Organizzato dal Circolo Culturale Rossanese con l’Eparchia di Lungro e l’Arcidiocesi di Rossano Cariati. 
Relazione tenuta dal prof. FRANCESCO FILARETO.
A Rossano, il Circolo Culturale Rossanese , prima sede laica, d’intesa con la Diocesi di Lungro e l’Arcidiocesi di Rossano Cariati, ha celebrato il primo centenario dell’Eparchia.  Lo straordinario evento, è stato coordinato dal sicuro e competente don Pino De Simone, vicario episcopale per la cultura ed ecumenesimo, alla presenza di un numerosissimo pubblico giunto anche dai paesi dell’hinterland.

 
Ha introdotto, Antonio Guarasci responsabile del Circolo Culturale Rossanese, che ha ricordato la ininterrotta attività del sodalizio, in città, da oltre 130 anni, ed ha riportato una annotazione personale sul suo rapporto con gli abitanti di San Demetrio Corone, ed ha omaggiato i due illustri ospiti, l’Arcivescovo Satriano e il Vescovo Oliverio, di una rara e introvabile cartolina commemorativa della visita del Presidente della Repubblica di Albania, avvenuta nel 1995 durante la sua gestione di un ufficio di quel comune.
A seguire, i saluti dell’Associazione arbëreshe a Rossano del presidente prof. Pino Cacozza che ha anche diretto lo straordinario coro, “Koron Acoustic Band “, e ha deliziato i presenti con straordinari e armoniosi intermezzi musicali –
Con la sua relazione il Prof Franco Filareto, storico e saggista, (la sua sintesi è pubblicata a parte) ha evidenziato come la città di Rossano da sempre intrattiene , con le diverse aree del mediterraneo orientale, rapporti di accoglienza ospitalità e integrazione dei migranti ed ha auspicato per il futuro che entrambe le comunità civili ed entrambe le comunità religiose debbano passare ad una fase nuova e inedita, sperimentando nuovi percorsi.
Il Papas Pietro Lanza che oltre ad aver condiviso con il Circolo l’organizzazione, ha curato ed illustrato con l’editore prof. Guzzardi, il sussidio per il centenario sull’Eparchia di Lungro, “una piccola diocesi cattolica bizantina per i fedeli italo-albanesi precursori del moderno ecumenismo”, distribuita a tutti i presenti-
Il Vescovo Donato Oliverio ha illustrato le iniziative che hanno caratterizzato il centenario ed ha annunciato che durante il giorno 24 di maggio una sua delegazione sarà ricevuta dal Presidente della Repubblica mentre sabato 25 , Papa Francesco incontrerà le comunità arbëreshe nell’aula Paolo VI . Inoltre , verranno presentati due volumi sull’Eparchia di Lungro e verrà emesso un francobollo commemorativo.
Ha concluso l’Arcivescovo di Rossano Mons. Giuseppe Satriano, soddisfatto dell’incontro, ha informato i presenti che la Conferenza Episcopale dei Vescovi, per l’occasione del primo centenario, ha manifestato la gioia della Chiesa calabrese con una significativa lettera di augurio. Con Mons. Oliverio, ha annunciato un altro significativo momento delle due Chiese, previsto nel mese di Ottobre, con la presenza del Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli che farà visita anche a Rossano  

Sintesi della Relazione tenuta dal prof. FRANCESCO FILARETO nel Convegno su <<IL PRIMO CENTENARIO DELL’ISTITUZIONE DELL’EPARCHIA DI LUNGRO>>

“La città di Rossano, da molti secoli, intrattiene rapporti fecondi con le diverse aree del Mediterraneo orientale (Creta, Micene, Grecia, Epiro, Medio Oriente etc.): da qui riceve, a più ondate, popolazioni di migranti, verso le quali ha sempre manifestato concretamente accoglienza, ospitalità, integrazione, sintesi e con le quali ha costruito due grandi Civiltà che ha donato all’Italia e all’Europa: quella della Magna Grecia o primo Ellenismo (secc. VIII-II a. C.) e quella Bizantina o secondo Ellenismo (secc. VI-XI). Particolarmente con i Bizantini Rossano (e l’ampio comprensorio) attraversa la fase storica più importante. Tra il VI e il VII sec. diventa la sede della Diocesi di rito greco-bizantino per la Calabria del Nord-Est (e prende il posto di Thurii), incardinata sul culto-venerazione della Theotòkos o Madre di Dio o Achiropìta; la Diocesi rossanese, dal 732 al 1085, viene sottratta al Papa di Roma e sottoposta al Patriarca di Bisanzio; la città ospita un consistente movimento monastico cosiddetto basiliano, dà alla Chiesa almeno due Pontefici, Giovanni VII (705-707) e Giovanni XVI Filàgato (997-998: è l’ultimo Papa greco-bizantino della Chiesa cattolica), e le dona inoltre tre Santi, Nilo (910-1004), Bartolomeo (980-1055) e Theodora (?-980), è caratterizzata da numerosi Oratori e Monasteri (con Scriptoria e Biblioteche); è una città, prima, la capitale del dominio bizantino nel Sud Italia (951-981) e, dopo, anche la sede del Sacro Romano Impero italo-tedesco (981-982). Rossano, nel 959, passa sotto il dominio dei Normanni, ma resiste tenacemente al loro disegno (concordato con il Papa) di de-grecizzare e latinizzare la Chiesa diocesana, che, anzi, nel 1085/1086, diventa Arcidiocesi e Metropolìa, sempre di rito greco-bizantino fino alla metà del sec. XV, ma passa all’ubbidienza papale. Nel 1460, Papa Pio II nomina Arcivescovo della diocesi Matteo Saraceno, noto per la sua inflessibilità di inquisitore, con il compito di latinizzare la liturgia, il rito, la lingua della Chiesa e di emarginare i sacerdoti greci. La resistenza del clero bizantino e del popolo è forte. Alla fine si giunge a un compromesso: la Diocesi diventa in tutto latina, ma una volta all’anno (la domenica delle Palme) l’Arcivescovo, tutto il clero e la popolazione, a ricordo e rispetto della Bizantinità di Rossano, si recano in solenne processione dalla Cattedrale alla Chiesa di S. Bernardino per la benedizione dei ramoscelli d’ulivo e delle campagne con il rito tradizionale e le letture in greco. I 63 Arcivescovi latino-cattolici che, da allora fino all’attuale presule, don Giuseppe Satriano, si sono avvicendati nella guida dell’Arcidiocesi, hanno rispettato i patti e conservato riguardo per le tradizioni bizantine. La città era ed è tuttora nota come “Rossano la Bizantina”. Essa, infatti, conserva le testimonianze storiche tra le più rappresentative della Civiltà mediterranea greco-bizantina d’Italia: l’armonioso Centro Storico (il meglio conservato della Regione), le emergenze architettoniche rupestri o ipogee (di eremi e laure) e perigee o in muratura (il San Marco, la Panaghia, il Pilerio, il Patìr, la cattedrale-santuario dell’Achiropita), l’onomastica e la toponomastica, il famoso “Codex Purpureus Rossanensis” patrimonio del mondo e dell’umanità Unesco. Per una singolare circostanza, proprio nel momento in cui fu imposta la fine della religiosità bizantino-greca giungono nel Sud Italia, tra il 1448 e il 1534, numerose comunità di immigrati Albanesi, profughi dalla loro terra per non sottostare alla spietata dominazione dei Turchi ottomani islamici e determinati a conservare l’identità bizantina d’origine (nella lingua, nel rito e nella liturgia, nell’iconografia, negli usi e costumi). I primi ad arrivare in questo comprensorio, nel 1470, si sistemano sui terreni dell’Abbazia niliana di Sant’Adriano, dove fondano l’attuale S. Demetrio Corone. I rapporti tra le due comunità dei Latino-cattolici locali e degli Albanesi-bizantini (distribuiti nei 25 paesi dell’Arberia), per circa 450 anni, sono stati sostanzialmente corretti e proficui per entrambe le parti, con poche ovvie eccezioni. Le comunità religiose calabro-albanesi dipendono dagli Arcivescovi latini, compreso quello di Rossano. Il 13/2/1919 Papa Benedetto XV (con la costituzione “Catholici Fideles”) istituisce l’Eparchia di Lungro, che è la prima sede della Chiesa italo-albanese cattolica di rito orientale soggetta direttamente alla Santa Sede e comprendente trenta Comunità sparse in cinque province (Cosenza, Potenza, Lecce, Bari, Pescara). Negli ultimi cent’anni da entrambe le parti, religiose e civili, sono stati fatti sforzi considerevoli e con ottimi risultati per avvicinarsi e integrarsi, sul piano delle inter-relazioni umane, sociali, economiche, culturali, per costruire e consolidare la convivenza pacifica, l’ecumenismo e l’unità. L’unità è vissuta non come omologazione né pensiero unico, ma, viceversa, come sintesi unitaria delle differenze e diversità identitarie: unità nel rispetto reciproco, unità nei valori umanistici condivisi, unità nella comune fede cristiana. E adesso ? E per il futuro ? Credo che entrambe le comunità civili ed entrambe le comunità religiose debbano passare ad una fase nuova e inedita, sperimentando nuovi percorsi, per un “oltre” e per un’ “altra”. Le due comunità possono dare un contributo di civiltà e di alternativa qualitativa all’Italia e all’Europa, e di contrasto alle pretese della globalizzazione capitalistica disumana e del pensiero unico e alle pretese del suprematismo nazionalistico, isolazionista, razzista. Le due comunità potrebbero avviare laboratori di proposte e di percorsi incentrati sulla rinuncia a camminare in ordine sparso e in competizione ad escludendum, e viceversa, sull’impegno a collaborare con vicendevole solidarietà ad includendum, a costruire sintesi unitarie tra diversi, a fare rete e sistema, a rilanciare l’ecumenismo e il dialogo per una più alta unità inclusiva, a rimettere in movimento le coscienze e il protagonismo individuale e associato della nostra gente. In particolare, le due comunità hanno un grande e originale patrimonio comune, che si fonda sulla civiltà, sulla cultura e sulla religiosità mediterranee e greco-bizantine. Una straordinaria risorsa umana e spirituale, che costituisce il principale marcatore identitario, un identificativo culturale, etico, religioso, che ha pochi altri riscontri (a Grottaferrata, a Piana degli Albanesi, a Ravenna), da valorizzare per dare una più solida coesione sociale alla nostra gente, segnatamente ai giovani in fuga, e per dare risposte alle domande di senso e di destino. Ma questa straordinaria risorsa umana e spirituale può e deve diventare un attrattore per quanti in Italia e in Europa vanno alla ricerca delle radici di riferimento, per quanti cercano luoghi alternativiin termini di qualità della vita, delle relazioni umane, di un ambiente sostenibile. Credo che sia maturo il tempo storico per costruire un laboratorio e un programma per l’immediato futuro incentrati sull’ “AREA MEDITERRANEO-BIZANTINA” di Rossano e dell’Arberia, delle due Diocesi di Rossano-Cariati e Lungro, inclusiva delle altre omogenee testimonianze: un polo di riferimento fortemente caratterizzato e differenziato in termini di Umanesimo religioso e laico, di principi e valori etici condivisi, di unità ed ecumenismo, di accoglienza e civiltà. Se ci crediamo e ci adoperiamo ce la possiamo fare”.