
Se non fosse per i consiglieri di minoranza, insomma, i consigli comunali di Rossano durerebbero 10 minuti, il tempo di leggere l’ordine del giorno e di fare la conta delle braccia alzate.
La storia di questa città, la scuola democratica, l’altissimo livello delle istituzioni, la cultura, le Accademie, tuttavia, meriterebbero ben altra la partecipazione sociale. Ed invece ci si deve accontentare di silenzi o, ben che vada, di sporadici interventi.
E così le minoranze la fanno da padrona, nonostante i giuochi di ruolo sullo scacchiere della maggioranza, un giorno sì e l’altro pure, fra continui cambi d’umore, schieramento, di idee, a seconda delle circostanze ed alla bisogna.
Giochi che per certi versi paralizzano le attività di un governo politico che deve dedicare il proprio tempo a tentare di ricucire piuttosto che a governare.
Eppure, sovente, si ascoltano in Consiglio, interventi con i quali ci si riempie la bocca con parole quali “senso di responsabilità”, “coerenza”, “bene pubblico”, tranne poi agire diversamente.
Capita di ascoltare chi lamenta di sentirsi attaccato dai media, sottolineando la propria coerenza ma poi si voti all’esatto contrario di quanto appena dichiarato. Capita di ascoltare eterne contraddizioni, così come capita di non udire nessun intervento a supporto delle tesi sostenute in sede di approvazione del bilancio consuntivo – come accaduto ieri – dell’assessore al ramo Nicola Candiano. Per impreparazione sulla materia, perché quanto detto da Candiano è scienza infusa o perché distratti da chissà cosa? I maligni propenderebbero per lam prima e l’ultima ipotesi, in virtù di quanto accaduto ieri.
Al momento delle votazioni, a tarda sera, infatti, qualcuno della maggioranza ha pensato bene di andarsene, probabilmente perché stufo tutte quelle stuccose “pagliette”, peraltro tradendo il mandato elettorale che gli è stato conferito.
E se non fosse stato sempre per le minoranze che questa volta hanno tenuto il moccolo, al momento dell’approvazione del Bilancio non si sarebbe registrato il numero legale. Che comunque è stato risicato, anche per colpa di uscite poco felici.
Poco prima delle votazioni, infatti, il capogruppo di Fdi, Ernesto Rapani, ha fatto notare le assenze in maggioranza che, in quel momento, stavano per inficiare la votazione stessa. All’offerta di disponibilità ad attendere i fuoriusciti, per tutta risposta è stato raggiunto da una battuta: «Se vuoi te ne puoi anche andare». A quel punto Rapani, Granieri e Vulcano hanno abbandonato l’aula per protesta non solo per via della “battutaccia”, ma soprattutto contro l’indisponibilità della maggioranza alla diplomazia offerta in precedenza.
Alla fine il bilancio è stato approvato, non senza magre figure, con soli 12 voti a favore, 1 astenuto e 3 contrari, fra le tante (8) assenze comunque registrate ieri.
Insomma, il dato rilevante emerso dalla riunione dell’assise civica, la massima istituzione democratica della città, è ancora una volta il silenzio “assordante” di una apatica maggioranza.
Le minoranze, di contro, hanno più o meno tirato le somme di un anno di “problemi” irrisolti. Last but not least l’annosa questione verde pubblico, con la città ed il territorio invaso dalle erbacce, al cui proposito, Maria Granieri ha chiesto le dimissioni dell’assessore all’Ambiente, Giovanni De Simone. «Serve un riferimento che abbia maggiore competenza in materia – ha detto la consigliera di Fdi-An nel giustificare la sua richiesta – dalla pulizia ai depuratori. Dobbiamo garantire i numerosi beni naturali, culturali e architettonici della nostra città, serve una migliore gestione dell’ambientale anche per evitare di incappare in figuracce coi i turisti».
Sempre a proposito di verde pubblico, per finire, ieri è andata deserta la seconda gara d’appalto per l’assegnazione del servizio. Pare per ristrettezza dell’offerta.
Luca Latella
