Può accadere di ritrovarsi in mezzo ad una Spy story, con tanto di eroe cattivo e nugoli di prezzolati pseudogiornalisti e mezzi bloggers, che si credono più furbi e più svegli degli altri. Lo scenario di tali avvenimenti è una Città di cui, per timore di offrire il fianco, ne taceremo il luogo. Quanto accadde è bene non divulgarlo impiegando nominalità, poiché ad esporsi per calunnie od infamia non è conveniente per alcuno. Tranne per chi, preventivamente, ha considerato i rischi e, dunque, si è tutelato.

Se la memoria non m’inganna, dopo un po’ di tempo, rincontrai un giovane, che, a dire il vero e senza falsità, mi pareva onesto assai. Dico mi pareva, perché di questo non ne ho ancora considerazione piena ed è indizio assai grave dubitare di una parvenza.
Accadde che, una sera di maggio dell’anno scorso, mi trovai a discutere con esso, che, per tutta franchezza, si espose, confidando alle mie orecchie che si sarebbe candidato e che, dunque, chiedeva un appoggio.
Dovremmo a questo punto della storia chiederci cosa mi coinvolse di quel giovanotto e cosa, poi, turbò questa mia idea a tal punto che, oggi, m’impressiona non poco vederlo lì e non vederlo, come dovrebbe invece essere.
E’ difficile spiegare perché la politica al sud soffre di soluzioni pur avendo uomini di qualità. Diremo, per non negar risposta, che questo accade perché il popolo è credulone. Esso vuole credere che qualcosa cambi e teme che ciò non avvenga perché forze possenti remano contro.
La seconda parte è vera, molto meno la prima. Che qualcosa cambi è probabile solo se un sistema regionale, meglio dire nazionale, massomafioso, lo hai dalla tua. Nel caso contrario, presto o tardi, si troverà il modo di metterti in condizioni di non nuocere al sistema. Inutile dilungarsi su una fenomenologia sociale, che è testimoniata da una vasta letteratura. Coraggiosi magistrati sono a spiegare minuziosamente il sistema corporativo di corruzione nelle pubbliche amministrazioni. Atro che ‘ndrangheta! Qui andiamo ben oltre.
Dai cinghiali ai porci, a palla palla è tutto un fiorire di trasversalismi, dove, chi si trova a sostenere l’uno, finisce nelle braccia dell’altro. La capacità di indirizzare un elettorato è minima, rispetto al promuovere un candidato che tira e che verrà votato, perché altri verranno rallentati o bruciati.
Non ho dubbi su cosa sia accaduto a quel giovane onesto, troppi indizi, riscontri e tracce riconducono ad una chiara strategia. Il terzo candidato doveva essere obiettivo da abbattere comune per tutte le forze in campo, persino dei cari amici cosentini. Uno in meno da portare in regione, a breve. L’altro aspettiamo per vedere, il primo è tra le braccia di amici degli amici e, chi oggi sa, fa lo gnorri. Ma, quindi, queste forze possenti dove si sono posizionate?
Gratteri dice: sul carro del vincitore. Io dico: sono stati il carro del vincitore!

Giugno 2019

Alfonso Caravetta