Il valzer delle delibere di toponomastica, legate più o meno agli umori delle maggioranze di governo cittadino, è una prassi che auspichiamo tramonti definitivamente. Abbiamo un tessuto cittadino legato alle contrade che non ha toponomastica, non ha civici, non ha infrastrutturazione con tutti i disagi legati alle utenze e alle domiciliazioni postali che i cittadini devono subire.

E tutto questo perché la politica ha deciso in base ai capricci personali cosa fare della toponomastica senza pensare ai cittadini. Il caso lampante è quello legato alla delibera del 2008 sull’intitolazione di vie e piazze cittadine, in cui si era messo mano alla toponomastica dopo attento studio di una commissione ad hoc formata da insigni studiosi ed intellettuali cittadini. Oltre a risolvere esigenze toponomastiche legate a zone di recente urbanizzazione e alla sistemazione di vuoti nelle contrade venivano individuate personalità legate alla storia politica e sociale sia della comunità che della nazione. Esempio emblematico la piazza di Contrada Amica, intitolata a San Giuseppe dopo una petizione popolare con centinaia di firme dei cittadini. Unico spazio sociale della popolosa contrada aveva finalmente ottenuto una denominazione certa. Ma, ovviamente, la giunta successiva a quella che aveva deliberato in segno di “reconquista” aveva annullato tutto. E i cittadini erano rimasti senza vie e piazze. E non solo San Giuseppe, a cadere sotto la scure erano stati anche Peppino Impastato, Gaetano Noce, Jean Josipovici. Personaggi illustri ma non graditi, evidentemente, ai nuovi arrivati. Abbiamo appreso che il Commissario Prefettizio, bontà sua, ha messo mano alla cosa con una nuova delibera in cui diversi di quei nomi sono stati riposizionati. Tranne San Giuseppe, segno che i cittadini delle contrade sono cittadini di serie B qualsiasi cosa succeda.

Verdi Rossano