Omelia pronunciata da S. E. Mons. Giuseppe Satriano in occasione dei solenni festeggiamenti in onore di S. Nilo
Giorno solenne quello che stiamo vivendo. Festeggiare i nostri santi Nilo e Bartolomeo è motivo di riflessione per ciascuno, ma anche occasione propizia per dare un colpo d’ala al nostro cuore e alla vita che conduciamo. 

Ci ritroviamo con tutte le comunità parrocchiali del territorio rossanese, rappresentate dai sacerdoti che le guidano e dalla presenza di diversi fedeli da esse provenienti, come anche rendono onore ai nostri santi i presbiteri originari di questa città che esercitano il ministero in altre realtà della diocesi. È festa, e fra poco la festa si allargherà per le strade della nostra amata Rossano, al rullo dei tamburi e nello sventolio delle bandiere percorreremo la città invitando ad ammirare e a pregare S. Nilo e S. Bartolomeo.

 La liturgia della Parola, nel brano evangelico ascoltato, ci pone dinanzi l’episodio del giovane che desiderava avere la vita eterna.
Un desiderio grande che anima anche la nostra vita, dinanzi al quale ci sentiamo persi a causa del limite e della povertà che contraddistingue la natura umana.

 Questo desiderio di cielo, di vita autentica, pura e libera da ogni forma di corruzione è l’anelito insopprimibile che ci portiamo dentro dal giorno della creazione, dal giorno della creazione del mondo, ma in particolar modo dal giorno in cui il peccato è entrato nella nostra vita soffocando la relazione con Dio Padre e con i fratelli.

 Ancora oggi il nostro cuore è inquieto quando dinanzi alle oscenità del mondo avverte lo sdegno per ciò che assapora e sente fortemente la seduzione di un’altra vita, meglio direi se dicessi di una vita altra.

 Infatti noi non desideriamo cambiare il mondo e la vita che assaporiamo, ma le scelte umane che degradano con il loro percorsi ricchi di violenza e sopraffazione, il volto e la dignità del nostro essere uomini.

 Nel brano evangelico Gesù è chiaro nella risposta: non basta essere dei devoti e ferventi nella religiosità dei propri atti ma bisogna che ciascuno s’impegni a cambiare il proprio cuore.

 Realizzare il desiderio della vita eterna, ovvero di una vita pienamente realizzata e autentica richiede la conversione del cuore, la capacità di passare da una logica di concupiscenza, in cui la vita è possesso, alla logica del dono, dove tutto è dono per me ma anche dove la mia vita diviene dono per gli altri.

 Vendere tutto quello che si ha e donarlo ai poveri per poi seguire Gesù, non è un invito a divenire dei pezzenti ma a far sì che la vita trovi senso, non tanto in quello che possediamo ma nelle relazioni che costruiamo con ciò che abbiamo.

 Staccare il nostro cuore dai beni e dagli affetti diviene l’esercizio a cui tendere per realizzare un mondo nuovo, una vita altra.

 È quello che c’insegna il monachesimo orientale a cui s’ispira S.Nilo che sceglie questo nome, lui che si chiamava Nicola, proprio perché folgorato dall’esempio di S.Nilo del Sinai, il quale già prefetto di Costantinopoli lascia moglie e figli e si ritira sul Sinai in vita eremitica.

Scelte forti e radicali che spingono il nostro Nilo, e poi Bartolomeo, a incamminarsi in una via evangelica di grande respiro.
In loro non c’è il rifiuto del mondo in quanto tale ma il tentativo di offrire a se stessi e agli altri, in una società decadente e frantumata nei valori, il giusto orizzonte e primato a cui guardare: DIO.

Incamminiamoci anche noi per questa strada, sapendo contestualizzare il loro esempio nell’oggi e declinandolo nelle nostre esperienze di vita. L’intercessione dei nostri santi non verrà a mancarci e potremo sperimentare la bellezza della vita piena, ricca di senso e significato.