Quando ordinavano qualcosa – e quel “qualcosa” erano ingentissime partite di cocaina – esordivano sempre con l’avverbio «gentilmente». Sicuri che i loro sofisticatissimi telefoni cellulari Blackberry, coi quali comunicavano e da cui mandavano messaggi di testo sempre con un linguaggio criptato, sarebbero stati invulnerabili. Da quell’avverbio il nome in codice dato alla maxioperazione antimafia – “Gentleman” – che il 16 febbraio del 2015 li aveva visti finire tra le sbarre.

E il giudice per l’udienza preliminare distrettuale di Catanzaro, Carlo Saverio Ferraro, ieri ha pronunciato la sentenza con rito abbreviato nei loro confronti, a fronte delle pesantissime richieste di condanna da parte del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Saverio Vertuccio, per decine d’imputazioni che andavano dall’associazione a delinquere di stampo mafioso al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
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