Caro direttore, spinto dalla sua rubrica Sorsi e Discorsi e dalla sua attenzione per argomenti che non sono solo la noiosissima politica (poiché, nonostante sia un turista storico, della politica locale non me ne frega niente), devo farle una confessione: sono un impenitente buongustaio e per questo, soprattutto di notte, me ne sto in giro alla ricerca di buoni e onesti sapori.

Confesso anche un’altra mia debolezza: mi piace associare il cibo alla bellezza, merce che sta diventando sempre più rara nei ristoranti o nei caffè. I quali, per loro caratteristiche, sono purtroppo di una bruttezza sconcertante. Il che, smentendo chi diceva che la bellezza è una promessa di felicità, mi porta a pensare che in un ristorante brutto difficilmente si riuscirà anche a mangiar bene.
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