Comitato e sacerdote smentiscono categoricamente

ROSSANO – Che la comunità rossanese sia indignata per la “querelle” Rivoltelle, è fuor di dubbio. La macchina del fango innescata dai media nazionali sulla città non è stata accettata dalla stragrande maggior parte dei rossanesi.

I fatti sono ormai arcinoti: Le Rivoltelle tramite il loro manager vengono contattate dal comitato per la festa di San Pio X in contrada Piragineti.  Nei giorni successivi, però, la frontwoman del gruppo, Elena, alla vigilia del Gay pride di Tropea, su Facebook posta una lettera nella quale scrive di sentirsi “offesa e denigrata” per essere stata discriminata, a suo dire, lei e le altre tre componenti del gruppo, per via delle “preferenze sessuali” e per questo accusate dalla “signora Maria Antonietta” di “offendere la morale cattolica”.  Da lì ne nasce un battage mediatico ripreso da tanti media nazionali che ricoprono la comunità rossanese di accuse e facili pregiudizi. “Rossano dice no ad  un concerto di lesbiche” è uno dei titoli di giornale più quotati. In qualche Tg nazionale, nell’annunciare un servizio  si sente: “Realizzano un video contro la ‘ndrangheta, “Io non mi inchino” ed il loro concerto viene annullato con l’accusa di essere omosessuali: succede in Calabria a Rossano, al gruppo Le Rivoltelle ed è polemica”. Dopo qualche giorno, affiora la verità dell’altra “campana”, ovvero che il comitato ha contattato altre band e cantanti per poi decidere di adottare altre scelte, forse reputate più opportune economicamente e musicalmente.“Da parte nostra non c’è stato alcun pensiero discriminante nei confronti di nessuno” è stata la dichiarazione di don Clemente Caruso, responsabile del comitato per la festa di Piragineti.

Immaginabili, però, le conseguenze  all’esposizione mediatica negativa sui social. Rossano è attonita perché non riesce a comprendere che un gruppo che suona in città almeno due o tre volte l’anno, abbia fatto in modo, anche inconsapevolmente, di innescare la macchina del fango contro una intera comunità. La città si sente offesa perché l’eventuale pensiero di una persona non è quello di tutti. Tanti hanno compreso come Le Rivoltelle non abbiano voluto generalizzare, ma non accettano le accuse che stanno piovendo da giorni per essersi fatte “pubblicità gratuita”. Perché questa è opinione più che diffusa sul web ed in giro per la città. I commenti sull’accaduto sono fra i più disparati. Ci sono i moralisti e soprattutto chi non si capacita dei motivi per i quali una banda apprezzata da queste parti, non abbia stoppato in tempo l’onda lunga delle polemiche e dei facili pregiudizi che si spargono troppo facilmente quando provengono da una “cittadina” del sud Italia e calabrese. Da qui la ferma convinzione della maggior parte dei rossanesi che si sia trattata di una “grande trovata pubblicitaria”. Anche perché ieri, dopo don Clemente, ha parlato il comitato della festa: tutti negano che i fatti siano andati così e che non vi sia stato alcun “ingaggio” poi stracciato. “Come già dichiarato dal parroco don Clemente Caruso – hanno spiegato dal comitato – anche se le sue affermazioni non sono state prese nella giusta considerazione da parte degli organi di stampa, la polemica non aveva motivo di nascere. Si precisa e si chiarisce, che non si può parlare di concerto annullato, in quanto nessun accordo era stato assunto nei confronti del gruppo musicale in questione e nessun contratto era mai stato stipulato. Premesso ciò, si chiarisce in maniera cristallina e senza alcun tentennamento che il comitato non abbia posto alcun veto circa la esibizione de “Le Rivoltelle” prendendo a pretesto il loro orientamento sessuale. L’aver parlato in maniera generica e fuorviante del Comitato che nel suo insieme ha deciso di annullare il concerto, ciò, ribadiamo, non corrisponde alla verità”.

Amen.

Ma verificare le notizie prima di bomberarle, mai?

Luca Latella