La prima puntata era andata “in onda” nello scorso febbraio: “In Calabria non c’è cosa più importante dei Bronzi di Riace e del Codex Purpureus Rossanensis”.

La seconda, ieri: “Rossano è chiamata all’attenzione del mondo grazie a questo piccolo libro che contiene in se tutti i valori cristiani, simbolici e artistici della cristianità”. 

Testi e musiche, come verrebbe da dire, di Vittorio Sgarbi, critico d’arte, neo assessore alla Cultura ed alla bellezza del comune di Cosenza. Si, quello di “capra, capra” e del “caviglino”.

Ieri ha dato lezione al mondo sul valore del Codex, tornato in quella “casa” in cui meglio non starebbe. 

Il buon Vittorio a febbraio – vai a guardare le coincidenze, ospite di Stefano Mascaro, sindaco da appena quindici giorni – aveva stropicciato gli occhi dinnanzi alla bellezza del centro storico di Rossano, promettendo di tornare in città in concomitanza del ritorno del Codex Purpureus Rossanensis, uno dei primissimi manoscritti al mondo, come ormai trito e ritrito, patrimonio dell’umanità e dell’Unesco.

Sgarbi ha mantenuto le promesse e, tra una tappa e l’altra del suo perpetuo giro d’Italia, ha fatto scalo a Rossano per declamare tutta la “bellezza” dell’antichissimo evangelario purpureo. 

In una gremita sala stampa del Museo diocesano – sarebbe veramente “peccato” non visitarlo – alla presenza dello stesso primo cittadino, dell’arcivescovo di Rossano Giuseppe Satriano e dei tecnici che hanno messo mano alle preziosissime pagine nei quattro anni necessari al restauro, il prof. Sgarbi è partito dalle origini, forse siriane e del sesto secolo avanti Cristo del Codex, finendo per menzionare anche la passerella “obbrobriosa” sul lago d’Iseo. Il tutto infarcito da battute di carattere politico-satirico sul Partito della Nazione o sul perché abbia deciso di “adottare” la Calabria.

“Se tutte quelle capre – ha detto con un pizzico di ironia senza disdegnare di menzionare l’arte e gli artisti della zona del lago lombardo – che si sono accalcate per fare due passi su quella insulsa passerella, che non serve a niente, fossero venuti a Rossano, di certo ne avrebbero guadagnato d’intelletto e di cultura”.  

Spesso fuori da stereotipi e schemi, Vittorio Sgarbi dice quel che pensa, senza peli sulla lingua e spesso, anche senza avere le telecamere delle tv puntate su di lui. 

Rossano lo ha quasi adottato, amico del sindaco, promette di ritornare. “Io il Codex l’ho già visto tutto, nelle sue quindici tavole – dice fra il serio ed il faceto – ma voi riuscirete a goderne di ognuna delle pagine, che saranno girate ogni due anni?”

Tra una bioutade e un’altra sulla “stupidità di chi compra i jeans già strappati” e nel fare due passi un uno splendido Museo diocesano, rimesso a nuovo in occasione dei quattro anni di permanenza romana del Codex, Vittorio Sgarbi dispensa strette di mano, selfie a gogò ed anche qualche cazziatone a chi si è “infiltrato”.

Già. Doveva essere una mera conferenza stampa ed invece, sindaco a parte ovviamente, l’unico a doverci essere insieme ad arcivescovo, tecnici dell’Istituto della “patologia” del Libro e addetti stampa, si è trasformata anche in una festicciola per imbucati, (ex) amministratori buoni per le “quattro stagioni”, come se il Codex scappasse via. O solo per i salamelecchi a Sgarbi? Non lo sapremo mai. Ma anche si. 

Non sono mancati i “portoghesi”, nonostante le raccomandazioni degli addetti stampa, anche nella visita al Museo. I codazzi appiccicosi alla “dottor Tersilli medico della mutua” si sono spenti con la salita in macchina del prof. Sgarbi, direzione Ancona e domani (oggi) Malta. 

In compenso, sarebbe un delitto contro l’umanità – lo dice l’Unesco – non visitare Codex e Museo, magari tra un bagno al mare ed una passeggiata a mille metri d’altitudine, il tutto in un arco di 15 minuti, possibilmente assaggiando sapori, cucina, profumi, vini e bellezze monumentali bizantine. 

Perché Rossano è Rossano.

Luca Latella