Con 18 voti favorevoli e 4 contrari il Consiglio comunale di Corigliano ha approvato la delibera di fusione con il comune di Rossano.

Una data certamente storica per l’intera Piana di Sibari perché ad un anno dall’approvazione dell’atto deliberativo di Rossano, la palla passerà ai cittadini.

Saranno, infatti i rossanesi e i coriglianesi a dover decidere in merito alla fusione. Il si oppure il no sarà dunque sancito dalle urne appena la Regione Calabria indirà il referendum popolare.

È sufficiente la mera delibera in se, tuttavia, per innescare tutta una serie di meccanismi che a cascata apporteranno notevoli benefici per le due città che, amministrativamente parlando, diverranno una unica, e per l’intera area, che in un futuro non troppo lontano potrà divenire “area vasta”: le nuove province pensate e volute dalla Legge Del Rio.

Con 80 mila abitanti, Corigliano-Rossano si piazza al terzo gradino del podio delle città calabresi dopo Reggio Calabria e Catanzaro. Ne deriverà un’autorevolezza anche politica da sempre strappata e negata con la forza delle elezioni a questa terra. Una terra da sempre portatrice di voti che da oggi sarà autonoma.

La sfida, certo, è improba; sarà dura e difficile abbattere steccati ideologici  e pregiudizi storici. Sarà ardua demolire convinzioni anacronistiche e fuori luogo nel 2016 e far comprendere alle due cittadinanze che nessuno toccherà loro la coriglianesità o la rossanesità poiché i benefici della fusione sarà certo amministrativa, ma anche culturale, nel tempo.

I vantaggi saranno notevoli, dicevamo: a partire da un collegio unico per le elezioni alla Camera. Ciò significa che giocando bene le proprie carte quest’area avrà sempre una rappresentanza in Parlamento, sempre negata fino ad oggi per colpa dei beceri giochetti della politica, anche nostrana a volte.

Soldi per lavori pubblici, lavoro, cantieri ed un’autorevolezza politica nonostante l’incapacità politica di autogestirsi, questa terra li strapperà a suon di numeri.

Con l’approvazione delle due delibere – Rossano, lo rammentiamo, ha già approvato lo scorso 16 gennaio 2015 – i benefici saranno immediati. Così come dovrà essere immediata la sfida educativa, cioè far comprendere alle due città che l’operazione fusione non invaderà la sfera delle culture e delle tradizioni che nessuno vuole violare, bensì unirà le forze ed è notorio che l’unione fa la forza.

Il Consiglio comunale appena conclusosi a Corigliano, ha mostrato grande maturità nonostante qualche consigliere comunale si sia arrogato diritti che non gli competono perché non spetta a loro decidere se Rossano e Corigliano si possono fondere ma al popolo, che è sovrano.

Interessanti e qualificati gli interventi di Giuseppe Turano (rappresentante della maggioranza di governo per “Città virtuosa”), Francesco Sapia (minoranza, M5S), Giovanni Torchiaro (Pd/Corigliano bene comune) ed ovviamente del sindaco Giuseppe Geraci.

Il primo cittadino, nel tirare le orecchie agli “acidi”, dopo un anno ha cambiato mutato, maturamente, modo di vedere le cose e urlato “siiii!” al momento del voto nominale.

Rimane un pizzico di rammarico legato a quei “no” che un anno fa erano “si” e firmatari di richieste di consigli comunali per approvare la delibera, oggi divenuti inspiegabilmente dei dinieghi.

Si badi bene, non dei “no” puri e semplici legati alla idea di fusione, ma “no” alla volontà di delegare al popolo la decisione, perché di questo mero passaggio politico-amministrativo si discuteva ieri sera.

La storia si ricorderà anche di loro? È probabile di no perché rammenta sempre i vincitori. Dovranno spiegare ai loro elettori, però, perché avrebbero voluto assumersi ruoli e compirti che non competono ad un Consiglio comunale.

Per la mera cronaca, e per la storia di questa terra, i 18 “si” sono stati declamati dai consiglieri Angelo Caravetta, Maddalena Avolio, Adriano Primavera, Giampiero Dardano, Giuseppe Turano, Francesco Algieri, Francesco Bruno, Antonio Ascente, Fabio Olivieri, Yole Sposato, Demetrio Mauro, Pasquale Magno, Alfio Baffa (maggioranza), Francesco Sapia, Giovanni Torchiaro, Giovanni Spezzano,  Carmen Fusaro e dal sindaco Giuseppe Geraci. A parte gli assenti Giorgio Aversente, Luigi Altomonte e Ida Gattuso, i “no” sono giunti da Gioacchino Campolo (Liberi Ausoni), Elvira Campana e Giorgio Triolo (Ndc), Francesco Madeo (Riferimento Popolare, ex Udc).

La storia, se ne ricordi. Come ricordi i 25 voti all’unanimità fatti registrare un anno fa dal Consiglio comunale di Rossano. 

Luca Latella