“La Sfida di un Cristianesimo umile e ospitale”

     Gesù, nel Discorso sulle Beatitudini, afferma:” Beati gli afflitti ( cioè gli oppressi) , perché questi saranno consolati. (Mt.5,4). Siamo alla solita alienazione che cioè i disgraziati di questo mondo , un domani, nell’aldilà saranno consolati? A chi in questo momento si sente oppresso non importa sapere che un domani sarà consolato. L’afflitto, oggi come ieri , ai tempi di Gesù, era il popolo oppresso (Is.cap.12) da due realtà: la dominazione pagana e l’oppressione dei capi religiosi. 

Gesù quindi non proclama Beati gli afflitti, quelli cioè schiacciati da un punto di vista economico ,sociale o religioso , ma proclama che coloro che vivono questa condizione di afflizione od oppressione saranno “beati,” perché sarà eliminata alla radice la causa della loro sofferenza.

     In che modo? Non certo fidandosi, come noialtri, di avventurieri politici o religiosi di turno, che, microfonizzati di qua e di là, in pubbliche piazze o in assemblee con pulpito, promulgano solo il prestigio del loro tornaconto personale o l’affermazione delle loro ideologie pseudo-politiche o pseudo-religiose in una società , come la nostra, in cui il potente diventa sempre più ricco e il povero sempre più oppresso.

Eppure Gesù nel Discorso del Monte (Mt.5,1-12) ha annunciato la Beatitudine degli oppressi, cioè che questi saranno consolati. Ma quando? Se c’è un gruppo di persone, se c’è una comunità che si prende cura di coloro dei quali nessuno si occupa, quelle persone che soffrono e gridano la loro disperazione saranno “beate” , perché, grazie all’opera di questa comunità di “Poveri di Spirito”, vedranno la fine delle loro afflizioni od oppressioni. E’ questa, oggi, la << Sfida di un Cristianesimo umile e ospitale>> di cui si fa portavoce il nostro arcivescovo , padre Giuseppe Satriano, con la lettera pastorale del 2019/20 ad una Chiesa in Uscita che è in Corigliano Rossano-Cariati.

C’è tanta gente, anche nella nostra comunità, che è disperata e che grida nella disperazione , perché attende la nostra missione di battezzati. Noi dobbiamo essere coloro che mettono la parola fine alla loro sofferenza, per un impegno operativo di credenti, che non camminano solo devotamente o processionalmente con vessilli o con mani giunte o alzate, ma che indossano non paramenti paludosi ma il Grembiule del Servizio con tutti e verso tutti.

E’ questo Grembiule il distintivo del cristiano, in una chiesa Generativa, che annuncia il Vangelo. Il Dio di Gesù “non è venuto per essere servito,ma per servire (Mc.10,45 e Mt.20,28). Quindi Dio non vuole gli uomini al suo servizio ma con Lui e come Lui al servizio degli altri per la promozione e la liberazione umana nell’ottica della Nuova Civiltà dell’amore.

La stessa presenza di Gesù Risorto nella nostra comunità cristiana, promozionale e liberante, (Mt.28,20) è garantita sempre dall’amore vicendevole, per cui viene esclusa ogni forma di ingiustizia ( Mt.18,1-5; 20,24-28; 23,8-11) e di conseguenza scomparirà qualunque motivo di afflizione o situazione di oppressione. E’ questa la Beatitudine che porterà alla Consolazione degli oppressi.

La seconda beatitudine, OGGI, va riletta e riascoltata: ” Gli oppressi? Gli afflitti ?, Beati!, perché solo così terminerà la loro oppressione”.

Corigliano Rossano ,25. 11.2019 ( FRANCO PALMISANO)