Partecipazione ed interesse al convegno organizzato dalla Accademia Templare “San Michael” di Rossano che si è tenuto nel Palazzo delle Suore Riparatrici di Madre Isabella de Rosis al centro storico. “Una rivolta sociale. Il ruolo dei cavalieri Templari” il tema del convegno che ha visto al tavolo dei relatori il Maestro del Gran Priorato d’Italia O.S.M.T.H., Stelio Venceslai, 

che ha relazionato su “I Templari come forza sociale” e Mario Saccone, che si è soffermato su “Le tecniche di combattimento del cavalieri Templari”. Moderatore del convegno Gianfranco Palmieri, Grande Ufficiale del Gran Priorato d’Italia O.S.M.T.H.. Dopo una breve presentazione dei relatori, il moderatore Palmieri ha dato la parola a Saccone. “L’Ordine dei Cavalieri Templari -ha detto Saccone- è un Ordine particolarmente affascinante, sul quale ci sono molte leggende, ma anche molte verità. Priorità dei Templari era proteggere la Terra Santa dai predoni, dunque bisognava organizzarsi ed intervenire. La caratteristica del monaco Templare era infatti particolare in quanto oltre ai tre voti di povertà, castità ed obbedienza che facevano i monaci di tutti gli ordini, il templare ne aveva un quarto che era la difesa armata del pellegrino. La milizia templare era disciplinata ed obbediente, ad esempio marciavano in silenzio per non disturbare gli altri militari. Con i templari sopraggiungono le novità tattiche di combattimento. Particolari delle tecniche di combattimento erano la disciplina e l’obbedienza alla catena di comando, la “Lancia”, sorta di commando, come nuova unità tattica, pene severissime per chi non ubbidiva, solidarietà tra i cavalieri ed i combattenti appiedati, riconoscimento del valore sociale e strategico dei fanti. Il raggruppamento, l’inizio dell’azione, i cambi tattici e la ritirata, erano coordinati dalla bandiera templare bianca e nera. Le divise, invece, per quanto uguali a quelle dei tempi, acquistano un valore diverso con i Templari. Il segno distintivo è infatti il mantello, tipico del monaco, bianco con croce Patente rossa per il cavaliere. Infine l’arma di offesa è anche tipica del periodo, ma la spada del templare ha la punta arrotondata perché non serve ad attaccare bensì a difendere”. Saccone ha poi concluso sostenendo che “l’arma segreta del Templare sta nella motivazione che lo spingeva a non aver paura della morte, anzi i cavalieri erano votati al martirio, il tutto sostenuto da una grande fede”. La parola è poi passata al Maestro Venceslai che partendo dall’esaminare il cavaliere templare di un tempo che “era nobile e innovatore in diversi campi” ha sottolineato gli aspetti del ruolo sociale che ha oggi il Templare. “I Templari –ha detto il Maestro Venceslai- hanno oggi come obiettivo il richiamo alle radici storiche, dunque occuparsi dell’aspetto culturale, la formazione degli uomini che desiderano essere templari e la solidarietà. Personalmente, però, ritengo che si debba andare oltre questi principi. Se ci caliamo nella realtà ci accorgiamo che c’è qualcosa che non va nella nostra società civile. C’è una profonda evoluzione alla quale siamo però impreparati. Ci accorgiamo che c’è un divario di crescita tra il Paese reale ed il Paese legale. E’ una evoluzione che ha completamente schiacciato il presente. Siamo proiettati sempre nel futuro. Siamo come in una competizione continua dove dobbiamo accelerare sempre per raggiungere l’altro. Il nostro è un Paese che sta restando a terra dove ci sono molte storture che si sono determinate nel sistema. Dunque come cittadino, ma anche come templare mi pongo tante domande e penso che non bisogna solo parlare dei templari di un tempo e fare convegni, ma possiamo da cavalieri templari entrare in questa società ed essere portatori di valori. Siamo sempre più indietro ed isolati non solo come Paese ma anche come persone. Noi templari di oggi, dunque, sensibili ai problemi della società dovremmo affrontare le difficoltà insieme a quanti pensano che le cose vanno male ma si sentono impotenti. Oggi molti sono lupi solitari che mugugnano e vorrebbero ribellarsi a ciò che non funziona, ma si sentono soli, dunque vorrei i tanti lupi solitari intorno a me per far sì che uniti si possa discutere, ci si possa aggregare e diventare un punto di attrazione. La nostra società è ad una svolta e se continuiamo a peggiorare ci sarà il fallimento. Nell’immobilismo, nell’isolamento, diventiamo tutti servi. Si ha bisogno di una rivolta morale per contribuire al cambiamento. Come templare mi sento responsabile –ha concluso Venceslai- e vorrei che si riuscisse a costringere gli altri a pensare, riflettere e discutere per poi giungere al confronto. Diventate dei lupi non soltanto solitari, ma fate branco cercando di far sentire la vostra voce. Come templari abbiamo una sfida”. Il Maestro Venceslai ha poi aperto il dibattito con quanti erano presenti.