Ill.mo Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella

Siamo qui a rappresentarLe una condizione di estremo disagio che da tempo si sta vivendo nel territorio dell’ex circondario del Tribunale di Rossano, soppresso con D.Lgv. 7.09.2012 n.155, a seguito del quale si è determinato l’accorpamento al Tribunale di Castrovillari. Inascoltate sono rimaste tutte le nostre richieste di revisione della decisione assunta, in quanto essa non solo non rispecchia le finalità contenute nel DL 138/11 ma va contro ogni logica ragionevole.

Il territorio su cui si estendeva la competenza del tribunale di Rossano presenta una serie di peculiarità che non sono state opportunamente tenute nella debita considerazione. Tra queste l’estensione del territorio e conseguente numero di abitanti, carichi di lavoro e indice delle sopravvenienze, specificità territoriale del bacino di utenza, anche con riguardo alla situazione infrastrutturale e non da ultimo il tasso di impatto della criminalità organizzata confermata dalla presenza di soggetti sottoposti al 41 bis e un Consiglio comunale sciolto per mafia.

Rossano, da considerare unica realtà con il confinante comune di Corigliano (è in corso la procedura di fusione – tot. 90mila abitanti), quindi, rispondeva a tutti i criteri oggettivi e omogenei espressamente previsti alla lettera b) comma n.2 dell’art.1 del DL 138/2011 e, pertanto, non poteva e non doveva essere soppresso.

Tra l’incredulità e l’amarezza, anche delle stesse istituzioni locali, della Chiesa e dei cittadini, il Tribunale di Rossano, che vantava una storia lunga 150 anni, è stato chiuso ed accorpato a quello di Castrovillari.

Una decisone che per l’intero comprensorio e le sue popolazioni è apparsa a tutti gli effetti come l’ennesimo atto di abbandono dello Stato per il Sud e la sue gente. Ci siamo sentiti lesi nella nostra dignità di cittadini e di uomini. Soprattutto nella misura in cui nessuno ha voluto ascoltare le nostre ragioni, oggettive e concrete, che esulavano dal mero intento campanilistico di vantare la presenza di un Tribunale nel proprio territorio.

Ci duole ricordare le parole pronunciate all’allora ministro Paola Severino che ha definito la riforma della giustizia come una riforma “epocale”, sottolineando nel suo discorso che al giorno d’oggi le distanze in Italia sono azzerate dai moderni mezzi di trasporto, tra cui i treni ad alta velocità.

Ebbene, illustre Presidente, a Lei va la nostra preghiera di valutare e tenere nella giusta considerazione quanto Le stiamo per rappresentare.

Sia perché risponde a verità e sia perché a questa lettera noi affidiamo le nostre speranze affinché lo Stato, di cui Lei è il capo sovrano, possa finalmente comprendere l’errore commesso e l’ingiustizia perpetrata ai danni di un intero territorio di oltre 134 mila abitanti.

A questi cittadini è stato negato il diritto alla giustizia.

 

Per raggiungere Castrovillari (Comune dell’entroterra di appena 22mila abitanti) non vi sono treni perché nella sede accorpante non esiste neanche una stazione ferroviaria! L’unica via di comunicazione è rappresentata per un tratto dalla Statale 106 jonica che, come Lei ben saprà, è stata definita la “strada della morte” e inserita nella lista delle strade più pericolose d’Italia, per poi imboccare la strada provinciale 534 da lunghi anni disagiata a causa di lavori in corso attualmente sospesi dopo un’inchiesta dell’autorità giudiziaria, e immettersi sulla strada provinciale 241, che presenta caratteristiche impercorribili derivanti da una ridotta carreggiata a doppio senso di marcia. Per i cittadini più disagiati diventa un dramma dare luogo a una semplice testimonianza. Attualmente l’area Jonica è collegata Castrovillari con n.2 pullman con partenze differenti : ore 5.30, ore 6.30. Entrambe le corse sono destinare a studenti e personale dell’amministrazione giudiziaria. I rientri sono previsti nel tardo pomeriggio. Ben si comprende che per qualsivoglia certificazione e/o attività giudiziaria va via un’intera giornata.

 

La stessa conformazione geografica del comprensorio della sibaritide rende disagevole e precario l’accesso dai numerosi paesi limitrofi e montani alla sede del Pollino. Quanto ora affermato era stato per altro confermato nella relazione di accompagnamento del Ministro Severino alle commissioni giustizia della bozza predisposta per la soppressione dei 37 tribunali quando ella ha avuto modo di affermare che in relazione alle specificità territoriali sottolineava una più marcata distanza tra Rossano e il tribunale provinciale accorpante .

Ed ancora, nel rapporto della Commissione Europea per l’efficienza della giustizia del 21 giugno 2013 , individuante le linee guida sulla revisione della geografia giudiziaria , a pag. 15 ,a proposito della necessità per gli Stati membri di salvaguardare alcuni presidi di giustizia in aree territoriali al di là e in deroga a determinati criteri, viene espressamente indicato il “caso dei 3 tribunali del sud Italia” (Caltagirone, Sciacca e Rossano ) “i quali pur essendo individuati per la chiusura sulla base delle loro dimensioni e prestazioni, sono stati successivamente salvati perché ritenuti in prima linea nella battaglia contro la mafia”.

Di fatto Caltagirone e Sciacca sono stati salvati, Rossano no!

Ma l’ingiustizia continua. Le Commissioni giustizia della Camera e del Senato dopo aver sottolineato la necessità di coniugare le esigenze di legalità al risparmio della spesa pubblica ed aver chiesto espressamente al Governo di esonerare dalla soppressione quei presidi che operano in zone ad alta densità di criminalità organizzata ed in particolare di non sopprimere nessuno dei 4 tribunali calabresi (Rossano, Castrovillari, Paola e Lamezia), avevano specificato che, ove proprio non fosse stato possibile mantenere tutti e 4 i tribunali, erano da salvaguardare prioritariamente quei territori con una maggiore distanza dal capoluogo di provincia.

Bastava quindi prendere una semplice cartina geografica per verificare che il Tribunale di Rossano doveva essere salvato perché era quello più distante.

Lo Stato ha anche dimenticato , (forse volutamente?) che Rossano è sede di casa di reclusione di massima sicurezza che è la terza della Calabria per grandezza e capienza, in cui sono ristretti nel settore di massima sicurezza 70 detenuti di fede musulmana, dei quali 21 condannati per il reato di terrorismo internazionale ( 1 ritenuto vicino all’Isis, mentre gli altri militanti di Al Qaeda , tutti con pena definitiva al 2026), tanto che il carcere rossanese è balzato agli onori della cronaca come la “Guantanamo d’Italia”.

E qui, proprio qui, dove la presenza dello Stato dovrebbe essere tangibile e percepibile da cittadini e criminali, si decide invece di chiudere un Tribunale, determinando il conseguente ridimensionamento delle forze di polizia e indotti vari.

Caro Presidente, in riva allo Jonio, oggi, si ha fatica a comprendere la parola “spending rewue” .

Nel suo nome ci hanno detto che il Tribunale di Rossano andava chiuso; allora, perché , oggi, dopo proteste, false promesse e tanta amarezza, ci ritroviamo a Castrovillari con due tribunali aperti? Qualcuno forse non vuole che si sappia che il nuovo Tribunale di Castrovillari, concepito per un bacino di utenza nettamente inferiore, non è adeguato ad accogliere la mole di lavoro proveniente dall’ex Tribunale di Rossano. Prova ne è che è stato necessario riaprire la vecchia sede, dichiarata inagibile, per ospitare gli uffici giudiziari, chiedendo finanche dei finanziamenti pubblici per procedere a una sua ristrutturazione, nonostante lo Stato avesse a sua disposizione la sede di Rossano perfettamente funzionante e capiente!

Allora qualcuno ci spieghi dove insiste il risparmio di spesa per le casse dello Stato se ad oggi abbiamo due tribunali aperti a Castrovillari e una richiesta di finanziamento per farli funzionare, accertato che vi è una istanza di impegno di spesa di 300 mila euro per inizio opere di restauro del vecchio edificio del tribunale di Castrovillari.

La Regione Calabria, per scongiurare la chiusura del Tribunale di Rossano, si era proposta di sostenere, unitamente al Comune, le spese di mantenimento del Palazzo di Giustizia rossanese.

Ma a quanto pare lo Stato preferisce spendere invece che risparmiare pur di non riaprire Rossano!

Perché è bene che Lei sappia che , ad esempio, tutte le attività di notificazione , sia per il tramite degli ufficiali giudiziari, con deprecabile rincaro di spese per il cittadino di oltre il 400%, sia per mezzo delle autorità di polizia giudiziaria, stanno comportando per lo Stato e per il cittadino insostenibili nuove spese, il tutto in evidente contrasto con lo spirito della riforma, ovvero realizzare risparmio di spesa e incremento di efficienza!

Ma la lista delle amarezze, dei diritti negati, dei soprusi subìti e delle giuste proteste inascoltate non si fermano qui.

E Lei, quale Garante della Costituzione italiana, deve quantomeno vigilare a che la giustizia non sia negata .

Ma la giustizia continua ad essere negata e calpestata se, come Le sarà facile verificare, un maxi processo di Mafia (Operazione Stop ) è stato trasferito a Cosenza perché l’aula Bunker ( che dista a 2 km dal “nuovo” Tribunale di Castrovillari) era inagibile poiché interessata da un’imponente allagamento, crollo della copertura e danneggiamento di tutti gli impianti dopo un banale e breve temporale.

Ancora la giustizia è negata perché nonostante qualcuno millanti efficienza e celerità nell’evasione dei processi, di fatto si assiste a fissazioni di prime comparizioni in materie urgenti ATP previdenziali depositate nel 2014/2015 al 2017/2018; cause non decise e rinviate per eccessivo carico di ruolo, fascicoli di nuove iscrizioni introvabili, fascicoli di procedimenti già istruiti persi, rinvii penali determinati dalla inadeguatezza dell’Ufficio di notifica sfornito di meccanizzazione ( dal 2000 praticato all’Unep di Rossano) per il mancato tempestivo carico ed allegazione al fascicolo della prova di comunicazioni, notifiche, avvisi, citazione a testimoni, imputati e parti del processo.

E la lista delle inefficienze è molto più lunga.

Il Tribunale accorpante, progettato per la sola utenza di Castrovillari, appare quindi del tutto insufficiente ad ospitare sia il materiale giudiziario che il personale proveniente dagli uffici di Rossano, il quale condivide spazi angusti e postazioni compresse. I magistrati sono costretti a condividere la medesima aula per lo svolgimento contemporaneo di più udienze. A tal proposito è emblematico il provvedimento del giudice del lavoro che è stato costretto, per la inadeguatezza dell’aula che ospitava due udienze diverse, a rinviare la trattazione di una parte delle proprie cause per impossibilità a trattare le stesse. In tal senso corre l’obbligo di evidenziare che nel dicembre del 2013 il Presidente del Tribunale accorpante ha inviato la relazione e i format ex art.37 Dlgv 98/11 (prot. n. 2301 del 16-12-2013) al Csm e alla Corte di Appello di Catanzaro da cui oltre ad emergere i dati indicati nella compilazione dell’allegato C della predetta relazione, lo stesso evidenziava la insufficienza delle risorse materiali ed in particolare “per effetto dell’accorpamento ex DLgs 155/12 “i benefici che si era previsto potessero derivare dalla consegna del nuovo palazzo di giustizia in termini di aumento degli spazi disponibili sia per la celebrazione delle udienze che per i magistrati e per le cancellerie sono minimi atteso che il palazzo di giustizia appena consegnato era stato progettato tenendo conto della piana organica del tribunale di Castrovillari ante accorpamento.”

Il notevole carico di lavoro del tribunale di Rossano, aggiunto al carico di lavoro del tribunale di Castrovillari sta provocando, di fatto, la paralisi totale dell’amministrazione della giustizia in entrambe le realtà, portando alla prescrizione di moltissimi procedimenti penali.

Non a caso, tra tutti i tribunali d’Italia, il Tribunale di Castrovillari è collocato, per inefficienza, da fonte ministeriale, al posto n 132 su 139.

Tutto ciò che abbiamo appena evidenziato è stato oggetto di numerose interrogazioni parlamentari al Ministro della Giustizia Andrea Orlando, già componente della commissione giustizia del Pd con l’allora ministro Severino.

Tra queste vi sono anche le interrogazioni del Senatore della Repubblica Enrico Buemi , le cui dichiarazioni necessitano almeno un attimo del suo tempo per una opportuna valutazione alla luce della gravità delle stesse.

Senza mai essere smentito o destinatario di querela alcuna, il Senatore Buemi ha dichiarato pubblicamente che “per chiudere Rossano sono state fatte carte false”.

Queste dichiarazioni sono state ampiamente rilanciate dalla stampa, ma non hanno incontrato la dovuta attenzione da parte delle Istituzioni, soprattutto dalla Magistratura che non ha inteso aprire un fascicolo per appurare la verità di quando asserito dal Senatore.

Ad oggi nessuno degli interrogativi posti dal Senatore Buemi ha ricevuto risposta da parte del Ministro Orlando, da anni trincerato dietro un silenzio assordante, nonostante da responsabile commissione giustizia del Pd aveva avuto modo di dichiarare alla presenza di cittadini, nonché dell’allora sindaco di Rossano, che il tribunale di Rossano aveva tutte e carte in regola per rimanere aperto e che l’unico Tribunale calabrese a” rischio chiusura” era quello di Paola distante da Cosenza soli 20km!

Potremmo continuare a tediarla per ore sulle scorrette azioni subìte pur di giungere non solo alla chiusura del Tribunale di Rossano, ma anche al mantenimento della sua soppressione nonostante sia evidente che si è in presenza di una ingiustizia di Stato.

Nel rispetto che ancora nutriamo verso le Istituzioni e consapevoli del ruolo primario di garante da Lei ricoperto, siamo a qui a chiedere un Suo interessamento affinchè le nostre ragioni siano giustamente rappresentate al cospetto di un Governo, ad oggi, sordo e cieco dinanzi ad una verità evidente e manifesta.

Non vogliamo continuare a sentirci abbandonati e dimenticati dallo Stato e rivendichiamo il nostro diritto di cittadini, anche se del sud, anche se della sibaritide, perché cittadini italiani!

L’aspetto non meno grave è l’azione arrogante esercitata dallo Stato nei confronti di chi in un batter d’occhio si è trovato senza lavoro: 17 unità addetti alla vigilanza e alla sicurezza, ultracinquantenni con famiglie a carico sono rimasti senza lavoro; i commercianti alcuni hanno avuto un abbattimento del 70% delle entrate, altri hanno abbassato le serrande; i precari di giustizia spalmati in sedi giudiziarie del Nord con un sussidio di 350euro mensili; avvocati e commercialisti, che dopo anni di studio e sacrifici, abbandonano le professioni per darsi all’insegnamento; gli investimenti a questo punto sprecati della pubblica amministrazione (1.2 milioni di euro) per la realizzazione di un’area parcheggio a supporto dell’ex tribunale. Chi risarcirà?

 

Presidente Mattarella almeno Lei ci degni di una risposta.

Se il tribunale di Rossano possedeva e possiede i requisiti previsti dalla Legge per restare in vita , perché è stato chiuso?

Se la Commissione Europea ha indicato il Tribunale di Rossano tra i tribunali “salvi” , perché è stato chiuso?

Se il ministro Severino ha dichiarato che il Tribunale di Rossano è più distante dal capoluogo di provincia , perché è stato chiuso?

Se le successive verifiche hanno evidenziato enormi disfunzioni e inefficienze conseguenti all’accorpamento, perché Rossano non è stato riaperto?

Se l’accorpamento ha comportato un aumento di spesa per le casse dello Stato e le tasche dei cittadini, perché Rossano non è stato riaperto ?

Se il Tribunale accorpante, per stessa ammissione del presidente in carica, è inadeguato perché progettato tenendo conto della pianta organica di Castrovillari ante accorpamento, perché Rossano non è stato riaperto?

Se il territorio dell’ex tribunale di Rossano si presenta ad alto impatto criminale, perchè lo Stato lo ha privato di un presidio di giustizia?

Perché lo Stato ci ha abbandonato?

Per queste ragioni e per la sacrosanta sete di giustizia e verità il 17 marzo pv saremo a Roma, cittadini e tutti i Sindaci dei comuni afferenti il territorio dell’ex Tribunale di Rossano, per manifestare civilmente, ma in maniera ferma, contro quella che riteniamo una ingiustizia di Stato e con l’occasione chiediamo di incontrarLa per consegnarle un accurato dossier nel quale questa ingiustizia è documentata.

Confidando nella Sua sensibilità di uomo di legge e Capo dello Stato Italiano, attendiamo speranzosi un suo riscontro al nostro accorato appello, consapevoli che un Suo silenzio rappresenterebbe per noi la definiva e devastante conferma che lo Stato Italiano abbandona i suoi figli e non ne garantisce i diritti.

Rossano, 12.03.2016

Per il Gruppo d’azione

per la verità del Tribunale di Rossano