Servono strumenti e personale.
La discussione sugli eventuali spostamenti dei reparti, anche a causa della mediocrità imbarazzante della classe politica di Rossano e Corigliano, continua a ruotare intorno ad zuffe di campanile tra le due città più importanti del comprensorio, zuffe utili solo alla propaganda elettorale. Quanto si è già verificato per la questione di ginecologia-ostetricia si sta ora ripetendo per il reparto di chirurgia di Rossano a seguito del pensionamento del primario di riferimento.

In primis mi chiedo come sia possibile spendere centinaia di migliaia di euro, tra azienda sanitaria ed ufficio del commissario, per una struttura amministrativa che riesce ad essere colta di sorpresa dall’imprevedibile pensionamento di un primario: una disorganizzazione costosissima ed imbarazzante per ogni calabrese. In fondo tutta questa discussione sulla eventuale chiusura del reparto di chirurgia di Rossano è stata generata proprio da questo.

Nel merito invito tutti a smetterla di continuare a tirare la coperta tra Rossano e Corigliano: è la stessa logica con cui l’inadeguata classe dirigente – a tutti i livelli – ha favorito la chiusura degli ospedali di Cariati e Trebisacce in virtù di un accentramento ottuso e deleterio. Le conseguenze di quelle chiusure le stanno pagando amaramente i cittadini dell’intera fascia ionica.

I burocrati del carrozzone sanitario regionale inscenano volontariamente queste baruffe di campanile per spostare l’attenzione e nascondere le profonde lacune del proprio operato. Il vero problema è che i reparti, ed in particolare quelli di Chirurgia, sono clamorosamente sotto dimensionati. Stiamo parlando di un bacino di utenza di almeno 110 mila persone a carico di un numero di medici ed infermieri ridicolo ed intollerabile: a questo deve dare risposte il commissario Scura.

L’idea di chiudere, di punto in bianco, il reparto di chirurgia di Rossano è semplicemente una scemenza e ritengo che questa ipotesi, alla fine, verrà scartata. Tuttavia restano altri enormi problemi.

Già chiudere il reparto di ginecologia-ostetricia e spostarlo interamente a Corigliano privo di centro trasfusionale, sala rianimazione ed elisoccorso nelle vicinanze fu una scemenza. Mentre qualcuno si preoccupa del “codice fiscale”, oggi abbiamo mezzi del 118 che, piuttosto di rispondere alle emergenze, fanno avanti ed indietro tra Rossano e Corigliano per portare le provette necessarie ai parti. La verità è che senza un reparto funzionante, sempre più persone preferiranno partorire a Cosenza o Policoro, in strutture pubbliche o private.

L’emigrazione sanitaria, per ogni tipo di intervento o prestazione, è un fenomeno sempre più diffuso e preoccupante, causato dai livelli assistenziali bassissimi e la cui responsabilità è totalmente a carico delle istituzioni regionali e governative.

Le comunità di Rossano, Corigliano e di tutto l’arco ionico, da Cariati a Trebisacce, stanno subendo un piano criminale ed usufruiscono di una offerta sanitaria molto al di sotto del livello minimo di civiltà.

Questa situazione è ben nota al commissario Scura ed alla sua struttura, i quali sono ben consapevoli del fatto che l’unico modo per iniziare a sopperire a questa situazione è l’integrazione del personale medico ed infermieristico oltre che l’investimento nelle strutture ospedaliere e nella strumentazione: basta a tutti questi fumosi ed inutili accorpamenti, spostamenti, capriole, chiacchiere. Serve personale.

Non si dica che è un problema di costi: in questi anni l’azienda sanitaria è stata capace di chiudere nella zona due ospedali, di accorparne altri due, ma continua a pagare affitti mega galattici per palazzi semivuoti e ad inscenare concorsi ad personam. Se il commissario Scura ed i suoi collaboratori non hanno l’autorevolezza di intraprendere questa semplice strada, sarebbe il caso che si facciano da parte.

Flavio Stasi