In questi mesi si sta ponendo molta attenzione sui destini della SS106 e sul possibile ammodernamento/costruzione del nuovo tratto. In particolare è in atto una discussione, molto più seria ed articolata di quel che si vuol credere, sul tipo d’intervento che si dovrebbe operare. Tra le istanze di chi vuole un nuovo tracciato e le proteste di chi vorrebbe l’ammodernamento del tratto esistente, tra modernismi e interessi dell’ANAS e valutazioni degli ambientalisti e dei singoli amministratori comunali, 

certamente emerge con forza la constatazione che quella infrastruttura ha bisogno di attenzione e interventi più o meno strutturali essendo l’unica arteria di comunicazione dell’intera fascia jonica cosentina e crotonese. Questo però apre anche una questione che, spesso, viene lasciata in secondo piano: la SS106 è, prima che una questione di propaganda politica, il mezzo con cui migliaia di cittadini calabresi si spostano per lavoro. In verità si potrebbe allargare anche il discorso ai lucani ed ai pugliesi che fanno il viaggio in senso opposto sempre per motivi di lavoro ovvero ai tanti turisti. Lavoro spesso pagato male e stipendi che servono a mandare avanti famiglie monoreddito. Insegnanti, operai, medici, impiegati di enti pubblici si muovono avanti ed indietro per una strada che, nel tratto che va da Sibari verso nord, ha in molti tratti una buona scorrevolezza.

Quello che, soprattutto negli ultimi mesi, si sta manifestando con una inquietante continuità è però il fenomeno degli autovelox dei comuni posti sul tracciato. Da Villapiana a Roseto (limitandoci al tratto dell’Alto Jonio calabrese), passando per quasi tutti gli altri, è aumentata in maniera esponenziale l’utilizzo di questo strumento che, inutile prenderci ipocritamente in giro, non è un mezzo attinente alla prevenzione degli incidenti e della sicurezza stradale. E’ un mero strumento utile a far cassa per i comuni interessati.

E, l’utilizzo degli autovelox, non sempre adeguatamente segnalati, posti spesso subito dopo “improvvisi” segnali che abbassano i limiti di velocità anche in maniera del tutto arbitraria ed immotivata, colpisce soprattutto i lavoratori pendolari. Uomini e donne che sono già costretti a spostarsi, con costi non indifferenti, con la propria auto per arrivare al posto di lavoro (questo per la cronica assenza di trasporto pubblico adeguato), che si vedono arrivare con allarmante regolarità numerose multe. Questo regalo, commissionato quasi esclusivamente dalle polizie municipali, ha caratteristiche ben precise: somme che si aggirano intorno alle 180 euro e che, se pagate entro 5 giorni, scendono a circa 130 euro; il superamento dei limiti di circa 15km orari (questo prova che non si parla di velocità da Formula 1). Se poi si analizza con cura i siti dove sono ubicati/nascosti gli autovelox ed i tutor si scoprirà che sono spesso in veri e propri rettilinei dove mantenere una velocità di circa 100/105 km orari non può rappresentare un pericolo.

Crediamo che tutti questi dati vadano a rafforzare l’idea che, appunto, non è la sicurezza il vero obiettivo dei comuni. Infatti mai si trova traccia delle volanti della polizia municipale pronte a fermare il trasgressore avventato. E se non vi è l’intento di fermare il pericoloso pirata della strada allora non vi è nemmeno l’intento di favorire la sicurezza stradale o almeno di posporla rispetto all’incasso della multa. Peggio poi accade quando gli autovelox vengono occultati all’interno di autovetture che non portano sempre chiaramente i contrassegni lampeggianti delle forze dell’ordine e della municipale. In alcuni casi è capitato che si occultassero all’interno di autovetture di proprietà dei comuni (tutti abbiamo visto ad esempio la panda bianca di un comune con all’interno l’autovelox nel tratto che va dal bivio di Apollinara verso Tarsia Nord). E questo è un vero e proprio agguato al cittadino che, addirittura, potrebbe causare anche pericolose situazioni in caso di frenata improvvisa dell’automobilista che scorgesse la trappola.

Capirete che il costo in termini di denaro è, spesso, insostenibile. Insegnati, ad esempio, che portano a casa poco più di 1300 euro al mese e che si vedono recapitare 3/4 verbali in un mese si vedono sottrarre non solo 1/3 del loro stipendio ma si vedono anche sottrarre punti dalla patente che potrebbe condizionarne la capacità di recarsi sul posto di lavoro.

Siamo convinti che, verso chi si comporta da criminale al volante, verso chi beve e poi si mette in marcia, andrebbe utilizzato il polso di ferro, però nessuno di questi comuni, in realtà, mette in atto provvedimenti atti a prevenire queste situazioni. Non si vedono volanti, non si vedono controlli, non si vede la cosiddetta prevenzione attiva. Ed allora ci sembra che si voglia, appunto, solo stritolare il povero cittadino che, suo malgrado, deve percorrere quel tratto stradale. E, sia chiaro, spesso si accorge del danno solo diversi mesi dopo il fatto, quando si trova nella cassetta postale un bel pacco di verbali.

E’ estremamente serio il problema della sicurezza stradale. Ed è seria la necessità di mettere in atto le misure che possono impedire gli incidenti. Tra questi non ci sono certamente gli autovelox “occulti”. E molto spesso, è bene che i cittadini lo sappiano, chi decide di impugnare i verbali vince le cause proprio perché non sussistono i criteri di “prevenzione e tutela” della sicurezza stradale. E’ la stessa giustizia che ci dice che la necessità di far cassa con tale strumento è inammissibile. Per finire andrebbe, anche alla luce di precedenti indagini, verificata la questione degli appalti sui rilevatori e le ditte che gli istallano per garantirsi che dietro non ci siano interessi privati nella vessazione dei cittadini.

A questo punto sarebbe necessario, a nostro avviso: a) un intervento del prefetto per accertare che i limiti siano predisposti in maniere legale e secondo criteri adeguati alla strada; b) che si tuteli il cittadino da chi li voglia utilizzare come una sorta di bancomat per le amministrazioni; c) che si creino le condizioni reali per garantire la sicurezza stradale soprattutto attraverso un controllo da parte della polizia stradale.

Crediamo inoltre che, qualora esistessero le condizioni di legge, si dovrebbe al più presto pensare ad una sorta di “class action” dei cittadini/pendolari verso un comportamento che si profila come una vera e propria estorsione.

 

Alberto Laise Assemblea Nazionale Sinistra Italiana