È fresco di stampa il nuovo libro di Giuseppe Ferraro pubblicato per i tipi Mondadori/Le Monnier nella prestigiosa collana dei Quaderni storici fondata da Giovanni Spadolini e diretta da Fulvio Cammarano. Ma la vera novità è contenuta nel libro che già dal titolo sembra stuzzicare il lettore a sfogliarlo per appurare meglio alcune questioni, che anche se negli ultimi anni sono state molto dibattute, in questo lavoro presentano originalità e novità interpretative. Il prefetto e i briganti.

La Calabria e l’unificazione italiana, questo è il titolo di un lavoro frutto di anni di ricerca, che già nelle sue fasi preparatorie, era stato insignito di un prestigioso premio nazionale a Ravenna per «la ricchezza e l’originalità delle fonti archivistiche». Era questo il giudizio degli illusri accademici che dopo una corposa selezione alla fine premiarono il lavoro di Ferraro. Finalmente quella ricerca ora si offre sia agli specialisti, ma anche al vasto pubblico. Nel libro vengono affrontate questioni molto importanti come il fenomeno del brigantaggio, la questione della terra, i rapporti centro e priferia, la conflittualità tra potere militare e potere politico. Soprattutto Ferraro riesce a coniugare la storia del territorio con la grande storia a livello nazionale e internazionale. Ad esempio molto spazio nel volume trova la situazione economica e sociale della sottoprefettura di Rossano. La situazione della città bizantina in quei difficili anni di passaggio e di crisi offre a Ferraro vari spunti e riflessioni sull’economia del brigantaggio, sul rapporto contadini- briganti. Sempre per quanto riguarda Rossano Ferraro analizza il ruolo delle grandi famiglie terriere rossanesi sia a livello politico sul territorio che nei confronti del fenomeno del brigantaggio. Ma soprattutto sottolinea che solo nel distretto di Rossano la maggior parte dei comuni aveva una «buona rendita», parole che oggi ci fanno molto riflettere. Nel volume ci sono delle vere e proprie chicche storiche come la narrazione degli incontri tra autorità e briganti tra i boschi della Sila per pianificare il loro arresto. Certamente quella più gustosa che Ferraro racconta riguarda l’incontro tra il prefetto di Cosenza, il nobile valtellinese Enrico Guicciardi, e il brigante Palma di Longobucco tra le montagne della Sila. Una delle storie della bella storia raccontata in questo libro che sembra uscire dalla pagine dei lavori di Walter Scott.