“Resterai incantato come un bambino davanti alla potenza dell’impero bizantino”. Lo striscione degli allora Quelli di Sempre, rimane una delle profezie con cui qualsiasi tifoso rossanese che si è trovato a varcare le porte del “Maria De Rosis” prima e dello “Stefano Rizzo” poi, ha dovuto farci i conti.

Sulle rive dello Ionio il rosso e il blu non sono solo due linee cromatiche, ma è il filo conduttore con i ricordi, con gli amici di gradinata, con il papà, il fratello, lo zio che ha trasferito questa sana ma degenerativa malattia, sono infinite diapositive con i campioni del passato, con le gioie e con i dolori.

La serie A resti pure imprigionata nel tubo catodico, la Domenica è del pallone, la Domenica è della Rossanese. È inutile girarci intorno: in città c’è fame di calcio. Il derby di ieri, insolito e vissuto con un’attesa inusuale e speciale, è l’eccezione che conferma la regola: il mondo pallonaro sulle rive dello Ionio è un morbo che non conosce antidoti.

Il risultato ha dato ragione alla Rossanese contro un Città di Rossano che ha dato tutto per onorare un campionato affrontato con orgoglio, dignità e serietà. Ma da qui bisogna ripartire. Non è detto che i rossoblu il prossimo anno giochino in Promozione, ci sono ancora due gare, ma è ugualmente molto probabile ci sia il salto di categoria visti i precedenti degli scorsi anni, tra compagini che non riescono a mantenere la categoria.

Il futuro è adesso ed è bene programmarlo. Ripartire, questa è la parolina magica su di cui bisogna fare affidamento. Ripartire dalla grande serietà e passione che le società di Rossanese e Città di Rossano hanno dimostrato di avere in questa stagione sportiva. Ripartire dallo “Stefano Rizzo” la casa di tutti i tifosi cittadini, ieri tornato, per cornice di pubblico, ai fasti del passato. Proprio il popolo dello stadio bizantino – in primis i ragazzi della Brigata -, mettendo da parte la simpatia per l’una o l’altra compagine, a fine gara ha applaudito la formazione vincitrice nella passerella d’onore. Una lezione di unità, perché la Rossanese è una e sarà sempre una, malgrado denominazioni, simboli o dirigenza, il rossoblu è un Tesauro che richiama alla prima e unica squadra della città di Rossano. Ripartire, poi, da chi ha il rossoblu nel cuore, dai due capitani Vincenzo Catalano e Giuseppe Sifonetti che, come se ce ne fosse bisogno, hanno dato l’ennesima prova di cosa possa  significare indossare una maglia con onore e ardore. Sarebbe bello rivederli il prossimo anno insieme, dando così via ad una nuova fantastica avventura. Ripartire, infine, dal magnifico gesto tra i due patron Fabio Abbruzzese e Biagio Curia, i quali al triplice fischio si son cercati per stringersi la mano.

Il match di ieri può e deve rappresentare un nuovo inizio, un mattone per ricostruire qualcosa di serio per gli appassionati sportivi cittadini. I presupposti ci sono tutti: società con persone per bene, giocatori di livello elevato, la sana locura dei tifosi dello “Stefano Rizzo”. Via i mercanti dal tempio di Viale Sant’Angelo. Il mondo del calcio è cambiato, non vincono più i paperoni o le corazzate piene e zeppe di calciatori di categorie superiori, vince il progetto e chi guarda lontano, vince chi ha nel Dna una storia calcistica trasmessa da padre in figlio.

Con questi presupposti i tifosi rossoblu attendono speranzosi di rivedere l’Elefantino la dove si merita, perché, parafrasando una battuta di Radio Freccia: “Credo che le Rossanesi come quelle di Galardo, Vegnaduzzo e Rocco Russo non ce ne saranno più, ma non è detto che ce ne saranno di belle, ma in maniera diversa”.

 

Josef Platarota