A  discussione finalmente avviata tra Corigliano Rossano e Crotone è la decisione iniziale di un percorso che potrà vedere la rinascita di tutto l’asse jonico della Calabria. Si tratta di un’area calabrese che ha problemi similari, sia per caratteristiche naturali e storiche, sia per problemi contemporanei di subalternità e isolamento che la accomunano nel panorama storico politico presente. L’idea di puntare ad una nuova provincia della MAGNA GRECIA che unifichi CoriglianoRossano e il territorio adiacente sibarita con quello di Crotone è un’idea diversa dal pensiero dei nostri avi greci che invece si fecero la guerra tra le due città Sibaris e Kroton.

 Oggi invece parliamo di riunificarle, insieme ai rispettivi territori. Le due aree agricole sono adiacenti e complementari. Non direi in concorrenza, ma sostanzialmente complementari: quando si producono gli agrumi nella Piana di Sibari in inverno, e in estate i pomodori e gli ortaggi nel Crotone, col pomodoro in evidenza. Stiamo parlando della produzione per la vendita, non quella per autoconsumo, cioè quella che i contadini si fanno da sé per la propria famiglia, ma quella che si produce per vendere nel mercato. locale, ed extralocale. Sono le quantità di produzione non particolarmente sovrabbondanti che garantiscono una non concorrenza tra le due produzioni che in teoria potrebbero farsi la concorrenza e che invece sono complementari, quando manca l’una subentra l’altra. Nella pesca il mare Jonio unifica gli ambienti naturali e quindi il pesce gode di un habitat simile. Dal punto di vista commerciale le due aree sono autosufficienti e metterle in collaborazione potrebbe aumentare la dimensione dei capitali investiti se gli imprenditori accetteranno questa logica cooperativa. Naturalmente qui entra in ballo la questione legalità; la presenza della ndrangheta va adeguatamente contrastata con l’azione dello stato che con l’unificazione delle due aree certamente riceverebbe impulso fattivo. dal punto di vista culturale il connubio riporta alla memoria dei fasti greci, potrebbe determinare un rinnovato interesse per tutta l’area della magna Grecia calabrese nel mondo, a condizione che ciò determini una crescita dei servizi di approccio archeologico e culturale per il turismo. Anche la comune vicenda dei popoli montani e dell’interno abituati alla pastorizia e all’utilizzo del bosco è un altro elemento comune che può ridare impulso alle attività produttive. Già oggi i prodotti della pastorizia crotonese sono diffusi nell’area che discute di unificarsi. Quindi esiste di fatto già un mercato agricolo che è concomitante e comune. I trasporti e la sanità: ecco i punti dolenti comuni: lo stato ha deprivato tutta l’area jonica di servizi ferroviari decenti e le strade sono insufficienti e malridotte e causa di lutti frequenti tra gli automobilisti e i trasportatori. Nella sanità gli ospedali presenti o sono stati chiusi, oppure depotenziati con chiusure di interi reparti e carenza di personale medico ed infermieristico, ma sopratutto di attrezzature : ecco quindi che l’unione o la collaborazione delle forze può essere foriera di un rilancio politico che riesca a migliorare la situazione degli ospedali presenti e garantire la realizzazione di quelli già programmati. Insomma la Calabria intera se lo mettesse bene in testa: si sta avviando un processo per la costruzione di un nuova struttura dell’organizzazione dello stato e della comunità civile: l’area jonica, e la magna Graecia è solo l’il primo passo in questa direzione, perché a questa potrà seguire la collaborazione con tutta la fascia jonica del catanzarese e del Reggino.
Fabio Menin