Si farà, non si farà?

E’ dal 2007 che da queste parti si gioca a sfogliare la margherita. Undici anni di limbo, passati dall’ordinanza di protezione civile prima e della presidenza del Consiglio dei ministri (era il 21 dicembre 2007) poi, per sbattere oggi contro un muro che appare insormontabile.

I guai giudiziari della Tecnis, altro non hanno fatto che minare, crepare ulteriormente le fondamenta di cristallo dell’ospedale della Sibaritide da sempre impantanato nell’elefantiaca burocrazia.

Per comprendere meglio che aria tiri attorno a questo polo sanitario di eccellenza, previsto in contrada Insiti – terra di mezzo fra Corigliano e Rossano – basterebbe riavvolgere il nastro dell’iter procedurale e parallelamente rivedere il film della politica, locale e regionale, piena, densa di promesse mai mantenute.

I governi regionali si succedono ma nessuno cava il ragno dal buco: tutto inizia nel 2007, poi fino al 2011 (il 9 maggio la Regione pubblica il bando di gara) il tempo passa fra progetti da mutuare (dall’Asl di Modena), siti, espropri, vincoli naturalistici, balletti della politica, tira e molla fra commissari alla sanità e governo centrale, firme sui decreti.

Quando tutto sembra volgere al meglio, ecco l’ennesimo intoppo: la prima gara va deserta. Ci si riprova e vince la Tecnis. L’appalto è datato 7 novembre 2013 ma presto iniziano a subodorarsi i problemi. Si mormora che non ci sia la copertura e che il progetto iniziale da 350 posti letto, passi a 250. Si mormora anche la Tecnis stia tentando di mettere su una associazione temporanea di imprese con la seconda in graduatoria. Pian piano emergono sempre di più i problemi attorno alla società siciliana ed il tempo passa nel silenzio assordante della Regione, storicamente sempre troppo lontana dalla Sibaritide.

La politica, nel frattempo, fa – o meglio, non fa – il suo corso. L’allora deputato Dima, un giorno si e uno no scrive interpellanze ai ministeri, i sindaci dell’area urbana premono, gli altri nicchiano.

A minare ulteriormente le fondamenta dell’Ospedale nuovo, innestare il forte dubbio dell’ipotesi di complotto, ci pensa la deputata grillina Dalila Nesci, dopo una passeggiata negli ospedali locali, già al collasso per un bacino d’utenza di 200 mila anime. “Uno dei quattro nuovi ospedali della Calabria – dice nell’aprile 2015 – sia costruito a Cosenza, piuttosto che nella Sibaritide,perché la struttura dell’ospedale cosentino dell’Annunziata non regge più”. Come a dire che nella Piana si può tranquillamente morire perché tanto il diritto alla sanità, calpestato tutti i santi giorni, non esiste più.

Luca Latella