Corigliano Rossano – La politica e il non cambiamento. Tutta una farsa. Società liquida, pressapochismo, ragionamenti di pancia e trasmissione di disvalori. Questo è il contesto che siamo riusciti a creare, né più né meno. Eppure per rivoluzionare l’Italia, a mio parere, basterebbe riformare gli organismi di controllo, mettendo mano alla Magistratura e al mondo dell’informazione. E l’Italia cambia nel giro di pochi anni. Occorre eliminare tutti gli elementi  di ricattabilità che ancora oggi condizionano magistrati e giornalisti. In altre parti del mondo i giornalisti determinano finanche i governi, sono dei veri mastini.

Qui in Italia si rimane in superficie, e quando si va oltre è perché quell’inchiesta è commissionata da quell’editore a sua volta politicizzato che perora un suo interesse. Non saremo mai una categoria libera, indipendente ed autonoma. Questo è un problema di cui deve farsi carico lo Stato. E perché ciò accada abbiamo bisogno di una classe politica anch’essa libera, slegata da lacci e lacciuoli, lungimirante, pulita e trasparente, che si adopera per alimentare i sistemi di controllo. Ebbi modo di affrontare questo tema mesi or sono. Sono dell’avviso che lo Stato debba annullare il finanziamento pubblico all’attuale sistema di informazione e convogliare i contributi solo ed esclusivamente a quei soggetti giuridici (società, cooperative, etc etc) composti solo ed esclusivamente da giornalisti, poligrafici, fotografi, teleoperatori, etc etc etc. Oggi il sistema dell’informazione è in profonda crisi, chi continua a investirvi è perché vede l’informazione come la gestione di un potere, di questo ne siamo tutti consapevoli. Cosa accade se lo Stato preserva fondi a strutture giuridiche di soli giornalisti? Si ottengono almeno tre risultati: garanzia degli stipendi, autonomia e indipendenza. Che è esattamente ciò che manca.

Quel che invece è stata fatta passare come messaggio in maniera vile e volgare, è l’idea che gran parte dei giornalisti sia compromessa, corrotta, connivente col sistema. Se un editore (datore di lavoro dei giornalisti) ha interessi da tutelare, si può pensare che un giornalista suo dipendente possa fare un’inchiesta contro il suo datore di lavoro utilizzando la testata giornalistica di sua proprietà? E’ da stupidi e sciocchi pensare ciò, solo un popolo di ipocriti e di falsi può immaginare una cosa del genere. Lo stesso popolo che, però,  paga supino il canone RAI, avallando il sistema di spartizione clientelare,  da manuale Cencelli. Il problema è tuttavia trovare un capro espiatorio. E qual è se non quello di scaricare sui giornalisti.

Altro filone è il capitolo “giustizia”. Qui si parla di riforma partendo dalla prescrizione, pensate un po’! Questo sarebbe il cambiamento?  Servono invece interventi strutturali radicali : via la politica dal Consiglio superiore della magistratura, separazione netta delle carriere ( intelligence – solo veri professionisti – con spiccate attitudini), abolizione dell’attribuzione di meriti  e crescita professionale per anzianità di servizio e introduzione immediata del merito per qualità di servizio reso e produttività. Nelle ultime ore il procuratore antimafia Nicola Gratteri ha dichiarato pubblicamente che ha dovuto anticipare di un giorno la nota operazione contro la ‘Ndrangheta poiché i boss sapevano tramite una fuga di notizie. E’ normale che lo Stato sia così vulnerabile? I boss sapevano e lo Stato sa che sanno? Siamo all’assurdo! Ecco perché abbiamo bisogno di una netta separazione tra politica e magistratura. Purtroppo ho seri dubbi che la politica voglia realmente riformare giornalismo e magistratura. C’è molta pochezza in giro, l’onestà è un valore che spesso si predica ma non si pratica. Come si può, ad esempio,  non assumere un dato inconfutabile secondo cui in Italia uno dei fenomeni più diffusi sia la corruzione? E sappiamo anche che tale fenomeno produce evidenti diseconomie, basta dare uno sguardo alle cause per cui la Grecia sia caduta in default! Quale organo dello Stato deve combattere la corruzione in via repressiva? La magistratura. Lo fa? Non mi risulta. Non è quindi un problema di uomini e donne, ma di nuove regole. Che non è certo mettere mano ai tempi di prescrizione, argomento magari giusto ma non risolutivo del problema giustizia.

Matteo Lauria – Direttore I&C