Nascita e Morte: Doni esistenziali

    E’ Tradizione consolidata che, ogni anno, nel mese di novembre i fedeli si concentrano sulla Commemorazione dei Defunti . La Religione, di fronte a qualsiasi morte, dovrebbe chiedere scusa alla stessa Morte per averla considerata un castigo divino, come conseguenza cioè di un ipotetico peccato dell’uomo, anziché riconoscerla come espressione della Creazione, così come avviene per la Nascita di ogni essere vivente.

I progressi compiuti in questi ultimi secoli dalla paleontologia, dall’archeologia, dall’antropologia e dalla biologia hanno dimostrato che la comparsa del primo essere umano sulla terra (un ominide che si distingueva dallo scimpanzé ) è avvenuto migliaia di anni fa . Pertanto se si vuole interpretare il racconto della creazione, ( contenuto nei primi capitoli della Genesi della Bibbia) come se fosse un avvenimento storico, l’uomo e la donna, creati da Dio dovrebbero assomigliare allora più ad uno scimpanzé che ad un essere umano. 

 Adamo, nome semitico che significa Uomo con valore collettivo indicante la Specie Umana, ed Eva, la sua Compagna indicata come Madre dei viventi (Gen.3,20) furono accusati entrambi di aver mangiato dall’albero, di cui il Signore aveva espressamente comandato :<< Non devi mangiare (Gen.2,17)>>. Contro questi primitivi esseri-scimmia, dal cervello limitato e di capacità intellettuali più che modeste, si sarebbe scagliato il tremendo castigo del Creatore con una condanna sproporzionata, che avrebbe coinvolto per sempre tutto il genere umano.

Dal racconto della “Genesi” si scopre che il Creatore scaglia il suo castigo infine sull’uomo, che pur Lui aveva creato a sua immagine e somiglianza (Gen.1,27) ma che poi lo destina alla morte: <<Polvere tu sei e in Polvere ritornerai (Gen.3,19)>>. Stando poi al racconto biblico Adamo ed Eva vissero serenamente ancora per circa ottocento anni, sfornando figli e figlie (Gen.5,1-5) e solo in un secondo momento il Creatore relativizzò la sua maledizione nel tetto massimo di 120 anni (Gen.6,3).

La nostra Chiesa Cattolica per secoli e secoli ha difeso strenuamente la storicità di questi racconti e, solo ultimamente, ha ammesso e riconosciuto che i primi undici capitoli del Libro della Genesi sono una narrazione, che ha valore solo teologico e non storico. Il racconto cioè della Creazione non è il Rimpianto di un Paradiso perduto, ma la Profezia di una Civiltà da costruire. Lo stesso Apostolo delle Genti, San Paolo, l’aveva già intuito, quando afferma che << l’ardente aspettativa della creazione è protesa , infatti, verso la Rivelazione dei Figli di Dio>> e che <<geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi (Rm.8,19-22)>>.

E’ indiscutibile allora che in natura la fine di ogni essere vivente è sempre esistita e sempre esisterà e che la morte, definitivamente assolta dall’idea della colpa, deve ritornare ad avere di se stessa una visione il più serena possibile come normale conclusione di un ciclo biologico, sempre esistente in natura. La Nascita e la Morte sono Doni che fanno parte della realtà esistenziale.

La Morte poi per il credente non è l’annientamento della persona , ma soltanto della parte biologica, in quanto la persona in sè, con tutto il suo patrimonio di ricchezza morale e spirituale continua a vivere. Il tutto è contemplato nel Libro dell’Apocalisse: <<Beati d’ora in poi i morti nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono. (Ap.14,13) >>.

Corigliano Rossano, 24 ottobre 2019 .( FRANCO PALMISANO )