Corigliano Rossano – Alla paventata ipotesi del trasferimento di un medico da Castrovillari a Corigliano Rossano accade il finimondo. Il contrario  è ammissibile  e tutto tace, ma se le posizioni sono inverse la mobilitazione sfocia in prese di posizione che culminano finanche in uno stop istituzionale.  

E parliamo di un medico. E cosa avrebbero fatto i castrovillaresi se gli avessero chiuso il tribunale? Un ragionamento lungo e complesso che potrebbe aprirsi a visioni localistiche, se alterate o male interpretate. Ad ogni modo la storia parla chiaro. Castrovillari gode del sostegno del centralismo cosentino, ha assunto le caratteristiche di una città “succursale” di Cosenza con tutte le protezioni del caso. Chi non ricorda l’attivismo di alcune sigle sindacali tanto da predisporre dei pullman e metterli a disposizione dei cittadini quando si ipotizzò la chiusura di quel tribunale? E perché le stesse sigle sindacali non fecero altrettanto per l’ex tribunale di Rossano? Due pesi e due misure che, però, trovano una risposta: le lobby dell’entroterra contro la costa jonica. Sono difatti gli jonici che oggi devono spostarsi e recarsi, a seconda delle esigenze, o a Cosenza o a Castrovillari!

Questa analisi non è legata alla ricerca di dualismi tra aree, ma semplicemente ad illustrare come il sistema sia malato perché sbilanciato. Capisco e comprendo la necessità di sostenere le aree pedemontane mediante politiche di giusto equilibrio, di sussidiarietà e di solidarietà, ma il problema è che allo stato si sono ribaltati gli assetti: tutti gli uffici dirigenziali (e non) sono concentrati sull’asse Cosenza-Castrovillari, centri tra l’altro ben collegati da un’autostrada, a differenza delle popolazioni joniche.

Per quanto riguarda la recente azione di mobilitazione sul versante sanitario e che riguarda il trasferimento di un medico di ortopedia, non mi soffermo tanto sul merito, piuttosto su ruoli e competenze. Chi deve decidere sull’organizzazione interna circa l’emissione di un provvedimento che riguarda la gestione delle risorse umane? Lo staff dirigenziale dell’ASP  o i sindaci e/o parlamentari? Tali incursioni, del tutto illegittime, trovano una sponda nell’esercizio del diritto di critica la cui natura, tuttavia, esula dalla titolarità della competenza. L’apparato tecnocratico risponde all’efficienza del sistema, la politica al consenso della gente. Sulla salute non si scherza, c’è poco da fare clientelismo! E’ necessario efficientare il sistema, organizzare la macchina sanitaria senza condizionamenti o ingerenze della politica. Per i sindaci esiste la conferenza dei sindaci e il comitato di rappresentanza, sede e luogo naturale in cui far confluire le esigenze territoriali, i parlamentari hanno il compito di esercitare funzioni ispettive e di controllo ma al fine di legiferare mediante proposte di legge senza intercedere direttamente sulle scelte di chi è chiamato a decidere. Vi è in atto una confusione di ruoli e competenze che determina solo disordine.   I sindaci sono considerati dalla legislazione vigente la prima autorità sanitaria ed intervengono nei casi di emergenza sanitaria e di igiene pubblica. Da qui ad intercedere sullo spostamento di uno o più medici ce ne vuole.

Matteo Lauria – direttore testata giornalistica I&C