Condivido le manifestazioni di forte dissenso espresse nelle ultime ore,relativo allo sfregio palese inflitto alla nostra comunità urbana di Corigliano e Rossano.
Rispetto alla prima bozza riguardante la nuova organizzazione dei distretti sanitari(inteso in senso restrittivo,inutile sottolinearlo) resa pubblica, dove Rossano e Corigliano erano letteralmente sparite dalla scena sanitaria regionale,vi sono delle misure positive.

Ricompaiono infatti le due città,accorpate tuttavia ad Acri e Trebisacce.
Città di grande storia e cultura,a noi affini ma senz’altro ben piu’ distanti e meno omegenee rispetto a due realtà urbane che con non poche difficoltà stanno lavorando per la prossima fusione.
E qui francamente ci sfugge la razionalità di un atto che puo’ avere una sola spiegazione:si persegue,in altre forme, il disegno di tenere separate le due città già avviate a fondersi in un’unica area urbana.
Vorremmo capire in quale contesto si dovrebbe collocare la nascita dell’ospedale unico,dell’attuale spoke ed infine del perché le due comunità che assieme arrivano a cento mila abitanti debbano subire ancora una volta scelte che risultano irricevibili.
Dopo la soppressione del tribunale,il ridimensionamento dei trasporti ferroviari,il disinteresse per la SS 106 che continua a mietere vittime,persino le difficoltà di questi giorni del laboratorio analisi (quando ci sarà il grande ospedale dovremmo mandare i campioni a Cosenza??),ora si profila la cancellazione definitiva della presenza dello stato dalla percezione comune dei cittadini.
L’arrivo prossimo di trivelle ed air gun sui nostri mari danno il senso compiuto di quanta ipocrisia compradora sia connaturata in tanta parte delle rappresentanze istituzionali:forti con i deboli,ricattati e vilipesi,e deboli con i forti che decidono dei nostri destini.
Da sempre sostengo che soltanto una ribellione estesa e di massa con manifestazioni civili di protesta ad oltranza e quindi una partecipazione massiccia della popolazione possano far giungere il segnale giusto a chi ritiene di poterci colonizzare e mortificare ,contando sul nostro silenzio.
Il governo nazionale ed a ruota quello regionale hanno dimostrato ampiamente di non conoscere il senso del limite:è tempo di riprenderci le nostre vite.
Le forze organizzate i sindacati,le associazioni cittadine,si diano un appuntamento sin dalle prossime giornate per organizzare un movimento di protesta che segni la fine della nostra sudditanza.
Abbiamo una sola strada:la ribellione!
Angelo Broccolo
Sinistra Italiana

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