Li vediamo agli angoli dei supermercati, camminare sui marciapiedi di Viale Margherita o in sella ad una bici in Viale Sant’Angelo. Non producono, e questo per la società in cui viviamo è peggio di delinquere. In città non ci sono mai stati casi di disordini. Ma chi sono veramente?

Chi scrive ha cercato di avvicinarli, voleva parlare con loro, ma dopo il quesito sulla nazionalità non palesavano tanta voglia di intavolare un discorso. In tutto sono stati 4: due del Senegal, uno del Cameroon e uno del Gabon. Per chi non conosce la storia africana e le sue peripezie, si tratta di tre nazioni appartenute alla Francia. Bene, sono le più “fortunate” perché hanno vissuto la morbida politica dell’assimilation, cioè dovevano assimilare gli usi e costumi di Parigi. Queste future nazioni, a differenza delle colonie belga e tedesche, sono passate praticamente incolumi dal mare di sangue della deconolizzazione.

Molti altri paesi centroaficani hanno sofferto molto di più. Domandate ad un giovane africano dove vorrebbe andare e vi risponderà “Na Poto”, in Europa. Poto è una parola Lingala che deriva da Portogallo, il primo paese del nostro continente che fece conoscenza con l’Africa subsahariana. Concretamente, significa Bruxelles o Parigi, perché il resto d’Europa non conta. Rossano e l’Italia rappresentano una tappa intermedia, ma qui rimangono impantanati. La fascia d’età che arriva in Italia trova il suo picco tra i 16 e i 24 anni e bisogna essere franchi: la stragrande maggioranza non lo fa per fame o per sfuggire dalle guerre.

La red zone è circoscritta nella zona dei grandi laghi: Congo, Rwanda, Uganda, Sudan e Burundi. Qui in Africa – in questo preciso momento – si combattono mini guerre mondiali istigate anche dall’Occidente. Questi ragazzi non vengono da quelle zone per due motivi. Il primo è legato al senso di appartenenza etnico africano che è diametralmente differente da quello europeo, è meravigliosamente più forte e radicato. L’Africa è popolo di Burkinabè, è terra di uomini integri. Il secondo motivo è materiale, un congolese che abita le zone di guerre ha enormi difficoltà di spostamento interno già per raggiungere Kinshasa partendo dal Kivu, non per tempo ma per denaro, figurarsi un viaggio transcontinentale.

Chi arriva in Italia e Rossano è un evolute, termine che indica una sorta di borghesia africana (disprezzata dagli anziani perché contraria alle leggi degli antenati) dal Senegal e dal Cameroon partono con il grande sogno europeo inculcato dagli europei stessi. Hanno un’idea di progresso e di Europa che non esiste, alcuni di loro la vedono come Disneyland Paris, in cui la ricchezza e la prosperità è un torrente indefinito, ma non è cosi.

La realtà è sale sulle ferite dei moralisti e perbenisti di e per vocazione. La soluzione è sloggiare da casa loro e non sfruttarli più nelle loro vite. Ma entriamo nel mondo dell’Utopia.

Ma tutto ha una evoluzione. Il colonialismo si fondava su una trinità di potere che ha sistematicamente schiacciato il popolo africano: stato coloniale che era di fatto una potenza internazionale, sistema di corruzione dilagante indigeno e Chiesa. Ora nel sistema dell’accoglienza queste organizzazioni si sono rimescolate e fanno la parte dei pupari.

Ma altri attori si aggirano indisturbati e potenti in questa ressa e sono alcune ONG. In questo momento solo nella città di Goma in Congo, che conta poco più di 200.000 abitanti, esistono più di 200 (duecento!) organizzazioni per la difesa della donna che molte volte si arricchiscono alle loro spalle. Per chi non lo sapesse  i soldi dei paesi donatori passano per le Nazioni Unite che, però, trattengono una commissione che va da 20 al 30%. Facciamo l’esempio dell’Unicef: arriva in Africa con budget enormi, ma il 60% lo usano per la logistica senza ottenere risultati. Tutti gli stranieri devono ricevere un’indennità di rischio, ogni ufficio deve avere l’aria condizionata, in quei locali si vive nel lusso. A tal proposito, arrivati a questo punto della vostra lettura almeno due bambini sono morti per la prima causa di mortalità infantile in quelle zone: la diarrea.

È molto crudo, ma rende l’idea.

Tutto questo afflusso di denaro straniero ha reso alcune zone africane dipendenti dagli aiuti, sono schiavi della filantropia mascherata delle multinazionali, è un colonialismo del 2017 dalla faccia pulita. La Coca-Cola e la McDonald’s, con questo investimento\sfruttamento, mostrano il loro volto umano a famiglie che vivono con meno di un euro al giorno. Sul ruolo, invece, delle Ong nell’accoglienza tutti, informandosi, hanno potuto farsi un’idea.

La colpa di tutto questo ricade sull’immigrato e sulla popolazione che accoglie. La linea di demarcazione è sottile e fatta di continui inciampi. Immigrati e popolo sono la stessa identica cosa, sfruttati da un potere che cambia sempre la sua faccia. Esso mira a distogliere lo sguardo da esso, di spaccare qualsiasi forma comune.

Divide et impera.

Nella già citata zona dei grandi Laghi esistono due grandi etnie gli Hutu (maggioranza e coltivatori) i Tutsi (minoranza e allevatori).  Sono vere e proprie etnie che hanno nella terra tutto: per trovare qualcosa di simile in Europa dobbiamo portare le lancette del tempo all’indietro di 5000 anni. Non è arretratezza ma, semplicemente, l’Africa ha avuto dei tempi diversi di evoluzione. Hutu e Tutsi per la terra si sono odiati, perché l’allevatore occupava con gli animali da pascolo i fazzoletti di terreno dei coltivatori. La divisione imposta dal Belgio è stata creata affinchè non si unissero. Hanno dato il potere alla minoranza Tutsi trasferendo l’idea di razza nel cuore dell’Africa, innescando una bomba ad ologeria. Avuta la libertà e la “democrazia” la maggioranza Hutu si riprese il potere. L’odio accecò tutti e si arrivò ad una pulizia etnica senza precedenti in Africa.

È l’esempio di come il potere mira sempre a dividere (noi della Sibaritide ne sappiamo qualcosa). La xenofobia e il razzismo non sono stupidi e ignoranti, ma è un sentimento scaltro e furbo perché disceso dall’alto. Gli ultimi si scannano per idiozie come per lo Ius soli mentre la Triade banchetta allegramente. Lo straniero non è il problema e piano piano lo si sta capendo. Lo dovranno capire Rossano e Corigliano nei mesi che verranno. Il mondo non ha più confini e questo ha i suoi pro e i suoi contro.

La globalizzazione è anche questa, e tutti la accoglievano come la svolta della società del consumismo e del progresso. Farci diventare più poveri e accogliere tutti,  rimpinguare la massa in forza lavoro e abbattere i salari. L’uomo in questo sistema criminoso è diventato merce da scambiare da continente a continente. Se non i vostri figli, se non i vostri nipoti, di sicuro il vostro sangue un giorno diventerà immigrato, vivrà in lager legalizzati e sarà odiato dai buoni e amato furbescamente come risorsa dai potenti. È il mondo che si sono creati su misura e chi è sotto è solo un accessorio usa e getta. 

Josef Platarota