E’ da almeno trenta anni che si sente parlare della possibilità che Corigliano e Rossano possano fondersi in un’unica città, delle opportunità politiche ed economiche che potrebbero scaturirne, del fatto che ciò non avverrà mai perché “Cosenza non vuole”, etc. Eppure, adesso che abbiamo la possibilità di realizzare ciò che per anni abbiamo dichiarato come l’unica possibilità di emancipazione e difesa del territorio, prende piede un sentimento, senza dubbio umano e legittimo, cioè: la paura.

Innanzitutto la paura di perdere la propria identità, la propria coriglianesità/rossanesità; a tal proposito nessuno ci chiede di rinunciare alla nostra identità semmai di crearne una nuova, comune, da consegnare alle future generazioni. Fa strano questa eccessiva difesa identitaria in un momento come quello attuale dove si assiste tutti i giorni ad un mondo in continua evoluzione e rimescolamento di razze, culture ed economie.
Poi, la paura del cambiamento, l’incertezza del domani, che da queste parti trova gioco facile per il nostro atavico conservatorismo. Mantenere lo status quo non sembra la cosa migliore da fare e certo il cambiamento non è garanzia di miglioramento. Sicuramente, però, ci darà la possibilità di rimescolare le carte e di provare ad invertire la rotta rispetto a quello che sembra l’inesorabile destino delle nostre comunità: il declino, la subalternità.
Infine, la paura delle “frazioni” (e non solo) di restare ai margini della nuova entità comunale che inevitabilmente si concentrerà sui centri urbani a maggiore densità. Trattasi di paura infondata in quanto la nuova struttura comunale prevede il mantenimento dei Municipi esistenti. I livelli amministrativi saranno due: uno municipale dove le comunità d’origine potranno eleggere i propri rappresentanti locali (come avviene oggi per il comune) e uno neo-comunale dove i territori eleggeranno i propri rappresentanti per “coordinare” interessi che guardano al territorio nel loro complesso. E quindi, di fatto, migliorandone la rappresentatività. A tal proposito ci piacerebbe che in un immediato futuro a questo processo di fusione si potesse aggiungere anche Cassano allo Ionio al fine di dar luogo alla rinascita di SIBARI e della SIBARITIDE.
I più attenti sostenitori del NO ritengono che trattasi di “fusione a freddo” e che il buon senso avrebbe voluto che si giungesse al referendum solo dopo un più o meno lungo periodo di “collaudo”, di attività coordinate, di programmi comuni, etc. Sinceramente pensiamo che un momento del genere non avrebbe fatto altro che aumentare la litigiosità tra le parti, per la difesa di interessi particolari, rendendo di fatto questo momento irraggiungibile. E se ciò non fosse vero perché finora non è avvenuto? Il buon senso da queste parti non ha mai prevalso. E allora costringiamo i nostri futuri rappresentanti a ragionare per ambito territoriale e non per campanile. Non lasciamoci massacrare da politici di altri territori maggiormente organizzati.
E’ giunta l’ora della verità.
E’ giunto il momento di gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Riprendiamoci il nostro futuro e consegniamo alle future generazione un sogno, un progetto per il quale vale la pena rimanere su questo territorio e non cercare altrove le proprie opportunità.
Coerentemente al contenuto di questo comunicato il Movimento Corigliano Domani ha deciso di cambiare il proprio nome e senza ricorrere alla storia o ad altro ha deciso di chiamarsi semplicemente:
CORIGLIANO-ROSSANO DOMANI – L’UNIONE FA LA FORZA