Per descrivere con un’immagine cosa è stato Matias Vegnaduzzo per i cuori rossoblu basta tornare con la mente a quel Rossanese-Vigor Lamezia 2-1. Cambio di gioco di Tony Lio e il numero 9 bizantino che intercetta di testa, a volo d’angelo, all’altezza del cerchio di centrocampo.

Perché oltre ai 18 gol in campionato nella stagione 2009-2010, Matias era un indomabile leone con una casacca rossoblu e un paio di scarpini chiodati ai piedi. “Ogni volta che, assieme alla mia famiglia, riguardo le foto di quel periodo mi emoziono. Scende giù qualche lacrima”.

È la spontaneità di uno dei figli adottivi più amati di Rossano, del “Tanque”, il carro armato venuto da San Isidro ad un’ora di macchina da Buenos Aires.

“Devo molto a Rossano, ai miei compagni e ai miei tifosi. Ero al secondo anno in Italia e mi è stata data una mano incredibile per il mio ambientamento e il mio futuro”. Destino. C’è questa parola nella parabola che lega la Plata alla costa ionica. Non tutti sanno come Matias è arrivato a deliziare le gradinate del “Rizzo”. Un giornalista di Rossano, appassionato di calcio e di Rossanese, si trovava per caso a Voghera e qui andò a vedere una partita della squadra locale. Pochi tifosi, freddo gelido, gioco ammorbante, ma c’è un giocatore con il numero 9 dalla forza che non permette repliche. È argentino, sembra Batistuta, un gigante tra lillipuziani. Nell’estate del 2009 il giornalista fa il suo nome all’ora presidente Alfonso Guerriero che, intanto, era alla ricerca di un attaccante per puntellare la rosa. Il destino decise che quel giorno doveva nascere l’epopea in maglia rossoblu del più grande numero 9 della storia della Rossanese. I primi giorni di ritiro per Matias non sono facili.

Ci troviamo in Sila e lui per la prima volta si ritrova al Sud, in montagna, in un posto che non conosce. L’inizio per i bizantini non è dei migliori, sconfitta per 3 a 1 nel campo di Adrano (che a fine anno arriverà ultima). Si rigioca una settimana dopo nel catino dello “Stefano Rizzo” contro il Palazzolo, la partita è piantata sul parziale di 1-1, i tifosi di casa iniziano già a mugugnare, ma all’ultimo respiro il numero 9 fa esplodere lo stadio cittadino. Vegnaduzzo da quel momento si prende Rossano. Per clima e calore per Mati è come stare in Argentina. Poi quella è una rosa fatta di grandi calciatori e grandi uomini. Da Ramunno, da Catalano a Giuffrida, passando per capitan Morano e Mancini, fino all’imperatore Massimo Costantino.

Matias non li dimentica: “Eravamo un gruppo fantastico. Tutti quanti sapevamo che dovevamo qualcosa alla nostra gente per quello che ci dimostrava ogni domenica. Vedere quello stadio sempre pieno e così caloroso ci dava una spinta incredibile”. Poi l’apoteosi, il momento più bello, uno dei giorni da incorniciare per i tifosi rossoblu: Rossanese-Vigor Lamezia. Matias non vede bianco verde, quel mercoledì pomeriggio vede rosso come i tori e “mata” i nemici di sempre: “Senza dubbio quello è il momento che ricordo con maggiore entusiamo. Lo “Stefano Rizzo” – racconta – era pieno, stavamo perdendo 1-0 e riuscimmo a capovolgere tutto anche grazie ad un mio gol. È stato un regalo per la nostra gente”.

Matias “el Tanque” Vegnaduzzo, tutt’ora, è uno degli immortali nel cielo dei grandi ex della Rossanese. Con il Tanque lì davanti erano i pomeriggi del piacere più sottile, tra sogni di professionismo e 11 leoni trattati come figli. Lui stesso non dimentica il suo popolo e fa una piccola promessa: “Rossano mi manca tanto, è una città che merita il meglio, non solo sportivamente. Se ci dovesse essere un progetto vincente, degno della della storia rossoblu, mi piacerebbe tornare a giocare lì. Ma, per il momento, spero di scendere il prima possibile in città per ritrovare le tante persone che ho ancora nel cuore e mangiare una pizza da Tommaso (ndr. capo ultras della nucleo Brigata Bizantina)”. Per la cronaca, Matias dopo aver lasciato Rossano ha girato le varie categorie del calcio italiano, con esperienze anche nel professionismo, con più di 80 gol in attivo. In questo momento a 33 anni, dopo stagioni entusiasmanti a Viterbo in cui ha vinto Eccellenza e serie D, gioca nel massimo campionato regionale con la maglia del Civitavecchia. È la parabola di un uomo vero, del Tanque, di un bomber che dava tutto per il suo popolo. Del più forte numero 9 della storia della Rossanese. 

Josef Platarota