito puntato contro la politica, dunque. Incapace di tutelare il bene comune locale a vantaggio di altre aree della provincia.

L’unica speranza, insomma, rimane lottare o… non ammalarsi.

Luca Latella