Il grande “pasticcio” di Geraci.
Recentemente sono stato avvicinato da alcuni Cittadini i quali mi hanno sottoposto un quesito interessante. Mi è stato chiesto, in pratica, se io ritenessi che un’eventuale revoca dell’atto d’impulso in Consiglio Comunale nel prossimo 15 di settembre possa arrestare, in qualche modo, l’iter della fusione. Sembra, infatti, che numerosi esponenti del fronte del “Sì” stiano lasciando espressamente intendere come il già iniziato iter sia, oramai, ed arrivati a questo punto, irreversibile, anche in caso di esplicita revoca dell’originario atto d’impulso in sede di Consiglio Comunale. Purtroppo, invece, non è così.

 Il ritiro dell’atto di impulso alla fusione, anche da parte di uno solo dei due consigli comunali interessati, è condizione necessaria e sufficiente a bloccare l’intero iter referendario. Ebbene, la legge regionale n. 15/24-11-2006, e relativa al “Riordino territoriale ed incentivazione delle forme associative di Comuni”, all’art. 5 comma 3, parla decisamente chiaro: “l’istituzione di un nuovo Comune mediante fusione… deve essere preceduta da un referendum sulle delibere consiliari di fusione…”. Il comma appena citato è di una chiarezza così lampante da non lasciare spazio ad alcuna interpretazione ulteriore. “L’istituzione” di un nuovo Comune deve essere preceduta obbligatoriamente da un referendum, il quale referendum deve avere altrettanto obbligatoriamente all’oggetto le “delibere consiliari di fusione” emanate dai Comuni interessati.

E’ del tutto ovvio, dunque, come la revoca della delibera consiliare sulla fusione, palesando l’inversione di rotta del Consiglio Comunale, farebbe mancare l’oggetto stesso del contendere e, quindi, non permetterebbe di svolgere alcun referendum consultivo né, a fortiori, permetterebbe l’istituzione di alcun nuovo Comune fuso. E’ evidente, dunque, come la revoca dell’atto d’impulso rappresenti l’unica e sola condizione necessaria e sufficiente a bloccare l’iter referendario, stando così le cose.

Personalmente, però, preferirei certamente che i Cittadini di Corigliano e Rossano possano recarsi serenamente alle urne per decidere del loro destino ma altrettanto certamente preferirei che possano farlo in presenza di regole chiare e certe ed in presenza di una legislazione regionale che non lasci spazio ad alcun dubbio in merito a tale delicatissimo, ed irreversibile, processo di unione. Purtroppo ed al contrario, allo stato attuale, tutte queste cose mancano ed i Cittadini dell’intero bacino d’utenza corrono il rischio di andare a votare in un contesto normativo decisamente “nebbioso” il quale ha consentito l’annessione forzosa di Spezzano Piccolo al neo istituito comune di Casali del Manco, nonostante il parere negativo espresso a maggioranza dagli abitanti di Spezzano. I dubbi riguardanti il referendum che dovrebbe svolgersi il prossimo 22 di ottobre sono diversi e, a mio avviso, decisamente gravi.

E’ bene precisare come il risultato del referendum consultivo, in qualunque modo vada a finire, non è assolutamente vincolante dal punto di vista legale, attesa proprio la natura “consultiva” dello stesso. Ciò significa che anche in caso di una vittoria del “No” l’iter potrebbe proseguire tranquillamente e, al contrario, lo stesso iter potrebbe bloccarsi in caso di vittoria del “Sì”.

La mancanza di un “quorum”, ovvero di una percentuale minima di aventi diritto al voto che esprima una preferenza in un senso o nell’altro, a mio avviso è ingiustificabile. Il referendum sulla fusione, in caso di vittoria del “Sì”, cancellerebbe definitivamente, ed irreversibilmente, la storia millenaria dei nostri Comuni. E’ giusto che a decidere ciò, almeno potenzialmente, possa essere anche solo una minima frazione della Cittadinanza? A mio sommesso avviso, no.

Non da ultimo, l’attuale legislazione vigente, come detto, ha permesso la cooptazione forzosa del Comune di Spezzano Piccolo a quello del nuovo Ente istituito di Casali del Manco. Sappiamo tutti perfettamente come il Comune di Spezzano Piccolo abbia votato in maggioranza contro la fusione ma, nonostante tutto, la Regione ha proceduto ad inglobare “obtorto collo” lo stesso Spezzano Piccolo nel nuovo Comune di Casali. Cosa succederà se una delle due comunità dovesse votare differentemente dall’altra? E’ del tutto ovvio come, al pari della fattispecie Spezzano Piccolo, si verificherebbe anche per Corigliano o per Rossano una antidemocraticissima annessione forzosa.

Concludo, inoltre, rappresentandovi la totale assenza di una qualsiasi progettualità prospettica relativamente al potenziale nuovo Comune fuso. Quasi 80 mila persone dovrebbero recarsi alle urne nel prossimo 22 ottobre semplicemente per esprimere un parere su di una fusione comunale basata non si sa bene su cosa. Personalmente reputo che il percorso più responsabile e razionale, al momento, sia quello di procedere alla revoca dell’atto d’impulso sulla fusione. Ciò non significa che questo possa rappresentare una pietra “tombale” definitiva sull’argomento. Oramai il dibattito sull’istituzione del Comune Unico è avviato. Revocare l’atto di impulso rappresenterebbe il vero punto di partenza per promuovere la realizzazione di uno studio di fattibilità serio e concreto che possa rappresentare semplicemente e correttamente ai cittadini dell’intero bacino d’utenza i potenziali vantaggi e svantaggi del Comune Unico. Nelle more, inoltre, ci sarebbe anche il tempo di richiedere la modifica della legge regionale e che il referendum abbia efficacia vincolante, preveda almeno (ed attesa l’irreversibilità del processo) un minimo “quorum” e, soprattutto, tenga conto non già della volontà dell’intero bacino d’utenza complessivamente considerato ma dei desideri delle singole comunità locali.

Così come, e sempre nelle more, sarebbe a mio avviso opportuno pensare di inserire in un progetto dal respiro più ampio anche la Città di Cassano. Uno dei “vantaggi” sui quali fanno spesso affidamento i sostenitori del “Sì” sarebbe proprio l’aumentato potere contrattuale di cui godrebbe la nuova Città di Corigliano-Rossano con i suoi oltre 77 mila abitanti. Allora immaginiamo quanto possa essere ancora maggiore tale “potere contrattuale” con i circa 100 mila abitanti di Corigliano-Rossano-Cassano. Senza contare la possibilità di spendere il brand “Sybaris” riconosciuto in tutto il mondo. Sulla necessità di votare “No”, attesa la legislazione vigente e la mancanza di qualsiasi programmazione preventiva, al prossimo eventuale referendum del 22 ottobre, invito a leggere un mio precedente comunicato (http://www.coriglianocalabro.it/index.php/politica/16233-siinardi-breve-guida-ragionata-per-un-no-deciso-e-consapevole-alla-fusione-geraci-torni-sui-suoi-passi-o-si-dimetta).

Allora, Geraci eviti di tirare in ballo i “conti” di Rossano (che sono comunque meglio dei suoi) ed altre scemenze simili, e provveda a ritirare l’atto di impulso alla fusione, ammettendo la gravissima superficialità, irresponsabilità e frettolosità con la quale ha “imbarcato” l’intera Città di Corigliano in un progetto disciplinato da una legge “nebbiosa” ed il quale, sin dall’inizio, non ha mai avuto “né capo e né coda”. In caso contrario, ed atteso come sia impossibile che per il 7 settembre la legge Regionale venga integrata inserendo di nuovo il quorum e distinguendo tra le singole volontà dei Comuni, così come è altrettanto impossibile che per quella data venga completato un qualsiasi serio studio di fattibilità (condizioni richieste espressamente dallo stesso Sindaco Geraci), allora provveda a dimettersi, così come da egli stesso promesso e cristallizzato nella Deliberazione di Consiglio Comunale n. 37 del 12 agosto.


Dott. Enzo Claudio Gaspare SIINARDI{jcomments off}