Eh sì, sì, ok. A parole “siamo” tutti bravi, ma da quelle parole ai fatti ce ne passa. Acclarato ormai come l’Amministrazione comunale di Corigliano sia contraria alla fusione – una avversità alimentata quasi quotidianamente da “letterine” cosentine – dall’altra parte del Cino il governo di città rossanese a parole si professa strenue sostenitore del processo, ma nei fatti non si degna minimamente di organizzare uno, che sia uno, momento di discussione, riflessione, formazione con i cittadini.

“Comprensibile” a Corigliano. Chi governa ha proposto di ritirare la delibera consiliare (e ci riproverà) adducendo come motivazione quella dei conti pubblici come se un comune portasse in “dote” debiti e l’altro no, peraltro infarcite da dichiarazioni ambigue, a dimostrazione che in effetti l’asino vola. La stessa amministrazione viene messa in estrema difficoltà quotidiana dalla “forza del Sì” che ha dimostrato grande vitalità e capacità di diffusione. Ergo perché dovrebbe spendere energie per organizzare incontri con i propri cittadini, ogni giorno sempre più convinti della bontà della fusione? 

Quello che per alcuni versi stupisce è la presa di posizione eccessivamente diplomatica di Mascaro&C. In campagna elettorale dai palchi, come quasi tutti i candidati a sindaco, si professava – e lo fa anche oggi, sia chiaro, in modo anche convinto – consapevole sostenitore della fusione. Nessuno, si badi bene, mette in dubbio la parola del sindaco ma desta perplessità, piuttosto, l’atteggiamento dello struzzo: mettere la testa sotto la sabbia sperando che i problemi passino.

Altrettanto vero è che la politica teme il processo di fusione, semplicemente perché sarà più difficile essere eletti in una città più grande: serviranno più voti, più consensi d’opinione e potrebbero non bastare i carrozzoni clientelari. Oggi, con la partita giocata in solitaria gli “affari” si possono gestire meglio ma sarà proprio la fusione a innalzare il livello della politica, per forza di cose, seppur pian piano.

In effetti è probabile che avesse ragione Daniele Ruscigno, il sindaco di Valsamoggia, uno dei primi comuni nati dalla legge Delrio nel 2014, quando durante un’intervista rilasciatami nell’inverno scorso aveva dichiarato – dopo un lungo peregrinare per l’Italia per parlare di fusioni – che sono proprio i sindaci a mostrare maggiori resistenze perché “poi che fine faccio?”

La domanda, dunque, sorge spontanea: può un sindaco pro tempore, ovvero c’è oggi e non domani, decidere per le prossime generazioni? Può non guardare ai prossimi 10, 20, 50 anni?

I nostri sindaci presenti e futuri, saranno giudicati dalla storia, soprattutto chi vuole addirittura impedire che i suoi cittadini si esprimano tramite la consultazione elettorale, dunque il voto al referendum del 22 ottobre prossimo.

Poco più di un mese nel quale, certamente, ne vedremo delle belle dettate dalla “disperazione”, macchine del fango comprese.

Ma se mentre Geraci ormai è notorio nella sua posizione, Mascaro fa ancora in tempo a dimostrare, questa volta concretamente, che crede alla fusione come dichiarato centinaia di volte, pubblicamente e privatamente.

Lascia comunque basiti il silenzio infinito e senza senso di tutto questo periodo, che assume toni grotteschi o complici dopo la lettera di denuncia di Candiano. Impensabile, in condizioni del genere che un sindaco celi il suo pensiero.

Ad ogni modo, due atti consiliari come le delibere approvate dai rispettivi consigli comunali dovrebbero avere un seguito: dopo l’approvazione nel 2015 e nel 2016 era lecito attendersi consequenzialità, quindi informazione ai cittadini con i mezzi che solo un’amministrazione comunale può mettere in campo.

Ed invece, tutto è demandato a quelle migliaia di persone che volontariamente professano il “verbo” fusione, magari autotassandosi per organizzare la campagna referendaria.

A proposito di asini che volano, conti della lavandaia e calcolatrice. Ma veramente volete che la gente creda che possano essere un ricorso al Tar ed al Consiglio di Stato per impedire il voto, una bega legislativa e burocratica o dei “conti” a fare da punto di rottura per dimostrare fra decine d’anni che la fusione è l’ultima speranza? Andate a chiederlo ai lametini. 

Luca Latella